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	<title>Energia Messinese &#187; Attualità</title>
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		<title>Matteoli e la Fata Morgana</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 13:20:53 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Fata Morgana è un raro fenomeno ottico, simile al miraggio &#8211; visibile dalle coste calabresi dello Stretto in estate &#8211; in cui l&#8217;immagine apparente muta velocemente forma; viene così chiamato per la caratteristica di riprodurre il soggetto a una elevazione dal suolo, proprio come le apparizioni dell&#8217;omonimo personaggio della mitologia celtica. La distanza tra le due coste, così, sembra essere di poche centinaia di metri e si ha l&#8217;impressione di osservare nello Stretto una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo. Un effetto spettacolare e ingannevole, che fa sembrare più vicino ciò che è lontano. Una realtà mutata, insomma. Proprio come fanno certi politici quando parlano del Ponte sullo Stretto.<br />
Basti pensare che, dopo averci ammorbato con la retorica dell’occupazione per i messinesi, i lavori preliminari sono stati affidati a ditte esterne dalla Eurolink (precisamente ad una ditta della provincia di Padova). Così come è una certezza che sarà la Fenice spa, di Torino, ad occuparsi del monitoraggio ambientale nelle aree interessate dai cantieri.<br />
Inoltre, tutti voi avrete letto sui giornali che una settimana fa il ministro Matteoli non si è presentato a Messina in occasione della firma del protocollo d’intesa tra la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, il Project management Consultant Parsons Transportation Group, l’Università degli Studi di Messina, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e Sviluppo Italia Sicilia è rinviata a data da definirsi, nel mese di settembre. Dunque, accordo saltato. Almeno per il momento.<br />
Ma quali erano questi “inderogabili sopraggiunti impegni” di Matteoli, dopo tanti annunci sbandierati per un’opera giudicata (da lui) storica e indispensabile?<br />
In città si dice che <strong>il vero motivo per il quale l’accordo è saltato sembra essere il fatto che la suddetta convenzione sia illegittima</strong>. Vediamo perchè.</p>
<p><em>Martedì 6 luglio abbiamo manifestato, attraverso un sit-in organizzato in concomitanza con la seduta del Senato Accademico, la nostra contrarietà all’assegnazione di uno stabile sito nell’area universitaria di Papardo al Consorzio Eurolink (General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte sullo Stretto).<br />
La nostra manifestazione aveva il significato di rivendicare il principale luogo della formazione ai saperi critici e alla democrazia, e non alla subordinazione all’impresa.<br />
D’altronde ritenevamo non compatibile con la concessione ad Eurolink l’originaria destinazione dell’edificio.<br />
Alla nostra manifestazione il Senato Accademico ha risposto con una nota nella quale si affermava:”La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico”.<br />
In precedenza, però, era stata la stessa Sviluppo Italia Sicilia spa a dichiarare: “E’ stato il massimo rappresentante dell’ateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre società l’edificio” (dichiarazione apparsa in un articolo di Michele Schinella pubblicato su Centonove del 25.06.10)<br />
Riteniamo giusto, quindi ritornare sull’argomento per esprimere il nostro punto di vista. Un punto di vista che avremmo voluto esprimere direttamente al Rettore ed al Senato Accademico che, invece, chiusi a riccio in un Università blindata dalle forze dell’ordine, hanno pensato di negarsi ad una democratica interlocuzione con istanze provenienti dai cittadini.<br />
La struttura assegnata comprende, in particolare, l’“Incubatore d’Imprese” finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association (NBIA), un Incubatore è uno “strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi”. La finalità di un incubatore è dunque “quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidità finanziaria”. Tra gli obiettivi strategici di un incubatore, “la creazione di posti di lavoro; il sostegno all’economia locale; il trasferimento tecnologico e valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali; la promozione economica di specifici gruppi sociali”.<br />
Relativamente agli incubatori sorti in ambito accademico, essi rispondono all’esigenza delle Università d’intensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale. Nello specifico dell’Incubatore d’Imprese dell’Università di Messina, fu presentato un piano finanziario per 4 milioni di euro circa, anche se non è mai stato specificato il reale ammontare dei fondi pubblici poi ottenuti per l’implementazione dell’incubatore. Il complesso si sarebbe dovuto estendere su un’area complessiva di 4.400 mq.<br />
