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  • luglio 24th, 2010

    La Fata Morgana è un raro fenomeno ottico, simile al miraggio – visibile dalle coste calabresi dello Stretto in estate – in cui l’immagine apparente muta velocemente forma; viene così chiamato per la caratteristica di riprodurre il soggetto a una elevazione dal suolo, proprio come le apparizioni dell’omonimo personaggio della mitologia celtica. La distanza tra le due coste, così, sembra essere di poche centinaia di metri e si ha l’impressione di osservare nello Stretto una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo. Un effetto spettacolare e ingannevole, che fa sembrare più vicino ciò che è lontano. Una realtà mutata, insomma. Proprio come fanno certi politici quando parlano del Ponte sullo Stretto.
    Basti pensare che, dopo averci ammorbato con la retorica dell’occupazione per i messinesi, i lavori preliminari sono stati affidati a ditte esterne dalla Eurolink (precisamente ad una ditta della provincia di Padova). Così come è una certezza che sarà la Fenice spa, di Torino, ad occuparsi del monitoraggio ambientale nelle aree interessate dai cantieri.
    Inoltre, tutti voi avrete letto sui giornali che una settimana fa il ministro Matteoli non si è presentato a Messina in occasione della firma del protocollo d’intesa tra la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, il Project management Consultant Parsons Transportation Group, l’Università degli Studi di Messina, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e Sviluppo Italia Sicilia è rinviata a data da definirsi, nel mese di settembre. Dunque, accordo saltato. Almeno per il momento.
    Ma quali erano questi “inderogabili sopraggiunti impegni” di Matteoli, dopo tanti annunci sbandierati per un’opera giudicata (da lui) storica e indispensabile?
    In città si dice che il vero motivo per il quale l’accordo è saltato sembra essere il fatto che la suddetta convenzione sia illegittima. Vediamo perchè.

    Martedì 6 luglio abbiamo manifestato, attraverso un sit-in organizzato in concomitanza con la seduta del Senato Accademico, la nostra contrarietà all’assegnazione di uno stabile sito nell’area universitaria di Papardo al Consorzio Eurolink (General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte sullo Stretto).
    La nostra manifestazione aveva il significato di rivendicare il principale luogo della formazione ai saperi critici e alla democrazia, e non alla subordinazione all’impresa.
    D’altronde ritenevamo non compatibile con la concessione ad Eurolink l’originaria destinazione dell’edificio.
    Alla nostra manifestazione il Senato Accademico ha risposto con una nota nella quale si affermava:”La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico”.
    In precedenza, però, era stata la stessa Sviluppo Italia Sicilia spa a dichiarare: “E’ stato il massimo rappresentante dell’ateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre società l’edificio” (dichiarazione apparsa in un articolo di Michele Schinella pubblicato su Centonove del 25.06.10)
    Riteniamo giusto, quindi ritornare sull’argomento per esprimere il nostro punto di vista. Un punto di vista che avremmo voluto esprimere direttamente al Rettore ed al Senato Accademico che, invece, chiusi a riccio in un Università blindata dalle forze dell’ordine, hanno pensato di negarsi ad una democratica interlocuzione con istanze provenienti dai cittadini.
    La struttura assegnata comprende, in particolare, l’“Incubatore d’Imprese” finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association (NBIA), un Incubatore è uno “strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi”. La finalità di un incubatore è dunque “quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidità finanziaria”. Tra gli obiettivi strategici di un incubatore, “la creazione di posti di lavoro; il sostegno all’economia locale; il trasferimento tecnologico e valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali; la promozione economica di specifici gruppi sociali”.
    Relativamente agli incubatori sorti in ambito accademico, essi rispondono all’esigenza delle Università d’intensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale. Nello specifico dell’Incubatore d’Imprese dell’Università di Messina, fu presentato un piano finanziario per 4 milioni di euro circa, anche se non è mai stato specificato il reale ammontare dei fondi pubblici poi ottenuti per l’implementazione dell’incubatore. Il complesso si sarebbe dovuto estendere su un’area complessiva di 4.400 mq.
    Grazie ad un protocollo d’intesa siglato il 12 dicembre 2002 tra l’allora rettore dell’Università degli Studi di Messina, Gaetano Silvestri, e Sviluppo Italia, l’incubatore venne concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia. Le finalità dichiarate della concessione puntavano al “rinvigorimento dell’economia locale” e all’“offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d’impresa in una città poco competitiva”. Il protocollo nel dettaglio prevedeva l’impegno dell’Università a concedere in uso a Sviluppo Italia “l’edificio in costruzione all’interno del polo scientifico, che sarà completato dalla stessa società, con fondi propri, per dare la possibilità alle imprese di insediarsi avendo a disposizione incentivi ed una finanza agevolata”.
    Secondo il testo della convenzione, l’incubatore di contrada Papardo doveva essere destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nonostante i notevoli ritardi nel decollo della nuova infrastruttura, nella “Relazione sui risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nell’anno 2008”, l’Università degli Studi di Messina rifocalizzava la propria attenzione al “crescente interesse dell’Ateneo messinese per il tema del trasferimento tecnologico e della creazione di nuove imprese, in particolare gli spin-off, nell’ambito di un ampliamento e rafforzamento delle interazioni già esistenti con il sistema produttivo”. Nel sottolineare l’esistenza di cinque imprese spin-off sostenute dall’Ateneo messinese nei settori dell’elettronica, high-tech, scienza della separazione, la Relazione annunciava il “completamento” dell’incubatore d’impresa, che “offrirà possibilità concrete di promozione al territorio nel quale l’Università opera, e in generale a coloro, potenziali imprenditori, che ne facciano richiesta”.
    Sviluppo Italia Sicilia ha un capitale sociale di 6.816.066,92 euro, controllato al 100% dalla Regione Siciliana (100%) che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria per l’attraversamento stabile dello Stretto che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, ottenuti in concessione dell’Università di Messina, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d’imprese, i canoni mensili per l’affitto del core business del Ponte sullo Stretto.
    A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”.
    Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina – spiega l’economista – era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative». Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. Nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI ha sedi o filiali nell’area dello Stretto di Messina (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink).
    «Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato», afferma ancora il professor Signorino. «In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale».
    Va in conclusione sottolineata la visione tutta spinta sul “mercato” e le “imprese profit” del presunto incubatore d’imprese di contrada Papardo, quando molte esperienze internazionali sono molto meglio puntate verso incubatori accademici preposti all’accompagnamento, formazione, ricerca e sostegno degli a favore delle cosiddetta “economia solidale” (no profit, cooperativismo, ecc.). Perché queste esperienze, tra l’altro sostenute con fondi della cooperazione internazionale (Unione Europea) funzionano con esito mentre a Messina falliscono miseramente e l’Università abdica al proprio ruolo guida a favore di agenzie regionali pro-mercato e/o i colossi d’argilla del capitalismo made in Italy?

