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  • novembre 22nd, 2009

    L’allarme del procuratore antimafia Grasso tratto da “Repubblica.it”

    grassoCAMPI BISENZIO (Firenze) – “Con il ‘processo breve‘ tanti procedimenti in corso come quelli Parmalat, Cirio, Thyssen saranno estinti per prescrizione e non ci saranno colpevoli”. Lo ha detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso durante il suo intervento al forum nazionale antimafia organizzato dalla Fondazione Caponnetto.

    Grasso ha spiegato che intervenendo ”come cittadino” ha inteso ”liberarsi da un incubo: milioni di processi civili e penali che giacciono in uffici deserti e mal attrezzati, destinati ad essere definiti chissà quando. Mi risveglio dall’incubo e sento parlare di riforma della giustizia e spero che si ponga finalmente rimedio a questa situazione”. “Nulla di tutto ciò – ha proseguito Grasso – Si è proposto l’introduzione di una inedita e conosciuta prescrizione dei processi che durino più di due anni in ogni grado di giudizio”. E questo provvedimento, ha fatto notare Grasso, include ”i delitti di indubbio allarme sociale”.

    Grasso ha poi sottolineato ”alcune palesi disuguaglianze”, come l’esclusione degli immigrati, che potrebbero sollevare ”problemi di incostituzionalità”. Comunque questo provvedimento, secondo il magistrato, ”non risolve il problema che si risolve applicando l’articolo 111 della Costituzione”, ma rischia di creare un ”imbuto di processi che si bloccano”. Grasso ha concluso spiegando che molte riforme potrebbero essere fatte per risolvere il problema della durata dei processi e che, tra l’altro, tante di queste riforme sarebbero ”a costo zero”.

    Il procuratore nazionale antimafia ha anche parlato dell’idea di vendere all’asta i beni confiscati alla criminalità organizzata “per finanziare il processo breve”. Secondo Grasso “è improbabile che assisteremo a incanti in regime di libera concorrenza. In un momento di crisi come questo, solo la criminalità organizzata ha la liquidità sufficiente per partecipare alle aste pubbliche e il potere di intimidazione tale da far andare le aste deserte per favorire i prestanome”.


    (21 novembre 2009)

    novembre 19th, 2009

    Sembra un esagerazione ed invece è proprio cosi…

    La modifica della legge sui magistrati porta anche a queste distorsioni. Infatti la legge prevede che chi vince il concorso in Magistratura non possa prendere, come primo incarico, il ruolo di Pubblico Ministero. Risultato? I Magistrati in servizio nelle procure “calde” o “scomode” se ne vanno e non vengono sostituiti dai nuovi assunti in quanto questi non possono diventare Pm!! Praticamente l’opposto di quanto prevedeva la vecchia legge in cui erano presenti incentivi economici ai magistrati appena assunti che andavano a ricoprire posti in zone “disagiate” come Locri, Barcellona Pozzo di Gotto etc etc….

    Questo stralcio preso da www.ecodisicilia.com rende bene l’idea:

    “Enna, una procura senza magistrati”

    Sono due i procuratori attualmente in servizio alla procura di Enna. Ma dalla prossima settimana non ci sarà nessuno dei due e la procura resterà senza magistrati. Da mercoledì il procuratore inizierà a smaltire un centinaio di giorni di ferie arretrate e poi andrà in pensione, mentre il pm Marcello Cozzolino sarà trasferito in un’altra procura. Una situazione allarmante che il capo della procura, Calogero Ferrotti, 66 anni, ha illustrato al ministro della giustizia che ha incontrato le toghe del distretto di Caltanissetta ieri pomeriggio. “Nella comunicazione fatta al guardasigilli – spiega Ferrotti – non c’è alcun intento polemico. Ho voluto solo sollecitare l’attenzione su un problema grave. Ultimamente, per ben tre volte, ho chiesto alla procura generale che applicasse magistrati al mio ufficio: finora non ho avuto risposte”.

    A pieno organico la procura di Enna dovrebbe avere quattro magistrati più il capo. “Due anni e mezzo fa – dice Ferrotti – quando arrivai, eravamo cinque. Oggi, tranne una breve applicazione, siamo rimasti due con un carico di sette mila procedimenti l’anno di cui 2.500 a carico di noti”.

    La situazione di Enna potrebbe riproporsi anche in altre procure siciliane nei prossimi mesi, come a Sciacca e Nicosia.

    novembre 12th, 2009

    Il Senato, il 4 novembre scorso, ha approvato un decreto (135/09 art. 15) che di fatto consegnerebbe la gestione dell’acqua alle multinazionali. In pratica una vera e propria privatizzazione, finalizzata a favorire queste ultime. L’esperienza di Aprilia ha già dimostrato che il tutto si tradurrà in un esponenziale aumento delle tariffe (anche superiori al 200%). A prescindere dal momento di crisi, è inutile dire che non si può fare a meno dell’acqua…

    Il provvedimento approderà alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati in data 10 Novembre 2009.
    Se convertito in legge, il DL 135/09, sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto.
    Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.
    Pertanto, alla luce di quanto sopra, della conclusione dell’esame presso il Senato e in previsione della discussione di tale provvedimento alla Camera dei Deputati (inizio previsto per il 16 Novembre), chiediamo alle/ai Deputate/Deputati:
    - di esprimersi per il ritiro delle nuove norme che privatizzano l’acqua;
    - di sostenere gli emendamenti finalizzati ad escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica;
    - di sostenere, nel corso del dibattito in Assemblea al Senato, le proposte avanzate dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua.

