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  • agosto 22nd, 2010

    A Messina accade persino questo. In una città dove l’abusivismo regna sovrano, a beccarsi una denuncia è una disabile a causa della sua “fastidiosissima” pedana che non avrebbe tutti i permessi necessari.
    Vi terremo aggiornati sulla vicenda.

    *** AGGIORNAMENTO: siamo lieti di annunciarvi che la pedana rimossa è stata reinstallata. ***

    agosto 5th, 2010

    Ricordate quando un anno fa chiedemmo le dimissioni del Manifico Rettore Tomasello? E’ avvenuto tutto l’opposto!

    Da ilfattoquotidiano.it

    Un anno in più, ancora un anno. Per completare “la realizzazione del progetto di rimodulazione della governance”. Il linguaggio è quello nobile dell’accademico, l’obiettivo è più terra terra: rimanere attaccati più a lungo alla poltrona e al potere. Succede a Messina, dove il Magnifico Rettore dell’Università, il professor Francesco Tomasello, ha chiesto e ottenuto una proroga degli incarichi di dodici mesi per sé e per i Presidi delle facoltà, tutti quasi al termine del secondo e ultimo mandato. Serviva addirittura una modifica dello Statuto e il Senato Accademico non s’è fatto pregare: due soli i voti contrari, una manciata gli astenuti.
    È come se Letizia Moratti facesse votare dall’assemblea comunale di Milano una legge che prolunga da cinque a sei anni il suo incarico e quello dei consiglieri. Da subito, non dalla prossima elezione. Una sorta di referendum: vuoi gestire il potere per un anno in più? sei interessato a intascare dodici mesi in più di indennità? È così che nel Paese delle leggi ad personam è arrivata una legge ad Rectorem. Un provvedimento palesemente illegittimo, secondo la parlamentare del Pd Doris Lo Moro che ha presentato un’interrogazione urgente al ministro dell’Università. La corsa è contro il tempo, prima che il dicastero della Gelmini si pronunci a favore della modifica allo Statuto dell’Ateneo peloritano.
    Il “verminaio”. «Un percorso ormai cominciato e che non si interromperà per nessun motivo al mondo», ha dichiarato il Rettore all’indomani del provvedimento. «Quelli che contestano queste scelte sono “i soliti noti”, che vogliono il male dell’Ateneo», sono state le sue parole contro chi, nel corpo docenti, sta provando a opporsi in tutti i modi al suo strapotere. Un discorso a metà tra Cetto La Qualunque e Totò “vasa-vasa” Cuffaro, sospeso com’è tra la Calabria e la Sicilia. Come lo stesso Ateneo, finito negli anni nel mirino della criminalità organizzata al di là dello Stretto: per gli inquirenti, il boss della ‘Ndragheta Giuseppe Morabito “U tiradrittu” era una sorta di rettore-ombra. Erano anni in cui quel “verminaio”, come lo definì l’allora vicepresidente della Commissione Antimafia Nichi Vendola, era al centro di una serie di interessi che vedevano insieme, in un comitato d’affari, politici, colletti bianchi e uomini d’onore. Così, negli anni l’Università di Messina è diventata teatro di un vero e proprio “romanzo criminale”: un docente ucciso, un altro gambizzato, altri arrestati o indagati.
    Un Rettore, due processi. Da Rettore, Tomasello è finito due volte sotto inchiesta. La prima, nel 2007, per aver fatto pressione su un presidente di commissione per un posto di professore associato nella sua Università. Secondo l’accusa, tutto era già stato deciso a tavolino: quel posto sarebbe dovuto andare al figlio del pro-Rettore Battesimo Macrì. Ma qualcosa va storto: «Il rettore mi ha convocato e mi ha detto che il concorso stava prendendo una direzione non auspicata in quanto non sarebbe stato dichiarato idoneo Francesco Macrì, figlio di Battesimo – ha dichiarato ai magistrati Orazio Catarsini, ex preside della Facoltà di Veterinaria -. Ciò era dovuto alle resistenze opposte da Cucinotta (presidente di commissione, ndr). Il rettore mi chiese in maniera accorata e pressante di intervenire sul Cucinotta per riferirgli che il concorso doveva andare nella direzione auspicata, in caso contrario sarebbe dovuto andare in bianco». L’inchiesta scatta nell’estate del 2007: il pro-rettore, Battesimo Macrì, viene arrestato; il Rettore Tomasello viene indagato e sospeso per due mesi dalle sue funzioni. Ora è sotto processo, insieme ad altre 22 persone con l’accusa di abuso di ufficio e tentata concussione.
    Una nuova interdizione, sempre per due mesi, arriverà alla fine del 2008 per altri presunti concorsi truccati: il procedimento è ora pendente davanti al Gup. Perché una cosa è certa: quello di Messina, più che ogni altro in Italia, è l’Ateneo di amici e parenti. Ci sono i figli, i fratelli, le amanti che fanno carriera. E ci sono le mogli. Come Melitta Grasso, consorte del rettore Tomasello, neurochirurgo e dirigente universitaria del Policlinico incappata, anche lei come il Magnifico marito, nelle maglie della giustizia: a fine 2008 è stata coinvolta in un’inchiesta su un appalto per la sorveglianza del Policlinico che una società di vigilanza si era aggiudicata per quasi 2 milioni di euro. Un contratto che, dopo l’avvento di un commissario straordinario, oggi costa appena 300 mila euro. Tutto durante il rettorato di suo marito, che continua a ignorare le proteste e va avanti per la sua strada: «Capisco che la nostra azione abbia dato fastidio a qualcuno, perché stiamo smantellando centri di potere». Tutti, tranne il suo.