    http://www.noponte.it/2010/07/rete-no-ponte-il-nostro-punto-di-vista.html

    luglio 16th, 2010

    Sono passati 9 mesi dalla terribile alluvione del 1° ottobre. Da quel momento, Energia Messinese ha fatto quel poco che poteva fare nei confronti delle vittime e degli sfollati. Abbiamo ricordato le vittime con fiaccolate pubbliche; abbiamo fornito loro beni di prima necessità durante l’emergenza; abbiamo cercato un lavoro a chi lo perse per colpa di quella straordinaria perturbazione. Ma uno dei nostri intenti è stato anche, nei limiti del possibile, quello di far emergere la verità quando estemporanee, incaute e comunque discutibili dichiarazioni da parte del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso identificarono erroneamente l’abusivismo come causa del disastro. Per far questo motivo abbiamo dato la parola a esperti in materia, come Franco Ortolani (Professore Ordinario di Geologia all’Università di Napoli).
    A seguito di numerosi episodi di dissesto idrogeologico, in particolare nel mese di marzo, abbiamo ritenuto giusto ribadire il concetto dando spazio a un altro esperto come Enrico Foti (Prof. Ordinario di Idraulica, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale all’Università di Catania), il quale, oltre a negare l’abusivismo come causa, espone le sue proposte per quel che concerne la messa in sicurezza dei territori.
    Il seguente testo è tratto da “Il Giornale dell’Ingegnere”, che ringraziamo.

    Le alluvioni e le frane che continuano a interessare diverse regioni italiane portano ancora una volta drammaticamente in evidenza il problema di una efficace prevenzione e protezione dei centri urbani dal rischio idraulico, ossia dal rischio di eventi calamitosi riconducibili agli effetti prodotti dall’azione dell’acqua sul territorio, quali esondazioni dei corsi d’acqua, colate detritiche, trasporto di materiale alluvionale, etc.
    Schematicamente il rischio viene valutato come il prodotto di tre fattori, e precisamente: 1) la pericolosità, cioè la probabilità che si verifichi un evento calamitoso; 2) la vulnerabilità, ossia la capacità di resistenza alle sollecitazioni prodotte dall’evento; 3) il valore degli elementi esposti a rischio, ossia persone, proprietà, attività economiche, ma anche beni ambientali, presenti nella zona interessata dall’evento calamitoso. (continua…)

