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  • giugno 26th, 2010

    ***AVVISO IMPORTANTE: per cause di forza maggiore e indipendenti dalla nostra volontà, siamo stati costretti ad annullare la proiezione di “Promemoria”. Ci scusiamo dunque con tutte le persone interessate all’evento, ricordando che potrete comunque vedere lo spettacolo dal vivo il 21 luglio al Teatro Antico di Taormina.
    Cogliamo tuttavia l’occasione per ringraziare tutti coloro che ci hanno seguito in questa avventura lunga 6 mesi, nella speranza che vi sia servita a conoscere alcune importanti vicende (non del tutto chiarite) che hanno segnato la storia del nostro paese dal dopoguerra a oggi.***

    PROMEMORIA – 15 anni di storia italiana ai confini della realtà, sette quadri narrati da Marco Travaglio e intervallati da musiche eseguite dal vivo da Valentino Corvino e Fabrizio Puglisi.

    TRAMA:
    Punto di partenza: “La storia è maestra, ma nessuno impara mai niente”.

    * I quadro: “1992-1993. A Tangentopoli c’erano le tangenti”
    * II quadro: “1992-1993. Tangentopoli non era solo a Milano: come la corruzione s’è mangiata la Prima Repubblica”
    * III quadro: “1993. Milano-Palermo andata e ritorno mentre l’Italia è squarciata dalle stragi di mafia e Riina finisce in galera, uno stalliere fa la spola tra Palermo e Milano e un manager Fininvest fa la spola tra Milano e Palermo. Poi nasce Forza Italia”
    * IV quadro: “1994-1996. Una storia troppo italiana. Silvio Berlusconi, i suoi misteri e il primo governo-vergogna”
    * V quadro: “1996-2001. La sinistra dell’inciucio e delle leggi ad personas”
    * VI quadro: “2001-2006. La bolla delle balle. Cinque anni di regime berlusconiano”
    * VII quadro: “2006-2007. Il ritorno del centrosinistra, una coa(li)zione a ripetere”
    * Epilogo: “Come siamo, come eravamo e come saremo. Avanti il prossimo: se non vi son bastati Andreotti, Craxi, Berlusconi e D’Alema, ora magari arrivano Lele Mora, Fabrizio Corona e Briatore. Eppure l’Italia ha conosciuto anche grandi cambiamenti e grandi uomini…”

    “Il Travaglio della memoria: così, oltre il gioco di parole, -scrive Ruggero Cara, nelle sue note di regia- potremmo chiamare questo nostro tentativo di coniugare il puntuale e quasi implacabile impegno giornalistico di Travaglio con la musica di Corvino. Una musica che quindi non è né descrittiva né tanto meno lenitiva ma si propone di volta in volta come cornice, evocazione, suggestione o provocazione a risaltare la nitidezza del racconto della nostra storia recente che, a partire dall’affogamento nelle tangenti della prima Repubblica, passando per la resistibile ascesa di Berlusconi, sembra precipitare sempre di più, di capitolo in capitolo, coi toni della farsa, del grottesco, della tragicommedia ma con la tragedia sempre dietro l’angolo. Vorremmo, tramite la musica, ottenere un effetto di “galleggiamento” di questa memoria che Travaglio così precisamente ci propone, per sfuggire alle facili lusinghe dell’antipolitica ed anzi per assumerci le nostre responsabilità poiché si tratta pur sempre della nostra storia; e come si sa la storia insegna, ma nessuno impara mai niente”.

    giugno 7th, 2010
    16 giugno 2010
    21:00a23:00

    CINEFORUM MESSINESE

    FILM: Scacco al re, la cattura di Provenzano

    MERCOLEDI 16 GIUGNO ORE 21.00

    Salone del Santuario Madonna di Lourdes

    Viale Regina Margherita 39

    In più, alla fine del film, collegamento via skype con NICOLA BIONDO, autore del libro-inchiesta “IL PATTO – Da Ciancimino a Dell’Utri, la trattativa tra Stato e Mafia nel racconto inedito di un infiltrato”, prefazione di Marco Travaglio (ed. Chiarelettere).

