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  • marzo 10th, 2010

    Volantino

    Questa manifestazione non servirà a sconfiggere la mafia. Servirà, si spera, a risvegliare le coscienze, a far nascere quel sentimento di ribellione dentro di noi che da troppo tempo viene soppresso dalla paura di lottare soli. Noi siamo con voi, vittime della mafia, vittime del pizzo. Noi siamo con voi, questo è il NO MAFIA DAY!!

    Il 13 Marzo si svolgerà a Reggio Calabria il primo “No mafia Day” manifestazione nazionale contro tutte le criminalità organizzate.
    La scelta di organizzare questa giornata a Reggio Calabria è stata determinata dagli ultimi fatti di cronaca avvenuti nella città calabrese. Le intimidazioni ai magistrati di Reggio Calabria, da sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta, sono la dimostrazione della prepotenza della criminalità calabrese che ormai detiene il pieno controllo del territorio.
    La manifestazione del 13 Marzo, dunque, vuole essere la dimostrazione che la società civile non si piega alla violenza della criminalità organizzata e vuole reagire.
    L’associazione “Energia Messinese” organizza le partenze da Messina ed invita tutte le associazioni, i gruppi e i singoli cittadini che volessero unirsi alla manifestazione a contattare l’indirizzo e-mail info@energiamessinese.it o a raggiungerci alle 12.45 presso la Stazione Marittima di Messina per coordinare le partenze e formare un unico corteo proveniente da Messina.

    Il corteo avrà inizio alle 15.00 da Piazza Garibaldi e si snoderà lungo il seguente percorso: Piazza Garibaldi, largo Missori, via Marina Alta, via
    Colombo, corso Garibaldi, piazza Duomo.

    DIMOSTRIAMO CHE MESSINA NON E’ DEL TUTTO ADDORMENTATA !

    marzo 8th, 2010
    10 marzo 2010
    21:00a23:00

    Appuntamento mercoledì 10 marzo ore 21:00, Salone Chiesa di Porto Salvo. INGRESSO GRATUITO.

    Il film di questa settimana tratta la storia di GIORGIO AMBROSOLI, un uomo come tanti altri che ha pagato con la vita la propria onesta e rettitudine.

    Giorgio Ambrosoli era un avvocato milanese, esperto in liquidazioni coatte amministrative. Fu nominato Commissario Liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona nel 1974. Fu assassinato l’11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano.
    Ambrosoli non aveva appartenenze politiche, era cresciuto in un ambiente conservatore e da giovane aveva simpatizzato per l’Unione monarchica e per la Gioventù liberale, ma era soprattutto un professionista serio ed uomo onesto, tanto onesto da non cedere a ricatti e minacce, tanto onesto da farsi ammazzare.
    Un eroe borghese, come lo dipinse Corrado Stajano in un bellissimo libro del 1991. Quando accettò l’incarico dal Governatore della Banca d’Italia certo non immaginava i guai cui sarebbe andato incontro, ma gli bastò pochissimo per rendersi conto che dietro quel crack si nascondeva un intreccio di politica, finanza, poteri costituiti e poteri occulti, malavita.
    Ogni giorno che passava si imbatteva in documenti che provavano come il bancarottiere siciliano fosse legato a filo doppio a politici di primo piano, a banchieri burattini, a uomini di chiesa troppo attaccati alle cose terrene, a torbidi manovratori della massoneria e infine a magistrati asserviti alla mafia.

