Secondo un sondaggio di Tremedia, soltanto il 15% dei messinesi è convinto che il Ponte sullo Stretto sarà pronto nel 2017. E recentemente persino il presidente Lombardo ha “frenato” in questo senso dichiarando: “Mi fanno notare che siamo ancora in una fase di progetto. Prima di mettere una prima pietra e partire ci vorranno ancora 3-4 anni. Non so quindi se per quella data potremo vedere realizzato il ponte sullo stretto”. Ed è – inutile illudersi – ciò che probabilmente penseranno anche i consiglieri comunali della Commissione Ponte (capeggiata dal Partito Democratico). Ma poco sembra importare a questi ultimi, considerando che per loro la torta da spartire non è tanto il Ponte in sé, bensì le cosiddette “opere compensative”, di cui poco ci siamo occupati in passato (e ce ne scusiamo per questo).
Spieghiamolo in soldoni, guardando in faccia la realtà (e che nessuno si senta offeso!): le opere compensative altro non sono che un’occasione d’oro da parte dell’amministrazione comunale per realizzare opere che da sola non riuscirebbe mai per una serie di motivi. Oppure, dando una lettura anche più maligna, un’occasione per l’ennesimo “magna-magna”. L’Aquila docet.
Il consiglio comunale, dunque, se n’è approfittato consegnando un lungo elenco di proposte – manco fosse il papello di Riina – a Piero Ciucci, il quale ha ammesso esplicitamente “Si sono allargati”, ovvero “hanno esagerato”. Ed effettivamente non basterebbe un intero foglio a riportarle tutte. Tra queste, ne ricordiamo brevemente solo alcune: lo spostamento della stazione a Gazzi, il raddoppio della tangenziale da Tremestieri all’Annunziata, fino a Ganzirri, Raccordo e nuova Panoramica proprio alla punta della Sicilia, (area naturalistica di interesse europeo) e persino lo svincolo di Giostra (quello che dovrebbe essere realizzato dal Comune da circa 20 anni, ma che – come dicevamo prima – non riesce, e dunque utilizza la “scusa Ponte” per poterlo terminare).
Su tutte, però, ne spicca una davanti alla quale è impossibile rimanere indifferenti: uno svincolo a Giampilieri. A questo punto sorgono spontanee parecchie domande: come si può definire “compensativo al ponte” uno svincolo distante oltre 30 chilometri dal pilone? E quale sarebbe l’utilità di questo svincolo, considerando la minima distanza da un altro svincolo “compensativo” come quello di Santo Stefano? E soprattutto, con che coraggio proprio nel luogo della tragedia dell’1 ottobre – lo stesso luogo abbandonato dalle istituzioni da 5 mesi a oggi – in cui tutto servirebbe allo stato attuale, meno che uno svincolo?
(continua…)
Presentiamo qui le note tecniche di analisi ambientale, urbanistica e paesaggistica del progetto “Variante di Cannitello” connesso (?) al progetto “Ponte sullo stretto”, redatte dal WWF Calabria, che ringraziamo.
1.Introduzione
Le presenti note si configurano quali Analisi e “Osservazioni” al progetto definitivo ed esecutivo della Variante ferroviaria di Cannitello, anche in merito alla procedura di adeguamento dello stesso alle Prescrizioni e raccomandazioni CIPE (del. 29/03/06 n.83).
“L’intervento di cui sopra costituisce una prima fase dei lavori del più ampio intervento che (le Ferrovie) RFI – rete Ferroviaria Italiana- dovrà mettere in atto per il miglioramento del sistema di penetrazione urbana nel nodo di Reggio Calabria e per rimuovere definitivamente l’ostacolo che la linea ferroviaria attualmente rappresenta per la città di Villa S. Giovanni verso la costa. Le opere da realizzare nell’immediato futuro consentiranno anche di rimuovere l’interferenza che i binari ferroviari rappresentano in località Cannitello per l’avvio dell’opera del Ponte sullo Stretto” (dalla Relazione Esplicativa allegata al Progetto Esecutivo).
Il progetto, qui presentato quale “esecutivo”, si configura come un documento estremamente stringato,eccessivamente schematico, e riguardante esclusivamente l’opera da realizzare. Lo stesso progetto manca di pressoché qualsivoglia riferimento al contesto urbano e ambientale in cui lo stesso va a inserirsi; un ambito ad alta densità abitativa, ad alta valenza turistica e paesaggistica, con notevoli presenze ecologiche e agricole produttive; parte rilevante del nucleo urbano di Cannitello nella parte nord del territorio comunale di Villa S. Giovanni.
I documenti progettuali sono peraltro l’ovvia conseguenza delle carenze di analisi e di programmazione territoriale e ambientale che connota l’operazione e che è riscontrabile nelle anomalie procedurali (sez.5), nonché alle carenze d’indagine idrogeologica (sez.2), alla mancanza di studi d’impatto e di analisi ambientali idonee (che significa non effettuazione della procedura di VIA) (sez. 3) e infine l’assoluta mancanza di valutazione degli effetti urbanistici e sociali (sez. 4).