Grazie ad un protocollo d’intesa siglato il 12 dicembre 2002 tra l’allora rettore dell’Università degli Studi di Messina, Gaetano Silvestri, e Sviluppo Italia, l’incubatore venne concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia. Le finalità dichiarate della concessione puntavano al “rinvigorimento dell’economia locale” e all’“offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d&#8217;impresa in una città poco competitiva”. Il protocollo nel dettaglio prevedeva l’impegno dell’Università a concedere in uso a Sviluppo Italia “l’edificio in costruzione all&#8217;interno del polo scientifico, che sarà completato dalla stessa società, con fondi propri, per dare la possibilità alle imprese di insediarsi avendo a disposizione incentivi ed una finanza agevolata”.<br />
Secondo il testo della convenzione, l’incubatore di contrada Papardo doveva essere destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nonostante i notevoli ritardi nel decollo della nuova infrastruttura, nella “Relazione sui risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nell&#8217;anno 2008”, l’Università degli Studi di Messina rifocalizzava la propria attenzione al “crescente interesse dell’Ateneo messinese per il tema del trasferimento tecnologico e della creazione di nuove imprese, in particolare gli spin-off, nell&#8217;ambito di un ampliamento e rafforzamento delle interazioni già esistenti con il sistema produttivo”. Nel sottolineare l’esistenza di cinque imprese spin-off sostenute dall’Ateneo messinese nei settori dell’elettronica, high-tech, scienza della separazione, la Relazione annunciava il “completamento” dell’incubatore d’impresa, che “offrirà possibilità concrete di promozione al territorio nel quale l’Università opera, e in generale a coloro, potenziali imprenditori, che ne facciano richiesta”.<br />
<strong>Sviluppo Italia Sicilia ha un capitale sociale di 6.816.066,92 euro, controllato al 100% dalla Regione Siciliana (100%) che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria per l’attraversamento stabile dello Stretto che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, ottenuti in concessione dell’Università di Messina, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d’imprese, i canoni mensili per l’affitto del core business del Ponte sullo Stretto.</strong><br />
A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”.<br />
Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina &#8211; spiega l’economista &#8211; era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative». <strong>Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. Nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI ha sedi o filiali nell’area dello Stretto di Messina (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink).</strong><br />
«Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato», afferma ancora il professor Signorino. «In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale».<br />
Va in conclusione sottolineata la visione tutta spinta sul “mercato” e le “imprese profit” del presunto incubatore d’imprese di contrada Papardo, quando molte esperienze internazionali sono molto meglio puntate verso incubatori accademici preposti all’accompagnamento, formazione, ricerca e sostegno degli a favore delle cosiddetta “economia solidale” (no profit, cooperativismo, ecc.). Perché queste esperienze, tra l’altro sostenute con fondi della cooperazione internazionale (Unione Europea) funzionano con esito mentre a Messina falliscono miseramente e l’Università abdica al proprio ruolo guida a favore di agenzie regionali pro-mercato e/o i colossi d’argilla del capitalismo made in Italy?</em></p>
<p>http://www.noponte.it/2010/07/rete-no-ponte-il-nostro-punto-di-vista.html</p>
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		<title>Alluvione: l&#8217;abusivismo non c&#8217;entra &#8211; Seconda puntata</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 14:08:17 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati 9 mesi dalla terribile alluvione del 1° ottobre. Da quel momento, Energia Messinese ha fatto quel poco che poteva fare nei confronti delle vittime e degli sfollati. Abbiamo ricordato le vittime con fiaccolate pubbliche; abbiamo fornito loro beni di prima necessità durante l’emergenza; abbiamo cercato un lavoro a chi lo perse per colpa di quella straordinaria perturbazione. Ma uno dei nostri intenti è stato anche, nei limiti del possibile, quello di far emergere la verità quando estemporanee, incaute e comunque discutibili dichiarazioni da parte del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso identificarono erroneamente l’abusivismo come causa del disastro. Per far questo motivo abbiamo dato la parola a esperti in materia, come Franco Ortolani (Professore Ordinario di Geologia all’Università di Napoli).<br />