    marzo 4th, 2010

    Era il 7 Marzo del 1947 la mattina in cui esplosero i colpi. Paradossalmente in Piazza Unità d’Italia7Marzo1947, davanti alla Prefettura di Messina. Nemmeno un anno dalla Repubblica, nemmeno due mesi prima di Portella della Ginestra. Decine di migliaia in piazza fra artigiani, impiegati, operai. Sul fronte opposto Carabinieri e Polizia. Causa della protesta le nuove imposte di consumo sui generi di prima necessità e la mancata osservanza del contratto nazionale a favore dei lavoratori industriali. I sindacati tentano invano un incontro col Prefetto, mentre fra la folla gruppi monarchico-fascista e agenti infiltrati fomentano l’agitazione popolare. Si affaccia il viceprefetto Castrogiovanni, inizia la sassaiola, i lavoratori sono un fiume in piena, incontenibili, nel panico e in netta minoranza le forze dell’ordine. “Avanti Savoia!” riecheggia così il grido di un ufficiale dei Carabinieri. Esplodono i colpi. Sulla trentina i feriti, tre uomini toccano il suolo, due non si solleveranno più: il calzolaio Giuseppe Maiorana di 41 anni, e il manovale Biagio Pellegrino di 34, entrambi militanti nel PCI. Il terzo, Giuseppe Lo Vecchio operaio di 19 anni, morirà giorni dopo all’ospedale Regina Margherita. Minimo il rilievo sulla stampa cittadina mentre in campo nazionale sorgono domande. Si apre il capitolo giudiziario, nel ’54 viene celebrato il processo, cinque fra carabinieri e poliziotti accusati non sono ritenuti responsabili del crimine. Sentenza confermata in appello l’anno seguente. Termina così la prima pagina nera della Repubblica e della Messina postbellica. Caduta nel dimenticatoio, questa vicenda è nota a pochi, solo al 40° anniversario il Comune di Messina pone una lapide nel luogo dell’accaduto senza preoccuparsi di inaugurarla. Dopo un’iniziativa spontanea proveniente dal web, l’associazione Energia Messinese abbraccia con entusiasmo la causa e invita tutti i cittadini, Domenica 7 Marzo a porre liberamente e senza vincoli di orario un fiore sulla lapide. Un piccolo gesto spontaneo a basso costo, per tenere accesa la luce della memoria; con la speranza di far conoscere la storia Messinese, quel patrimonio comune che spesso viene dimenticato, riferito male, a metà, strumentalizzato. La sconfitta la paghiamo oggi, nell’anticultura profusa da una parte consistente del circuito mediatico, nel sapere di pochi e nel silenzio di troppi, con la conseguenza, perseguita troppo spesso dal sistema dominante, di calare una coltre di oblìo su vicende che, invece, dovrebbero essere assunte con orgoglio al patrimonio civile di un comunità intera. La sconfitta la paghiamo oggi, quando non ci ricordiamo che molti dei nostri diritti nascono dal sangue di persone che per i propri ideali hanno perso la vita. E invece va coltivato il piacere di ricordarli quei martiri, perché il loro sacrificio possa ancora significare qualcosa in tempi duri in cui i diritti conquistati con anni di battaglie vengono progressivamente cancellati . Il 7 Marzo il fiore di ognuno di noi sulla lapide di Piazza Unità d’Italia può essere, e non sarà mai troppo tardi, un contributo per ricominciare su basi nuove eppure antiche un percorso di solidarietà civile.

    Antonino Marchese

    febbraio 22nd, 2010
    24 febbraio 2010
    21:00a23:00

    Continuano gli appuntamenti con il nostro Cineforum, giunto al quinto film.
    Appuntamento mercoledì 24 febbraio ore 21:00 al Salone della Chiesa di Porto Salvo (Viale Libertà fronte fiera) per la proiezione di “Piazza delle Cinque Lune”, film che parla dell’omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

    Per info: info@energiamessinese.it

    Evento facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=304929007339&index=1

    TRAMA (da Wikipedia):
    Al procuratore capo di Siena, il giudice Rosario Saracini, che sta per andare in pensione, viene recapitata una vecchia pellicola in formato Super 8, girata diversi anni prima. Lì ci sono le immagini del rapimento di Aldo Moro in via Fani nel 1978. Seguito, il giudice rivela il suo segreto alla collega Fernanda e alla sua guardia del corpo Branco. I tre appassionatamente ricostruiscono le fasi del rapimento. Branco nota nel filmato della strage un signore che indossa un impermeabile. A Milano il giudice fa ingrandire le immagini e così si riesce a vedere il viso. L’immagine viene ricondotta a Camillo Guglielmi, un colonnello del SISMI che apparteneva alla struttura clandestina Gladio.

