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  • marzo 14th, 2010

    Secondo un sondaggio di Tremedia, soltanto il 15% dei messinesi è convinto che il Ponte sullo Stretto sarà pronto nel 2017. E recentemente persino il presidente Lombardo ha “frenato” in questo senso dichiarando: “Mi fanno notare che siamo ancora in una fase di progetto. Prima di mettere una prima pietra e partire ci vorranno ancora 3-4 anni. Non so quindi se per quella data potremo vedere realizzato il ponte sullo stretto”. Ed è – inutile illudersi – ciò che probabilmente penseranno anche i consiglieri comunali della Commissione Ponte (capeggiata dal Partito Democratico). Ma poco sembra importare a questi ultimi, considerando che per loro la torta da spartire non è tanto il Ponte in sé, bensì le cosiddette “opere compensative”, di cui poco ci siamo occupati in passato (e ce ne scusiamo per questo).
    Spieghiamolo in soldoni, guardando in faccia la realtà (e che nessuno si senta offeso!): le opere compensative altro non sono che un’occasione d’oro da parte dell’amministrazione comunale per realizzare opere che da sola non riuscirebbe mai per una serie di motivi. Oppure, dando una lettura anche più maligna, un’occasione per l’ennesimo “magna-magna”. L’Aquila docet.
    Il consiglio comunale, dunque, se n’è approfittato consegnando un lungo elenco di proposte – manco fosse il papello di Riina – a Piero Ciucci, il quale ha ammesso esplicitamente “Si sono allargati”, ovvero “hanno esagerato”. Ed effettivamente non basterebbe un intero foglio a riportarle tutte. Tra queste, ne ricordiamo brevemente solo alcune: lo spostamento della stazione a Gazzi, il raddoppio della tangenziale da Tremestieri all’Annunziata, fino a Ganzirri, Raccordo e nuova Panoramica proprio alla punta della Sicilia, (area naturalistica di interesse europeo) e persino lo svincolo di Giostra (quello che dovrebbe essere realizzato dal Comune da circa 20 anni, ma che – come dicevamo prima – non riesce, e dunque utilizza la “scusa Ponte” per poterlo terminare).
    Su tutte, però, ne spicca una davanti alla quale è impossibile rimanere indifferenti: uno svincolo a Giampilieri. A questo punto sorgono spontanee parecchie domande: come si può definire “compensativo al ponte” uno svincolo distante oltre 30 chilometri dal pilone? E quale sarebbe l’utilità di questo svincolo, considerando la minima distanza da un altro svincolo “compensativo” come quello di Santo Stefano? E soprattutto, con che coraggio proprio nel luogo della tragedia dell’1 ottobre – lo stesso luogo abbandonato dalle istituzioni da 5 mesi a oggi – in cui tutto servirebbe allo stato attuale, meno che uno svincolo?
    (continua…)

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