A seguito di numerosi episodi di dissesto idrogeologico, in particolare nel mese di marzo, abbiamo ritenuto giusto ribadire il concetto dando spazio a un altro esperto come Enrico Foti (Prof. Ordinario di Idraulica, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale all’Università di Catania), il quale, oltre a negare l’abusivismo come causa, espone le sue proposte per quel che concerne la messa in sicurezza dei territori.<br />
Il seguente testo è tratto da “<strong><em>Il Giornale dell’Ingegnere</em></strong>”, che ringraziamo.</p>
<p><em>Le alluvioni e le frane che continuano a interessare diverse regioni italiane portano ancora una volta drammaticamente in evidenza il problema di una efficace prevenzione e protezione dei centri urbani dal rischio idraulico, ossia dal rischio di eventi calamitosi riconducibili agli effetti prodotti dall’azione dell’acqua sul territorio, quali esondazioni dei corsi d’acqua, colate detritiche, trasporto di materiale alluvionale, etc.<br />
Schematicamente il rischio viene valutato come il prodotto di tre fattori, e precisamente: 1) la pericolosità, cioè la probabilità che si verifichi un evento calamitoso; 2) la vulnerabilità, ossia la capacità di resistenza alle sollecitazioni prodotte dall’evento; 3) il valore degli elementi esposti a rischio, ossia persone, proprietà, attività economiche, ma anche beni ambientali, presenti nella zona interessata dall’evento calamitoso.<span id="more-1856"></span><br />
La mitigazione di detto rischio può in parte essere affidata ad adeguati strumenti di pianificazione territoriale. Al riguardo si ricorda che la normativa vigente in materia di difesa del suolo, ed in particolare la Legge 267/98, nota come Legge Sarno, impone la perimetrazione delle aree “a rischio idrogeologico”, come viene impropriamente identificato il rischio idraulico e il rischio da frane, nell’ambito dei Piani stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.).<br />
In effetti, la corretta mappatura delle zone a rischio idraulico rappresenta l’elemento chiave per la protezione idraulica del territorio; tuttavia oggi essa si rivela spesso carente, soprattutto con riguardo ai piccoli bacini (possono considerarsi tali quelli estesi al più di una decina di km2), generalmente trascurati rispetto a quelli maggiori, sui quali in passato si sono concentrati la maggior parte degli studi e degli interventi. E ciò nonostante il fatto che oggi in caso di alluvioni o di frane si registri il maggior numero di perdite di vite umane e di danni proprio dei piccoli bacini. Detti bacini, infatti, presentano un comportamento idraulico peculiare a causa di alcune criticità che, in occasione di eventi meteorologici estremi, aumentano la vulnerabilità dei beni esposti. Tra queste criticità si rilevano, in particolare, i ridotti tempo di corrivazione, che riducono l’efficacia dei sistemi di monitoraggio e di allerta della popolazione, e l’impulsività della risposta idraulica, principalmente dovuta alle elevate pendenze usualmente in gioco e alla notevole incidenza delle superfici impermeabili. Tali caratteristiche rendono i modelli idrologici e idraulici attualmente disponibili, e per lo più sviluppati per i grandi bacini idrografici, poco efficaci. Ciò comporta nella pratica una valutazione del rischio spesso basata su un’anamnesi storica degli eventi, cui è velleitario associare un qualunque significato statistico.<br />
Emblematico è il caso dell’alluvione che il 1° ottobre 2009 ha colpito i comuni di Itala, Messina e Scaletta Zanclea del messinese, provocando un totale di 37 vittime, numerosi feriti, ingenti danni ad infrastrutture di trasporto nonché ad edifici pubblici e privati. I bacini idrografici che sono stati interessati dal citato evento calamitoso risultano, infatti, localizzati in una stretta fascia di territorio che si affaccia sullo Ionio. In detta zona, la presenza dei Peloritani, prospicienti sulla costa, da cui originano detti bacini, determina elevatissime pendenze e modeste estensioni (superfici quasi sempre inferiori ai 15 km2). Essi inoltre sono caratterizzati da terreni metamorfici facilmente erodibili, anche per la natura semi-arida del clima che favorisce piogge intense solo in alcuni brevi periodi dell’anno.<br />