    Altre indagini vengono svolte da Fernanda sul covo delle Brigate Rosse di via Gradoli ed emergono altre anomalie: i tre comitati costituiti da Cossiga, con tutti i membri affiliati alla P2, il collegamento con i servizi segreti americani. Durante le indagini, i figli di Fernanda scompaiono, ma Branco li riporta a casa. Altri strani eventi accadono. Sempre Fernanda perde il marito in un incidente in cui sono coinvolti anche i figli. Dopo il funerale Rosario è in auto con Branco ed un aereo sparge sull’automobile un gas tossico. I due escono, però, sani e salvi.

    Il giudice, dopo una telefonata dal procuratore capo della Repubblica, va a Roma per un appuntamento in Piazza delle Cinque Lune.

    Sale le scale e arriva davanti ad una porta dove c’è scritto: Immobiliare Domino. Nella stanza Rosario trova Branco e altre persone… Il film si conclude con una ripresa, che partendo da piazza delle Cinque Lune allarga dall’alto fino ad inquadrare tutta Roma. Il dedalo di strade e vicoli della capitale viene evidenziato in bianco, formando quasi una enorme ragnatela che ha per centro l’edificio di partenza e compare sovraimpresso un famoso aforisma di Solone: “La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi”.

    I titoli di coda sono accompagnati dall’immagine di Luca Moro – nipote di Aldo Moro – che suona alla chitarra la canzone “Maledetti Voi (Signori del Potere)” mentre sullo sfondo corrono le immagini del nonno Aldo che giocava con Luca bambino

    febbraio 22nd, 2010

    Presentiamo qui le note tecniche di analisi ambientale, urbanistica e paesaggistica del progetto “Variante di Cannitello” connesso (?) al progetto “Ponte sullo stretto”, redatte dal WWF Calabria, che ringraziamo.

    1.Introduzione
    Le presenti note si configurano quali Analisi e “Osservazioni” al progetto definitivo ed esecutivo della Variante ferroviaria di Cannitello, anche in merito alla procedura di adeguamento dello stesso alle Prescrizioni e raccomandazioni CIPE (del. 29/03/06 n.83).
    “L’intervento di cui sopra costituisce una prima fase dei lavori del più ampio intervento che (le Ferrovie) RFI – rete Ferroviaria Italiana- dovrà mettere in atto per il miglioramento del sistema di penetrazione urbana nel nodo di Reggio Calabria e per rimuovere definitivamente l’ostacolo che la linea ferroviaria attualmente rappresenta per la città di Villa S. Giovanni verso la costa. Le opere da realizzare nell’immediato futuro consentiranno anche di rimuovere l’interferenza che i binari ferroviari rappresentano in località Cannitello per l’avvio dell’opera del Ponte sullo Stretto” (dalla Relazione Esplicativa allegata al Progetto Esecutivo).
    Il progetto, qui presentato quale “esecutivo”, si configura come un documento estremamente stringato,eccessivamente schematico, e riguardante esclusivamente l’opera da realizzare. Lo stesso progetto manca di pressoché qualsivoglia riferimento al contesto urbano e ambientale in cui lo stesso va a inserirsi; un ambito ad alta densità abitativa, ad alta valenza turistica e paesaggistica, con notevoli presenze ecologiche e agricole produttive; parte rilevante del nucleo urbano di Cannitello nella parte nord del territorio comunale di Villa S. Giovanni.
    I documenti progettuali sono peraltro l’ovvia conseguenza delle carenze di analisi e di programmazione territoriale e ambientale che connota l’operazione e che è riscontrabile nelle anomalie procedurali (sez.5), nonché alle carenze d’indagine idrogeologica (sez.2), alla mancanza di studi d’impatto e di analisi ambientali idonee (che significa non effettuazione della procedura di VIA) (sez. 3) e infine l’assoluta mancanza di valutazione degli effetti urbanistici e sociali (sez. 4).
    (continua…)

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