    giugno 26th, 2010

    ***AVVISO IMPORTANTE: per cause di forza maggiore e indipendenti dalla nostra volontà, siamo stati costretti ad annullare la proiezione di “Promemoria”. Ci scusiamo dunque con tutte le persone interessate all’evento, ricordando che potrete comunque vedere lo spettacolo dal vivo il 21 luglio al Teatro Antico di Taormina.
    Cogliamo tuttavia l’occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno seguito in questa avventura lunga 6 mesi, nella speranza che vi sia servita a conoscere alcune importanti vicende (non del tutto chiarite) che hanno segnato la storia del nostro paese dal dopoguerra a oggi.***

    PROMEMORIA – 15 anni di storia italiana ai confini della realtà, sette quadri narrati da Marco Travaglio e intervallati da musiche eseguite dal vivo da Valentino Corvino e Fabrizio Puglisi.

    TRAMA:
    Punto di partenza: “La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente”.

    * I quadro: “1992-1993. A Tangentopoli c’erano le tangenti”
    * II quadro: “1992-1993. Tangentopoli non era solo a Milano: come la corruzione s’è mangiata la Prima Repubblica”
    * III quadro: “1993. Milano-Palermo andata e ritorno mentre l’Italia è squarciata dalle stragi di mafia e Riina finisce in galera, uno stalliere fa la spola tra Palermo e Milano e un manager Fininvest fa la spola tra Milano e Palermo. Poi nasce Forza Italia”
    * IV quadro: “1994-1996. Una storia troppo italiana. Silvio Berlusconi, i suoi misteri e il primo governo-vergogna”
    * V quadro: “1996-2001. La sinistra dell’inciucio e delle leggi ad personas”
    * VI quadro: “2001-2006. La bolla delle balle. Cinque anni di regime berlusconiano”
    * VII quadro: “2006-2007. Il ritorno del centrosinistra, una coa(li)zione a ripetere”
    * Epilogo: “Come siamo, come eravamo e come saremo. Avanti il prossimo: se non vi son bastati Andreotti, Craxi, Berlusconi e D’Alema, ora magari arrivano Lele Mora, Fabrizio Corona e Briatore. Eppure l’Italia ha conosciuto anche grandi cambiamenti e grandi uomini…”

    “Il Travaglio della memoria: così, oltre il gioco di parole, -scrive Ruggero Cara, nelle sue note di regia- potremmo chiamare questo nostro tentativo di coniugare il puntuale e quasi implacabile impegno giornalistico di Travaglio con la musica di Corvino. Una musica che quindi non è né descrittiva né tanto meno lenitiva ma si propone di volta in volta come cornice, evocazione, suggestione o provocazione a risaltare la nitidezza del racconto della nostra storia recente che, a partire dall’affogamento nelle tangenti della prima Repubblica, passando per la resistibile ascesa di Berlusconi, sembra precipitare sempre di più, di capitolo in capitolo, coi toni della farsa, del grottesco, della tragicommedia ma con la tragedia sempre dietro l’angolo. Vorremmo, tramite la musica, ottenere un effetto di “galleggiamento” di questa memoria che Travaglio così precisamente ci propone, per sfuggire alle facili lusinghe dell’antipolitica ed anzi per assumerci le nostre responsabilità poiché si tratta pur sempre della nostra storia; e come si sa la storia insegna, ma nessuno impara mai niente”.

    giugno 7th, 2010
    16 giugno 2010
    21:00a23:00

    CINEFORUM MESSINESE

    FILM: Scacco al re, la cattura di Provenzano

    MERCOLEDI 16 GIUGNO ORE 21.00

    Salone del Santuario Madonna di Lourdes

    Viale Regina Margherita 39

    In più, alla fine del film, collegamento via skype con NICOLA BIONDO, autore del libro-inchiesta “IL PATTO – Da Ciancimino a Dell’Utri, la trattativa tra Stato e Mafia nel racconto inedito di un infiltrato”, prefazione di Marco Travaglio (ed. Chiarelettere).