Nonostante la rappresentata complessa orografia, essi sono fortemente antropizzati, soprattutto nelle ristrette fasce costiere, peraltro attraversate da numerose infrastrutture lineari di trasporto (strade, autostrade e ferrovie) che hanno ulteriormente inciso sullo sviluppo urbanistico dei centri abitati in oggetto. Sebbene le analisi preliminari sembrino indicare che l’evento pluviometrico del 1° ottobre, che ha provocato l’esondazione di numerosi corsi d’acqua, numerosissimi eventi franosi e colate di fango e di detriti miste ad acqua, abbia avuto carattere di eccezionalità, tuttavia gli effetti del suolo di tale evento hanno messo in luce alcune delle sopra citate criticità nonché alcune cause predisponenti degli ingenti danni di natura antropica.<br />
Con riguardo al profilo delle criticità dei piccoli bacini, come sopra indicate, nel caso in esame bisogna ulteriormente rilevare che le numerosissime colate detritiche sono state altresì favorite dal fatto che l’erodibilità dei suoli è risultata notevolmente accresciuta per effetto di un diffuso abbandono dei territori e delle colture e, almeno parzialmente, per effetto di numerosi incendi che nelle ultime stagioni estive hanno interessato dette aree.<br />
Per quanto concerne le ulteriori cause predisponenti di natura antropica, pur <strong>dovendosi escludere del tutto cause comunque riferibili a pratiche di abusivismo edilizio</strong>, si è storicamente rilevato uno sviluppo del territorio piuttosto “disordinato” dal punto di vista idraulico, che ha prodotto una diffusa commistione di “funzioni”: non di rado, infatti, i torrenti sono diventati vie di accesso o vere e proprie vie di comunicazione, spesso, peraltro, prive di adeguate opere idrauliche di regimentazione e di smaltimento delle acque. Ma v’è di più: tale disordinato sviluppo non è per nulla stato contenuto nemmeno dalla realizzazione di opere di deflusso, anch’essa avvenuta in modo disordinato e incurante dei conseguenti effetti su scala di bacino. Al riguardo si pensi agli attraversamenti delle infrastrutture lineari di trasporto progettati per smaltire esclusivamente portate liquide e soprattutto caratterizzati da sezioni trasversali sempre più piccole da monte verso valle.<br />
Infine, circostanza non meno importante, si è anche rilevata una scarsa sensibilità della popolazione ai problemi connessi al rischio idraulico e di frana. Non vi è dubbio, infatti, che l’utilizzazione di attraversamenti a guado quali vie d’accesso a diversi edifici privati; la realizzazione negli impluvi di numerosissime vasche per l’irrigazione, anche di grandi dimensioni, che hanno ceduto durante l’evento; l’ostruzione di tombinature a causa di auto o altri mezzi ivi parcheggiati; abbiano esaltato gli effetti dell’evento.<br />
L’ipotesi iniziale della delocalizzazione generalizzata dei centri abitati maggiormente colpiti dall’evento è stata subito abbandonata per diversi motivi sia di natura tecnica che sociale. L’abbandono degli abitati, infatti, avrebbe comportato gravi ripercussioni sugli stili di vita della popolazione, già profondamente provata dall’evento e, cosa non meno importante, sull’ambiente per molteplici questioni: ulteriore abbandono delle campagne; utilizzo di spazi necessari alle nuove edificazioni; definitivo degrado del <strong>patrimonio edilizio e storico cui le popolazioni sono legate da profondo retaggio storico-culturale</strong>. Inoltre, deve considerarsi che la gran parte del territorio della provincia di Messina, come peraltro rilevato sin dall’inizio dai consulenti designati dal Commissario Delegato per l’emergenza, che hanno ritenuto ragionevolmente possibile il rientro parziale delle popolazioni in aree a modesto rischio residuo, e come drammaticamente si sta constatando in questi giorni, è caratterizzato da estrema vulnerabilità idrogeologica, che rende notevolmente difficoltosa se non impossibile l’individuazione di eventuali aree sicure e relativamente vicine, dove poter effettuare delocalizzazioni.<br />
Si è quindi deciso di intervenire sinergicamente sui diversi fattori che compongono il rischio, al fine di garantire una efficace messa in sicurezza delle zone colpite, minimizzando gli impatti sulla popolazione e sull’ambiente.<br />
Assumendo l’evento pluviometrico come forzante, è evidente che è impossibile intervenire sulla pericolosità. Risulta invece possibile, ed è già in atto, l’intervento su altri fattori di rischio. In particolare, si prevede di ottenere la riduzione della vulnerabilità con interventi volti a stabilizzare i versanti e a sistemare idraulicamente i corsi d’acqua e gli impluvi minori: il problema delle interferenze delle infrastrutture lineari di trasporto con la rete idrografica sarà affrontato in maniera unitaria su scala di bacino. Inoltre, la riduzione della vulnerabilità dovrà essere perseguita anche attraverso lo sviluppo di un adeguato sistema di monitoraggio, di allerta e di educazione della popolazione alla gestione dell’evento, in modo tale che non solo venga tempestivamente avvisata detta popolazione alla gestione dell’evento, in modo tale che non solo venga tempestivamente avvisata detta popolazione sul pericolo imminente di un evento alluvionale potenzialmente catastrofico, ma che vengano attuati comportamenti che neutralizzino ulteriori cause predisponenti e favoriscano la gestione dell’emergenza. Infine, la riduzione del valore degli elementi esposti potrà avvenire sulla base di considerazioni geomorfologiche, idrauliche e geotecniche, così come già fatto, mediante l’individuazione selettiva di edifici pubblici e privati da demolire e delocalizzare in aree più sicure.<br />