    Invitiamo dunque a firmare la petizione: http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133
    e a effettuare un “mail bombing” nei confronti di tutti i deputati da oggi fino al 17 novembre: http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article6724
    per maggiori info: www.acquabenecomune.org

    novembre 11th, 2009

    Come già accennato nella sua relazione che abbiamo illustrato tempo fa, il prof. Ortolani illustra ancora più nel dettaglio come le vittime dell’alluvione del 1 ottobre non siano dovute all’abusivismo.

    “E’ evidente che qualcosa non funziona” ci ha detto il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II. “Il disastroso evento del 1° ottobre rappresenta una catastrofica ed eccezionale sperimentazione naturale che deve essere utilizzata dai ricercatori e dai rappresentanti delle Istituzioni per imparare come potere garantire, almeno, la sicurezza dei cittadini dal momento che l’ambiente è ormai da anni occupato diffusamente con una antropizzazione e urbanizzazione che ha seguito le “regole dell’uomo” e talvolta è stata spontanea, vale a dire abusiva”.

    E allora, dato che per correggere bisogna capire, il professore ci guida in un rapido ma lucido e preciso viaggio nell’analisi sull’evento alluvionale del Messinese Jonico: “Il dato emergente e più preoccupante è che eventi piovosi simili possono avvenire in molte altre parti d’Italia, improvvisamente, senza preavviso, colpendo cittadini indifesi. I fenomeni atmosferici che li causano sono “fenomeni autoctoni” che si innescano localmente in certi periodi dell’anno e in certe condizioni morfologiche e atmosferiche, evolvono e ”colpiscono” senza la possibilità che siano individuati in tempo. A dir la verità, anche quando stanno già colpendo con piogge da circa 100 mm l’ora, non vi è un sistema di controllo pluviometrico (almeno un pluviometro moderno collegato in rete per ogni area abitata) che in tempo reale sia in grado in individuare l’area “epicentrale” dell’evento e naturalmente non vi sono piani di protezione dei cittadini già predisposti e sperimentati che consentano, almeno, di non avere vittime”.

    E’ quindi importante, secondo il prof. Ortolani, pensare al futuro piuttosto che al passato e, soprattutto, pensare ad agire in modo tale che eventi del genere non si ripetano, e quindi in modo positivo, anzichè prendere provvedimenti troppo affrettati e poco seri in modo negativo su quanto avvenuto, senza capire in realtà a pieno quello che è successo: “Come già detto l’evento del 1 Ottobre 2009 si può verificare in altre zone; ciò nonostante c’è chi preferisce cercare la responsabilità della tragedia, senza prove, invece di rimboccarsi le maniche e cercare di recuperare il tempo perso per fornire una difesa, almeno, per non avere altre vittime da “cumulo nembo”. Ha fatto notizia, nei giorni dopo la tragedia del messinese, la ricerca del “colpevole”; ricerca che dovrebbe essere fatta da esperti tecnici e scienziati per chiarire cosa abbia causato la grande quantità di pioggia precipitata al suolo nella ristretta area epicentrale di circa 50 km quadrati”.

    E allora il professore si tuffa all’interno della discussione-tormentone che ha caratterizzato il post-alluvione: è colpa dell’abusivismo, come dice qualcuno, oppure l’abusivismo non c’entra? (continua…)

    novembre 7th, 2009

    05112009Tranquilli, il titolo è solo provocatorio. Nessun onorevole o senatore era presente nei luoghi della sciagura al momento dell’alluvione. E, a quanto pare, non si è visto neanche dopo la sciagura. O almeno cosi vuole farci intendere l’anonimo autore di due volantini, firmati “Il popolo” attaccati al di fuori del centro di accoglienza per gli sfollati “Le dune” a Mortelle. Una vera e propria lista di politici siciliani, tra cui due ministri, che a quanto pare sono dati per dispersi dal giorno dell’alluvione…
    Senza fare facile demagogia e senza mettere tutti i politici nello stesso calderone (immaginiamo e speriamo che qualcuno tra i politici sia particolarmente sensibile ai bisogni della gente colpita dall’alluvione), ci piace sottolineare come la geniale e pungente ironia del volantino nasconda un malcontento ed una sensazione di abbandono che gli sfollati percepiscono sulla propria pelle.
    A piu di un mese dall’alluvione non hanno ancora nessuna vera certezza su cosa sarà del proprio paese, delle proprie abitazioni, ne sanno se potranno mai tornare a condurre la loro vita nella tranquillità dei luoghi in cui sono nati e cresciuti.
    Speriamo che questa simpatica iniziativa possa scuotere chi di dovere ad operarsi per dare, nel più breve tempo possibile, le risposte che in molti chiedono.

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