    Si vedono messaggi e pacchi uscire da casa Provenzano, attraversare Corleone passando da più mani, fino al covo di Montagna dei Cavalli. Nelle intercettazioni una donna preoccupata chiede al marito di non fare più il postino della mafia: «Un giorno potresti ritrovarti da solo». Ma l’uomo non l’ascolta e, seguendolo, la polizia arriva al covo di Provenzano. Sono i mafiosi gli attori protagonisti di “Scacco al re”, il film documento, in onda stasera su RaiTre, che racconta la cattura di “Binnu”: cento minuti per ricostruire gli ultimi 39 giorni della caccia al latitante più famoso d’Italia, una partita durata 43 anni. Arrestato 1′11 aprile 2006 in un casolare di campagna a Corleone, da trenta poliziotti della Mobile di Palermo e dello Sco, era ricercato dal ‘63. Nell’emozionante documento (RaiFiction e Magnolia) realizzato con i video inediti girati dalla polizia (ideato da Claudio Canepari e Piergiorgio Di Cara, che firma anche la sceneggiatura con Clelio Benevento, Salvo Palazzolo, la regia è di Canepari, Mariano Cirino e Paolo Santolini), la voce di Provenzano è di Andrea Camilleri; mentre Di Cara, uno degli sceneggiatori nonché commissario di polizia a Palermo e scrittore, tiene il filo degli eventi. «Volevamo raccontare, attraverso un punto di vista inedito, cos’ è stato il potere di un uomo rimasto latitante 43 anni» spiegano gli autori «Sono gli stessi mafiosi a dircelo». Il figlio di Totò Riina davanti alla lapide che ricorda la strage di Capaci sussurra a un amico: «Ancora ci appizzanu le corone di fiori a stu coso? Io non so come sarebbe andata a finire se a mio padre lo Stato un ci avissi fatto calare le corna». Parlano i magistrati di Palermo Michele Prestipino, Marzia Sabella, Giuseppe Pignatone e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: «Per troppo tempo le indagini sono state una partita col trucco». Il superlatitante veniva informato di ogni movimento: uno dei capitoli più delicati, quello delle talpe. La fine è nota, ma il lavoro svolto dagli investigatori (al centro  dell’Ultimo padrino di Marco Risi con Michele Placido nei panni di Provenzano), no. Ora speranze, paure, delusioni, la gioia, hanno il volto di persone sconosciute che hanno rinunciato a sonno, ferie, amicizie, famiglia, per dare scacco al re.
    giugno 1st, 2010

    Centinaia di persone in piazza, un corteo con diversi momenti toccanti, e probabilmente unici nella storia recente della nostra città, ragazzini che anziché pensare a divertirsi bighellonando a Piazza Cairoli, in una splendida domenica di fine Maggio, preferiscono prendere parte ad una manifestazione che ricorda eroi morti prima che loro stessi emettessero il primo vagito, ospiti che hanno dato vita ad interventi di importanza capitale, che hanno parlato delle infiltrazioni della malavita organizzata in tutte le nostre grandi opere, che ci hanno svelato l’esistenza di un teatro greco, uno dei soli quattordici in Italia, coperto, nascosto, forse distrutto da quell’ammasso di cemento colorato con dubbio gusto che si chiama Palazzo della Cultura (cultura del costruire forse), che ci hanno dato la speranza attraverso le parole di un ragazzino che ancora deve completare le scuole medie, e già sogna, e programma di diventare magistrato, non tronista, o peggio ancora “stalliere”, che ci hanno parlato di un ragazzo ucciso, del quale si è voluto grottescamente e maldestramente inscenare un suicidio, per chiudere un caso ancora prima che qualcuno potesse scavare dentro, se non la famiglia del povero ragazzo; tutto questo è stata la manifestazione “Profumo di Libertà”, probabilmente la più grande manifestazione antimafia svoltasi a Messina negli ultimi 20 anni, sicuramente una delle più grandi soddisfazioni della nostra associazione.

    Abbiamo deciso di prenderci una settimana, di ragionare a mente fredda su ciò che avevamo fatto, su cosa abbiamo sbagliato e su cosa abbiamo dato il meglio.

    Siamo arrivati ad una sola conclusione: grazie a tutti. Grazie a tutti coloro che erano presenti in piazza, grazie a tutti coloro che ci hanno stretto la mano facendoci i loro complimenti, dicendoci di “andare avanti così”. E’ quello che faremo. Perché vedere mesi di lavoro sfociare in una presa di coscienza di una parte di una città, una parte sicuramente piccola, ma superiore a quella dell’anno scorso, e di due anni fa, ci riempie il cuore di gioia prima, di soddisfazione dopo.

    Rivendichiamo tutte le nostre scelte, siamo convinti oggi più di ieri, che sia stato giusto sfilare per le vie della città come cittadini e non come “rappresentanti di”, siamo ancora convinti che il comune di Messina dovesse essere al nostro fianco in una manifestazione del genere, vigilando sempre che dalle parole si arrivi, anche lentamente, ai fatti (e sinceramente troviamo offensivo per la nostra associazione che ci sia stato chi abbia messo in dubbio questa nostra consapevolezza, ma tant’è…).