A fronte delle superiori considerazioni, i tre comuni maggiormente colpiti dall’alluvione del 1° ottobre 2009, con costi e perdite elevatissimi, sono oggi oggetto di attenzione e di interventi di mitigazione del rischio idraulico che, certamente, renderanno i luoghi più sicuri. Resta tuttavia il timore che numerosi altri siti, verosimilmente caratterizzati da analoghe situazioni orografiche e/o da simili sviluppi urbanistici come quelli sopra sinteticamente descritti, possano essere soggetti a rischio idraulico elevato e che pertanto un’effettiva azione di prevenzione e protezione da tale rischio in Italia presupponga adeguati investimenti sia in termini di studi qualificati, sia in termini legislativi, nonché, infine, di risorse economiche.</em></p>
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		<title>Messina candidata al Premio Gruviera 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 20:56:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una profonda buca in via Cesare Battisti
Che bisogno c&#8217;è di progettare campi da golf, quando nelle strade messinesi sono presenti ben più di 18 buche?

Buche di diversa larghezza&#8230;

&#8230;e profondità

Qualcuno ha anche pensato bene di utilizzare le buche come posacenere&#8230; Se non altro, un&#8217;utilità ce l&#8217;hanno!

Buche simil geyser, in versione artificiale&#8230;

Insomma, cosa aggiungere?

Nella speranza che chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1781" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050161-300x225.jpg" alt="Una profonda buca in via Cesare Battisti" title="P4050161" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1781" /><p class="wp-caption-text">Una profonda buca in via Cesare Battisti</p></div><br />
<strong>Che bisogno c&#8217;è di progettare campi da golf, quando nelle strade messinesi sono presenti ben più di 18 buche?</strong><br />
<span id="more-1779"></span><br />
Buche di diversa larghezza&#8230;<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050160-300x225.jpg" alt="P4050160" title="P4050160" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1786" /></p>
<p>&#8230;e profondità<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050169-300x225.jpg" alt="P4050169" title="P4050169" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1787" /></p>
<p>Qualcuno ha anche pensato bene di utilizzare le buche come posacenere&#8230; Se non altro, un&#8217;utilità ce l&#8217;hanno!<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050192-300x225.jpg" alt="P4050192" title="P4050192" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1788" /></p>
<p>Buche simil geyser, in versione artificiale&#8230;<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050198-300x225.jpg" alt="P4050198" title="P4050198" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1789" /></p>
<p>Insomma, cosa aggiungere?<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050174-300x225.jpg" alt="P4050174" title="P4050174" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1791" /></p>
<p>Nella speranza che chi di dovere non stia solo a guardare, vi invitiamo a visualizzare la <a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=58206&#038;id=1416008806">completa photogallery su facebook</a> (in aggiornamento) della gruviera di cemento che sono le strade messinesi.<br />
Anche noi, per adesso ci limitiamo a mostrare. In futuro ci faremo sentire. Continuate a seguirci!</p>
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		<title>Aprilia, l&#8217;acqua torna pubblica!</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 16:06:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ggv84</dc:creator>
				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[privatizzazione]]></category>

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		<description><![CDATA[ Aprilia è stata una delle prime città a subire tutti gli oneri della privatizzazione dell&#8217;acqua. Basti pensare che Acqualatina, società controllata dalla multinazionale Veolia che gestiva l’acqua di Aprilia, decise nel 2005 di aumentare le bollette del 300%.
