La Fata Morgana è un raro fenomeno ottico, simile al miraggio – visibile dalle coste calabresi dello Stretto in estate – in cui l’immagine apparente muta velocemente forma; viene così chiamato per la caratteristica di riprodurre il soggetto a una elevazione dal suolo, proprio come le apparizioni dell’omonimo personaggio della mitologia celtica. La distanza tra le due coste, così, sembra essere di poche centinaia di metri e si ha l’impressione di osservare nello Stretto una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo. Un effetto spettacolare e ingannevole, che fa sembrare più vicino ciò che è lontano. Una realtà mutata, insomma. Proprio come fanno certi politici quando parlano del Ponte sullo Stretto.
Basti pensare che, dopo averci ammorbato con la retorica dell’occupazione per i messinesi, i lavori preliminari sono stati affidati a ditte esterne dalla Eurolink (precisamente ad una ditta della provincia di Padova). Così come è una certezza che sarà la Fenice spa, di Torino, ad occuparsi del monitoraggio ambientale nelle aree interessate dai cantieri.
Inoltre, tutti voi avrete letto sui giornali che una settimana fa il ministro Matteoli non si è presentato a Messina in occasione della firma del protocollo d’intesa tra la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, il Project management Consultant Parsons Transportation Group, l’Università degli Studi di Messina, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e Sviluppo Italia Sicilia è rinviata a data da definirsi, nel mese di settembre. Dunque, accordo saltato. Almeno per il momento.
Ma quali erano questi “inderogabili sopraggiunti impegni” di Matteoli, dopo tanti annunci sbandierati per un’opera giudicata (da lui) storica e indispensabile?
In città si dice che il vero motivo per il quale l’accordo è saltato sembra essere il fatto che la suddetta convenzione sia illegittima. Vediamo perchè.
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Sono passati 9 mesi dalla terribile alluvione del 1° ottobre. Da quel momento, Energia Messinese ha fatto quel poco che poteva fare nei confronti delle vittime e degli sfollati. Abbiamo ricordato le vittime con fiaccolate pubbliche; abbiamo fornito loro beni di prima necessità durante l’emergenza; abbiamo cercato un lavoro a chi lo perse per colpa di quella straordinaria perturbazione. Ma uno dei nostri intenti è stato anche, nei limiti del possibile, quello di far emergere la verità quando estemporanee, incaute e comunque discutibili dichiarazioni da parte del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso identificarono erroneamente l’abusivismo come causa del disastro. Per far questo motivo abbiamo dato la parola a esperti in materia, come Franco Ortolani (Professore Ordinario di Geologia all’Università di Napoli).
A seguito di numerosi episodi di dissesto idrogeologico, in particolare nel mese di marzo, abbiamo ritenuto giusto ribadire il concetto dando spazio a un altro esperto come Enrico Foti (Prof. Ordinario di Idraulica, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale all’Università di Catania), il quale, oltre a negare l’abusivismo come causa, espone le sue proposte per quel che concerne la messa in sicurezza dei territori.
Il seguente testo è tratto da “Il Giornale dell’Ingegnere”, che ringraziamo.
Le alluvioni e le frane che continuano a interessare diverse regioni italiane portano ancora una volta drammaticamente in evidenza il problema di una efficace prevenzione e protezione dei centri urbani dal rischio idraulico, ossia dal rischio di eventi calamitosi riconducibili agli effetti prodotti dall’azione dell’acqua sul territorio, quali esondazioni dei corsi d’acqua, colate detritiche, trasporto di materiale alluvionale, etc.
Schematicamente il rischio viene valutato come il prodotto di tre fattori, e precisamente: 1) la pericolosità, cioè la probabilità che si verifichi un evento calamitoso; 2) la vulnerabilità, ossia la capacità di resistenza alle sollecitazioni prodotte dall’evento; 3) il valore degli elementi esposti a rischio, ossia persone, proprietà, attività economiche, ma anche beni ambientali, presenti nella zona interessata dall’evento calamitoso. (continua…)