    Si vedono messaggi e pacchi uscire da casa Provenzano, attraversare Corleone passando da più mani, fino al covo di Montagna dei Cavalli. Nelle intercettazioni una donna preoccupata chiede al marito di non fare più il postino della mafia: «Un giorno potresti ritrovarti da solo». Ma l’uomo non l’ascolta e, seguendolo, la polizia arriva al covo di Provenzano. Sono i mafiosi gli attori protagonisti di “Scacco al re”, il film documento, in onda stasera su RaiTre, che racconta la cattura di “Binnu”: cento minuti per ricostruire gli ultimi 39 giorni della caccia al latitante più famoso d’Italia, una partita durata 43 anni. Arrestato 1′11 aprile 2006 in un casolare di campagna a Corleone, da trenta poliziotti della Mobile di Palermo e dello Sco, era ricercato dal ‘63. Nell’emozionante documento (RaiFiction e Magnolia) realizzato con i video inediti girati dalla polizia (ideato da Claudio Canepari e Piergiorgio Di Cara, che firma anche la sceneggiatura con Clelio Benevento, Salvo Palazzolo, la regia è di Canepari, Mariano Cirino e Paolo Santolini), la voce di Provenzano è di Andrea Camilleri; mentre Di Cara, uno degli sceneggiatori nonché commissario di polizia a Palermo e scrittore, tiene il filo degli eventi. «Volevamo raccontare, attraverso un punto di vista inedito, cos’ è stato il potere di un uomo rimasto latitante 43 anni» spiegano gli autori «Sono gli stessi mafiosi a dircelo». Il figlio di Totò Riina davanti alla lapide che ricorda la strage di Capaci sussurra a un amico: «Ancora ci appizzanu le corone di fiori a stu coso? Io non so come sarebbe andata a finire se a mio padre lo Stato un ci avissi fatto calare le corna». Parlano i magistrati di Palermo Michele Prestipino, Marzia Sabella, Giuseppe Pignatone e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: «Per troppo tempo le indagini sono state una partita col trucco». Il superlatitante veniva informato di ogni movimento: uno dei capitoli più delicati, quello delle talpe. La fine è nota, ma il lavoro svolto dagli investigatori (al centro  dell’Ultimo padrino di Marco Risi con Michele Placido nei panni di Provenzano), no. Ora speranze, paure, delusioni, la gioia, hanno il volto di persone sconosciute che hanno rinunciato a sonno, ferie, amicizie, famiglia, per dare scacco al re.
    giugno 1st, 2010

    Centinaia di persone in piazza, un corteo con diversi momenti toccanti, e probabilmente unici nella storia recente della nostra città, ragazzini che anziché pensare a divertirsi bighellonando a Piazza Cairoli, in una splendida domenica di fine Maggio, preferiscono prendere parte ad una manifestazione che ricorda eroi morti prima che loro stessi emettessero il primo vagito, ospiti che hanno dato vita ad interventi di importanza capitale, che hanno parlato delle infiltrazioni della malavita organizzata in tutte le nostre grandi opere, che ci hanno svelato l’esistenza di un teatro greco, uno dei soli quattordici in Italia, coperto, nascosto, forse distrutto da quell’ammasso di cemento colorato con dubbio gusto che si chiama Palazzo della Cultura (cultura del costruire forse), che ci hanno dato la speranza attraverso le parole di un ragazzino che ancora deve completare le scuole medie, e già sogna, e programma di diventare magistrato, non tronista, o peggio ancora “stalliere”, che ci hanno parlato di un ragazzo ucciso, del quale si è voluto grottescamente e maldestramente inscenare un suicidio, per chiudere un caso ancora prima che qualcuno potesse scavare dentro, se non la famiglia del povero ragazzo; tutto questo è stata la manifestazione “Profumo di Libertà”, probabilmente la più grande manifestazione antimafia svoltasi a Messina negli ultimi 20 anni, sicuramente una delle più grandi soddisfazioni della nostra associazione.

    Abbiamo deciso di prenderci una settimana, di ragionare a mente fredda su ciò che avevamo fatto, su cosa abbiamo sbagliato e su cosa abbiamo dato il meglio.

    Siamo arrivati ad una sola conclusione: grazie a tutti. Grazie a tutti coloro che erano presenti in piazza, grazie a tutti coloro che ci hanno stretto la mano facendoci i loro complimenti, dicendoci di “andare avanti così”. E’ quello che faremo. Perché vedere mesi di lavoro sfociare in una presa di coscienza di una parte di una città, una parte sicuramente piccola, ma superiore a quella dell’anno scorso, e di due anni fa, ci riempie il cuore di gioia prima, di soddisfazione dopo.

    Rivendichiamo tutte le nostre scelte, siamo convinti oggi più di ieri, che sia stato giusto sfilare per le vie della città come cittadini e non come “rappresentanti di”, siamo ancora convinti che il comune di Messina dovesse essere al nostro fianco in una manifestazione del genere, vigilando sempre che dalle parole si arrivi, anche lentamente, ai fatti (e sinceramente troviamo offensivo per la nostra associazione che ci sia stato chi abbia messo in dubbio questa nostra consapevolezza, ma tant’è…).