    La manifestazione di Domenica 23 è stato un punto di partenza importante, su cui poter costruire una seria politica antimafia, a livello associazionistico oggi, a livello politico domani, a livello umano ogni giorno della nostra vita, con voi, grazie a voi, grazie agli sguardi, alle lacrime, ai sorrisi, alle strette di mano, agli abbracci, alle emozioni che tutti coloro che hanno lavorato a questa giornata hanno visto e provato.

    A questo punto vi starete chiedendo il perché del titolo dell’articolo.

    Sappiate che cercando la parola invisibili su google, si ottengono come risultati un movimento di resistenza culturale, un fumetto e la celebre trasmissione di Marco Berry sulla vita dei clochard. Da domenica 23 maggio si è aggiunta anche la voce: “manifestanti a Messina contro la mafia”.
    Sembra proprio che la manifestazione che si è svolta nella giornata del 23 maggio, commemorazione del 18° anniversario della strage di Capaci, sia passata inosservata ad alcuni soliti organi di informazione (se così è lecito chiamarli..).

    Il riferimento è ovviamente alla “Gazzetta del Sud”, principale testata giornalistica della nostra splendida città che in modo davvero miope ha osservato gli avvenimenti che hanno animato Messina durante quel fine settimana. Bene, i giornalisti del miglior giornale della città sono riusciti a scorgere nella piazza principale della città (piazza Cairoli) un minuscolo banchetto dell’Unicef [1] (onore e merito a chi era lì presente) con n°3 persone presenti (tra l’altro silenziose) e non un palco di 24 m2 (4m x 6m) montato nella stessa piazza (con megafoni e musica) dal comune di Messina: ci complimentiamo veramente per l’occhio di falco e l’udito degno di Superman!

    Ma forse i cronisti della Gazzetta erano di passaggio al Bar Irrera (fronte banchetto Unicef) e non al chiosco delle Limonate (vicino al palco di cui sopra), ma tant’è..
    L’assordante silenzio che la Gazzetta del Sud ha, come sempre, garantito alla più grande manifestazione antimafia mai vista nella nostra città, stride moltissimo con la partecipazione, se pur limitata, di circa 300 messinesi (tra cui sindaco e presidente del consiglio comunale) al corteo organizzato da Energia Messinese.

    Il problema della mancata informazione a cosa si può attribuire? Al tema della manifestazione forse, ma sembrerebbe che la piazzetta dell’angelo a Torre Faro sia diventata per un giorno intero, pensate, set cinematografico per le riprese di un film intitolato “Annamaura” in cui la protagonista, da cui il film trae il nome, è figlia di un giudice antimafia; anche l’associazione Neapolis ha organizzato una tavola rotonda sul tema dell’antimafia a cui la Gazzetta ha riservato uno spazio .

    Potrebbe essere l’assenza di persone qualificate, ma l’evento di EM ha avuto ospiti del calibro di Gianluca Manca (futuro, si spera, assessore alla legalità del comune di Milazzo e fratello di Attilio, vittima della mafia), Piero Ricca e Antonio Mazzeo, entrambi autori di libri molto venduti, Ignazio Cutrò, imprenditore taglieggiato che non paga il pizzo e altri ancora.
    Forse potrebbe essere la scarsa pubblicità, ma come è possibile che tutti i giornali, on-line e non, web-tv, siti di informazione erano presenti in piazza intervistandoci e riportando, il giorno dopo, notizie sull’evento e la Gazzetta del Sud non c’era.

    Il problema allora qual è? Noi a questa domanda non sappiamo rispondere: da anni la nostra associazione, e non solo la nostra, organizza eventi sul territorio e la Gazzetta del Sud evita di pubblicare tali iniziative.
    Siamo forse, allora, davvero invisibili?
    Ai lettori l’ardua sentenza.

    Per concludere questo articolo, dopo aver constatato l’assenza di informazione libera nel maggiore quotidiano cittadino, l’associazione Energia Messinese vorrebbe, inoltre, ringraziare le associazioni che avevano inizialmente aderito alla manifestazione, garantendo la loro presenza ma non hanno dato loro notizie né telefoniche, né orali, né fisiche. Speriamo che stiano tutti bene e che non sia successo niente.
    [Ci vediamo la prossima volta (sempre senza Gazzetta del Sud)]

    Gabriele Lando
    Energia Messinese

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