Ebbene, proprio in un momento in cui i cittadini italiani si stanno mobilitando per un referendum per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/acqua.jpg" alt="" /> Aprilia è stata una delle prime città a subire tutti gli oneri della privatizzazione dell&#8217;acqua. Basti pensare che Acqualatina, società controllata dalla multinazionale Veolia che gestiva l’acqua di Aprilia, decise nel 2005 di aumentare le bollette del 300%.<br />
Ebbene, proprio in un momento in cui i cittadini italiani si stanno mobilitando per un referendum per abrogare il decreto Ronchi, dalla suddetta città giungono importanti novità.</p>
<p><em>Nelle sede del comitato acqua pubblica di Aprilia oggi ci sono almeno una trentina di persone in attesa. Una fila paziente, silenziosa, con le cartelline in mano, davanti al lungo tavolo bianco dove i militanti del comitato preparano le contestazioni della gestione di Acqualatina. Una scena che si ripete da quattro anni, da quando settemila famiglie decisero di non pagare l&#8217;acqua al gestore privato, ma di versare i soldi sul conto corrente del Comune. «Verificammo che il conto corrente della gestione comunale dell&#8217;acqua era ancora attivo &#8211; ricordano oggi &#8211; facendo un versamento di un euro». Poi fu una valanga: contestazione della bolletta inviata dai privati e, contestualmente, pagamento dell&#8217;acqua al Comune, con le tariffe che erano state decise dal consiglio comunale.<br />
Oggi, però, è una giornata differente e in molti sorridono. Mostrano le decine di assegni firmati Acqualatina, simboli dei tanti ricorsi già vinti dal comitato, dalle settemila famiglie, avendo come controparte un colosso come Gerit Equitalia, il riscossore che sta cercando di recuperare i soldi per conto di Acqualatina.<span id="more-1769"></span><br />
Ma c&#8217;è di più. Il presidente del consiglio comunale ha convocato le principali tre commissioni, con all&#8217;ordine del giorno «la riconsegna dell&#8217;impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.». L&#8217;amministrazione comunale &#8211; fatta di liste civiche elette un anno fa dopo un lungo governo del centrodestra &#8211; ha dunque deciso: la prossima settimana chiederà indietro le chiavi dell&#8217;acquedotto al gestore partecipato dalla multinazionale francese Veolia. E loro, i settemila firmatari delle contestazioni, che per anni hanno denunciato le conseguenze della gestione privata dell&#8217;acqua, continuando a pagare a quel comune fatto di rappresentanti eletti e non nominati dai consigli di amministrazione francesi, hanno raggiunto un traguardo neanche immaginabile fino a poco tempo fa. Hanno dimostrato che la mobilitazione dei cittadini &#8211; al di fuori dei partiti, basata solo sul senso civico e su quel sentimento profondo che respinge le ingiustizie &#8211; può cambiare le cose, può rimandare a casa una multinazionale potente come la Veolia.<br />
Tecnicamente la decisione che verrà discussa dal consiglio comunale di Aprilia la prossima settimana è l&#8217;attuazione di una sentenza del Consiglio di Stato depositata lo scorso anno. Parole scritte dai giudici amministrativi che riconoscono alcuni principi fondamentali sulla gestione dei beni comuni. Primo, i cittadini non sono semplici sudditi e hanno tutto il diritto &#8211; in gergo giuridico si chiama legittimazione &#8211; di chiamare in causa una multinazionale quando questa non rispetta i diritti fondamentali. Secondo, l&#8217;acqua non è un bene qualsiasi, gode di una tutela superiore. E, terzo, i comuni hanno il pieno titolo di decidere come gestire le risorse idriche, senza dover subire interventi dall&#8217;alto. Dunque, conclude il Consiglio di Stato, il comune di Aprilia può decidere a chi affidare la propria acqua senza doversi inchinare alle decisioni prese dalla Provincia di Latina &#8211; che di fatto ha voluto imporre la scelta di un gestore privato &#8211; guidata dal centrodestra.<br />