    La manifestazione di Domenica 23 è stato un punto di partenza importante, su cui poter costruire una seria politica antimafia, a livello associazionistico oggi, a livello politico domani, a livello umano ogni giorno della nostra vita, con voi, grazie a voi, grazie agli sguardi, alle lacrime, ai sorrisi, alle strette di mano, agli abbracci, alle emozioni che tutti coloro che hanno lavorato a questa giornata hanno visto e provato.

    A questo punto vi starete chiedendo il perché del titolo dell’articolo.

    Sappiate che cercando la parola invisibili su google, si ottengono come risultati un movimento di resistenza culturale, un fumetto e la celebre trasmissione di Marco Berry sulla vita dei clochard. Da domenica 23 maggio si è aggiunta anche la voce: “manifestanti a Messina contro la mafia”.
    Sembra proprio che la manifestazione che si è svolta nella giornata del 23 maggio, commemorazione del 18° anniversario della strage di Capaci, sia passata inosservata ad alcuni soliti organi di informazione (se così è lecito chiamarli..).

    Il riferimento è ovviamente alla “Gazzetta del Sud”, principale testata giornalistica della nostra splendida città che in modo davvero miope ha osservato gli avvenimenti che hanno animato Messina durante quel fine settimana. Bene, i giornalisti del miglior giornale della città sono riusciti a scorgere nella piazza principale della città (piazza Cairoli) un minuscolo banchetto dell’Unicef [1] (onore e merito a chi era lì presente) con n°3 persone presenti (tra l’altro silenziose) e non un palco di 24 m2 (4m x 6m) montato nella stessa piazza (con megafoni e musica) dal comune di Messina: ci complimentiamo veramente per l’occhio di falco e l’udito degno di Superman!

    Ma forse i cronisti della Gazzetta erano di passaggio al Bar Irrera (fronte banchetto Unicef) e non al chiosco delle Limonate (vicino al palco di cui sopra), ma tant’è..
    L’assordante silenzio che la Gazzetta del Sud ha, come sempre, garantito alla più grande manifestazione antimafia mai vista nella nostra città, stride moltissimo con la partecipazione, se pur limitata, di circa 300 messinesi (tra cui sindaco e presidente del consiglio comunale) al corteo organizzato da Energia Messinese.

    Il problema della mancata informazione a cosa si può attribuire? Al tema della manifestazione forse, ma sembrerebbe che la piazzetta dell’angelo a Torre Faro sia diventata per un giorno intero, pensate, set cinematografico per le riprese di un film intitolato “Annamaura” in cui la protagonista, da cui il film trae il nome, è figlia di un giudice antimafia; anche l’associazione Neapolis ha organizzato una tavola rotonda sul tema dell’antimafia a cui la Gazzetta ha riservato uno spazio .

    Potrebbe essere l’assenza di persone qualificate, ma l’evento di EM ha avuto ospiti del calibro di Gianluca Manca (futuro, si spera, assessore alla legalità del comune di Milazzo e fratello di Attilio, vittima della mafia), Piero Ricca e Antonio Mazzeo, entrambi autori di libri molto venduti, Ignazio Cutrò, imprenditore taglieggiato che non paga il pizzo e altri ancora.
    Forse potrebbe essere la scarsa pubblicità, ma come è possibile che tutti i giornali, on-line e non, web-tv, siti di informazione erano presenti in piazza intervistandoci e riportando, il giorno dopo, notizie sull’evento e la Gazzetta del Sud non c’era.

    Il problema allora qual è? Noi a questa domanda non sappiamo rispondere: da anni la nostra associazione, e non solo la nostra, organizza eventi sul territorio e la Gazzetta del Sud evita di pubblicare tali iniziative.
    Siamo forse, allora, davvero invisibili?
    Ai lettori l’ardua sentenza.

    Per concludere questo articolo, dopo aver constatato l’assenza di informazione libera nel maggiore quotidiano cittadino, l’associazione Energia Messinese vorrebbe, inoltre, ringraziare le associazioni che avevano inizialmente aderito alla manifestazione, garantendo la loro presenza ma non hanno dato loro notizie né telefoniche, né orali, né fisiche. Speriamo che stiano tutti bene e che non sia successo niente.
    [Ci vediamo la prossima volta (sempre senza Gazzetta del Sud)]

    Gabriele Lando
    Energia Messinese

    maggio 31st, 2010
    2 giugno 2010
    21:00a23:00

    Continuano imperterrite le nostre proiezioni sui misteri italiani del mercoledì. Il film sarà “Genova 01 – Il seme della follia”, incentrato sul tristemente famoso G8 di nove anni fa.
    Avremo come ospiti alcuni cittadini messinesi presenti a Genova proprio in quei giorni, i quali ci racconteranno la propria testimonianza durante il dibattito post-film.
    Appuntamento il 2 giugno (non ci fermiamo neanche per la festa della Repubblica), ore 21 al Santuario di Lourdes.