    http://www.ilfattoquotidiano.it/2010/07/05/a-messina-la-legge-diventa-ad-rectorem-per-rimanere-a-capo-dellateneo-un-anno-in-piu/36444/

    luglio 24th, 2010

    La Fata Morgana è un raro fenomeno ottico, simile al miraggio – visibile dalle coste calabresi dello Stretto in estate – in cui l’immagine apparente muta velocemente forma; viene così chiamato per la caratteristica di riprodurre il soggetto a una elevazione dal suolo, proprio come le apparizioni dell’omonimo personaggio della mitologia celtica. La distanza tra le due coste, così, sembra essere di poche centinaia di metri e si ha l’impressione di osservare nello Stretto una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo. Un effetto spettacolare e ingannevole, che fa sembrare più vicino ciò che è lontano. Una realtà mutata, insomma. Proprio come fanno certi politici quando parlano del Ponte sullo Stretto.
    Basti pensare che, dopo averci ammorbato con la retorica dell’occupazione per i messinesi, i lavori preliminari sono stati affidati a ditte esterne dalla Eurolink (precisamente ad una ditta della provincia di Padova). Così come è una certezza che sarà la Fenice spa, di Torino, ad occuparsi del monitoraggio ambientale nelle aree interessate dai cantieri.
    Inoltre, tutti voi avrete letto sui giornali che una settimana fa il ministro Matteoli non si è presentato a Messina in occasione della firma del protocollo d’intesa tra la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, il Project management Consultant Parsons Transportation Group, l’Università degli Studi di Messina, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e Sviluppo Italia Sicilia è rinviata a data da definirsi, nel mese di settembre. Dunque, accordo saltato. Almeno per il momento.
    Ma quali erano questi “inderogabili sopraggiunti impegni” di Matteoli, dopo tanti annunci sbandierati per un’opera giudicata (da lui) storica e indispensabile?
    In città si dice che il vero motivo per il quale l’accordo è saltato sembra essere il fatto che la suddetta convenzione sia illegittima. Vediamo perchè.
    (continua…)

    luglio 16th, 2010

    Sono passati 9 mesi dalla terribile alluvione del 1° ottobre. Da quel momento, Energia Messinese ha fatto quel poco che poteva fare nei confronti delle vittime e degli sfollati. Abbiamo ricordato le vittime con fiaccolate pubbliche; abbiamo fornito loro beni di prima necessità durante l’emergenza; abbiamo cercato un lavoro a chi lo perse per colpa di quella straordinaria perturbazione. Ma uno dei nostri intenti è stato anche, nei limiti del possibile, quello di far emergere la verità quando estemporanee, incaute e comunque discutibili dichiarazioni da parte del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso identificarono erroneamente l’abusivismo come causa del disastro. Per far questo motivo abbiamo dato la parola a esperti in materia, come Franco Ortolani (Professore Ordinario di Geologia all’Università di Napoli).
    A seguito di numerosi episodi di dissesto idrogeologico, in particolare nel mese di marzo, abbiamo ritenuto giusto ribadire il concetto dando spazio a un altro esperto come Enrico Foti (Prof. Ordinario di Idraulica, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale all’Università di Catania), il quale, oltre a negare l’abusivismo come causa, espone le sue proposte per quel che concerne la messa in sicurezza dei territori.
    Il seguente testo è tratto da “Il Giornale dell’Ingegnere”, che ringraziamo.

    Le alluvioni e le frane che continuano a interessare diverse regioni italiane portano ancora una volta drammaticamente in evidenza il problema di una efficace prevenzione e protezione dei centri urbani dal rischio idraulico, ossia dal rischio di eventi calamitosi riconducibili agli effetti prodotti dall’azione dell’acqua sul territorio, quali esondazioni dei corsi d’acqua, colate detritiche, trasporto di materiale alluvionale, etc.
    Schematicamente il rischio viene valutato come il prodotto di tre fattori, e precisamente: 1) la pericolosità, cioè la probabilità che si verifichi un evento calamitoso; 2) la vulnerabilità, ossia la capacità di resistenza alle sollecitazioni prodotte dall’evento; 3) il valore degli elementi esposti a rischio, ossia persone, proprietà, attività economiche, ma anche beni ambientali, presenti nella zona interessata dall’evento calamitoso. (continua…)

    aprile 14th, 2010

    Una profonda buca in via Cesare Battisti

    Una profonda buca in via Cesare Battisti


    Che bisogno c’è di progettare campi da golf, quando nelle strade messinesi sono presenti ben più di 18 buche?
    (continua…)

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