La sentenza ha segnato positivamente la storia della gestione dei beni comuni in Italia, ma mancava il primo e fondamentale passo. Da mesi il comitato acqua pubblica chiedeva alla giunta e al consiglio quella decisione che attendeva pazientemente da anni e che ora sta per arrivare. E Aprilia apre la strada a tantissimi comuni, stretti tra acquedotti che non possono più governare e una popolazione sempre più inferocita, che in ogni caso continua a rivolgersi ai primi cittadini, ai loro eletti. È questo il vero paradosso della privatizzazione, che non potrà che peggiorare con il decreto Ronchi. Cosa farsene della mera proprietà delle reti se l&#8217;acqua che scorre è gestita da consigli di amministrazione non eletti dai cittadini e non sottoposti ai principi della democrazia rappresentativa?<br />
Acqualatina non ha commentato la decisione del Comune di Aprilia. Fino ad oggi l&#8217;azienda ha risposto duramente alle contestazioni: prima mandando pattuglie con vigilantes per ridurre l&#8217;acqua a chi contestava, poi affidando ad Equitalia la riscossione delle bollette. In entrambi i casi a nulla è servita la mano pesante, mentre il comitato acqua pubblica si è rafforzato, arrivando a determinare &#8211; nelle ultime comunali &#8211; la sconfitta del Pdl. E la decisione di riprendersi gli impianti idrici rappresenta un precedente estremamente pesante per la società controllata per il 49% da Veolia. Dunque, la partita non sarà semplice.<br />
Il Comune di Aprilia si prepara a riprendere la gestione degli acquedotti e delle fognature con un vantaggio venuto proprio dagli utenti. Oggi nei bilanci comunali ci sono più di un milione di euro versati dalle settemila famiglie in questi anni. Soldi che se fossero finiti ad Acqualatina oggi sarebbero assorbiti da un bilancio dove pesano i debiti con la banca Depfa, lo stesso istituto sotto inchiesta a Milano per i derivati venduti all&#8217;amministrazione comunale. Quei soldi potranno da domani essere immediatamente usati dalla giunta di Aprilia per riavviare la gestione del servizio idrico integrato. Un vero tesoretto messo da parte con determinazione da chi non ha mai accettato le multinazionali e la gestione privata del bene più prezioso. Ad Aprilia da domani la parola democrazia tornerà ad avere senso.</em><br />
<em>Andrea Palladino</em> da <strong>www.ilmanifesto.it</strong> </p>
<p><code><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/o8_Jjlm1z6k&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/o8_Jjlm1z6k&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></code></p>
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		<title>Da Borsellino a Berlusconi</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Mar 2010 08:11:27 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Attualità]]></category>
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		<category><![CDATA[mafia]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.&#8221; (Paolo Borsellino)
&#8220;Dobbiamo finire di parlare di mafia. Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, giuro, li strozzo&#8221; (Silvio Berlusconi)
Dunque oggi Berlusconi strozzerebbe il magistrato Borsellino? Non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8220;Parlate della mafia. Parlatene alla radio, in televisione, sui giornali. Però parlatene.&#8221;</em> (Paolo Borsellino)</p>
<p><em>&#8220;Dobbiamo finire di parlare di mafia. Se trovo chi ha fatto le nove serie de La Piovra e chi scrive libri sulla mafia che ci fanno fare una bella figura, giuro, li strozzo&#8221;</em> (Silvio Berlusconi)</p>
<p>Dunque oggi Berlusconi strozzerebbe il magistrato Borsellino? Non si può dire. Ma alla manifestazione di domenica è come se lo avessero fatto.</p>
<p><img src="http://4.bp.blogspot.com/_SBr18Nrg7WA/S6Vs-30RDkI/AAAAAAAACGY/fBH_rl3A324/s1600-h/1.jpg" alt="" /></p>
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<p><strong>NO COMMENT</strong></p>
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