    INGRESSO GRATUITO

    LA TRAMA DEL FILM

    I tre capitoli che riguardano i tre momenti fondamentali che hanno determinato i fatti del G8:

    1. I Black bloc devastano la città

    La mattina del 20, molto prima dell’inizio delle manifestazioni programmate, compaiono i black bloc, in circa 200 in piazza Paolo da Novi. Piazza Paolo da Novi è un rettangolo con sette uscite. In quel momento dislocati in varie parti della città ci sono diverse migliaia di uomini delle forze dell’ordine, i cortei autorizzati devono ancora partire, la piazza dei black bloc è l’unico focolaio di violenza. L’Ansa registra scontri e devastazioni in piazza savonarola, via Casaregis, piazza Tommaseo, su fino a via Tolemaide e Corso Gastaldi, dove è previsto, il passaggio del corteo autorizzato delle tute bianche. Ad un certo punto, il grosso del gruppo scende verso piazzale Kennedy la gamma 3 del commissario di polizia Angelo Gaggiano li insegue. In fondo al viale c’è un intero battaglione di carabinieri del Tuscania, il gruppo più equipaggiato che c’è a Genova per questo genere di interventi. Gaggiano via radio chiede ripetutamente il loro intervento: “chiudeteli in mezzo”, “stanno in trappola”. Ma i carabinieri non si muoveranno, decideranno di non intervenire. I black bloc si disperdono di nuovo per le strade di Genova.

    2. I carabinieri attaccano il corteo autorizzato

    I Black bloc sconvolgono la sceneggiatura del G8: il Viminale si era preparato a fronteggiare un assalto, più simbolico che reale, alla zona rossa. I cortei si sarebbero fermati davanti al muro di ferro, avrebbero tentato qualche sortita, sarebbero comparsi gli idranti, forse qualche manifestante avrebbe varcato la zona proibita con una bandiera, e tutto sarebbe finito lì. Questi erano gli accordi. Ma nessuno aveva fatto i conti con i black bloc. Il gruppo,si dirige verso il carcere di Marassi; sulla strada distrugge tutto ciò che incontra, un piccolo supermercato viene saccheggiato, all’arrivo dei neri a Marassi i contingenti che proteggono il carcere si allontanano. I pacifico corteo partito dal Carlini – ventimila persone con in testa i disobbedienti di casarini – scende da via Tolemaide. Per motivi mai chiariti, il capitano dei carabinieri Picozzi, decide di caricare il corteo autorizzato, dando inizio agli scontri che porteranno alla morte di Carlo Giuliani. All’uscita dal carlini le tute bianche si mischiano alla moltitudine dei ventimila che assaliranno i potenti della terra. Casarini racconta lo stato di tensione positiva, la sensazione di vivere una giornata importante. Poi l’arrivo quasi all’incrocio con corso Torino, i lacrimogeni, l’inattesa carica dei carabinieri, mentre il commissaro Gaggiano grida inutilmente di togliersi da lì, di lasciarli passare,bardature e scudi si rivelano inutili, le prime file dei manifestanti vengono travolte, chi finisce oltre il cordone dei carabinieri viene massacrato di botte. Nel frattempo però i disobbedienti si sono organizzati, e hanno reagito alle cariche. Si è scatenata la guerriglia urbana.

    3. L’irruzione della polizia nella scuola Diaz

    Cosa accadde alla Diaz è ormai chiaro: un brutale pestaggio, una sospensione della stato di diritto che portò al ferimento di 96 persone e al processo per 29 tra funzionari e agenti di polizia. Perché ciò accadde invece non è ancora chiaro: errore di valutazione sulla presenza di violenti nella scuola; voglia di prendersi una rivincita dopo il disastro del pomeriggio; sabotaggio organizzato per mettere in cattiva luce la catena di comando delle operazioni; momento di follia collettiva in cui le peggiori pulsioni all’interno degli apparati di polizia ebbero libero sfogo.
    Il settimo nucleo del Primo Reparto Mobile di Roma è davvero – come sostiene la magistratura – responsabile di quel massacro?

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