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La notizia del mese è questa:
Molteplici le perplessità sollevate ed argomentate all’interno della relazione tecnica, partendo proprio dall’ultimo punto, quello delle somme di realizzazione: la Corte dei Conti, infatti, ricorda che l’importo previsto nel progetto preliminare (approvato nel 2003), ammontava a 4,68 miliardi di euro, ma che nell’Allegato Infrastrutture al Dpef 2009/2013, la somma per il Ponte sullo Stretto di Messina, compreso tra gli interventi della Legge obiettivo da cantierare nel prossimo triennio, e’ indicato in 6,1 miliardi di euro (la stessa cifra e’ indicata nel Dpef 2010/2013).
Dubbi anche sulle stime del traffico di mezzi tra le due sponde dello Stretto. Si legge: «Le valutazioni sono state effettuate nel 2001, e potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica. Soltanto un’adeguata stima dei volumi di traffico viario e ferroviario – continuano i componente della Corte – potrà effettivamente consentire, rispettando il quadro della finanza di progetto su cui si fonda circa il 60% delle risorse complessive, di sostenere gli oneri finanziari per interessi, che graveranno sui capitali presi a mutuo».
Per quanto riguarda la fattibilità la Corte segnala invece «l’esigenza di mantenere nel tempo una costante azione di verifica sugli aspetti di fattibilità, che appaiono strettamente connessi anche allo sviluppo tecnologico conseguito dal 2003 sino ad oggi. Il modello progettuale – sottolineano i magistrati contabili – infrange ogni primato sinora esistente (lunghezza dell’impalcato, larghezza della sede stradale e ferroviaria, altezza delle torri e diametro dei cavi): rispetto al ponte più lungo ad unica campata attualmente esistente al mondo, il ponte giapponese di Akashi-Kaikyo con una campata unica di metri 1.991, il ponte sullo stretto di Messina avrebbe una lunghezza superiore del 39,6%, pari a metri 3.300. La Corte – si legge nella relazione – ritiene opportuno che si continui ad adottare tutte le adeguate misure di approfondimento sul tema della fattibilità dell’opera». La Corte inoltre raccomanda all’Amministrazione di valutare attentamente le questioni ambientali «al fine di rendere compatibile l’intervento con le misure di tutela e protezione adottate nell’area».
Quanto alle somme già destinate all’intervento e riutilizzate la Corte segnala l’anomalia che viene a determinarsi poichè «le somme oggetto di riutilizzo, già previste per opere di investimento (ponte sullo Stretto di Messina), vengono destinate a finanziare spese correnti». (tempostretto.it)
Alla fine dunque ci è voluta la Corte dei Conti a far capire che, allo stato attuale, la spesa per l’infrastruttura in questione non è giustificata. Ma diciamoci la verità: è così sorprendente tale notizia? (continua…)
Il Senato, il 4 novembre scorso, ha approvato un decreto (135/09 art. 15) che di fatto consegnerebbe la gestione dell’acqua alle multinazionali. In pratica una vera e propria privatizzazione, finalizzata a favorire queste ultime. L’esperienza di Aprilia ha già dimostrato che il tutto si tradurrà in un esponenziale aumento delle tariffe (anche superiori al 200%). A prescindere dal momento di crisi, è inutile dire che non si può fare a meno dell’acqua…
Il provvedimento approderà alla Commissione Affari Costituzionali della Camera dei Deputati in data 10 Novembre 2009.
Se convertito in legge, il DL 135/09, sottrarrà ai cittadini ed alla sovranità delle Regioni e dei Comuni l’acqua potabile di rubinetto.
Noi pensiamo che sia un epilogo da scongiurare, sia per un concetto inviolabile che annovera l’acqua come un diritto universale e non come merce, ma anche per le ripercussioni disastrose che una privatizzazione potrebbe generare sui cittadini in funzione della crescita delle tariffe.
Pertanto, alla luce di quanto sopra, della conclusione dell’esame presso il Senato e in previsione della discussione di tale provvedimento alla Camera dei Deputati (inizio previsto per il 16 Novembre), chiediamo alle/ai Deputate/Deputati:
- di esprimersi per il ritiro delle nuove norme che privatizzano l’acqua;
- di sostenere gli emendamenti finalizzati ad escludere il servizio idrico dai servizi pubblici locali di rilevanza economica;
- di sostenere, nel corso del dibattito in Assemblea al Senato, le proposte avanzate dal Forum italiano dei Movimenti per l’Acqua.
Invitiamo dunque a firmare la petizione: http://www.petizionionline.it/petizione/campagna-nazionale-salva-lacqua-il-governo-privatizza-l-acqua-/133
e a effettuare un “mail bombing” nei confronti di tutti i deputati da oggi fino al 17 novembre: http://www.acquabenecomune.org/spip.php?article6724
per maggiori info: www.acquabenecomune.org
Come già accennato nella sua relazione che abbiamo illustrato tempo fa, il prof. Ortolani illustra ancora più nel dettaglio come le vittime dell’alluvione del 1 ottobre non siano dovute all’abusivismo.
“E’ evidente che qualcosa non funziona” ci ha detto il prof. Franco Ortolani, Ordinario di Geologia e Direttore del Dipartimento di Pianificazione e Scienza del Territorio, Università di Napoli Federico II. “Il disastroso evento del 1° ottobre rappresenta una catastrofica ed eccezionale sperimentazione naturale che deve essere utilizzata dai ricercatori e dai rappresentanti delle Istituzioni per imparare come potere garantire, almeno, la sicurezza dei cittadini dal momento che l’ambiente è ormai da anni occupato diffusamente con una antropizzazione e urbanizzazione che ha seguito le “regole dell’uomo” e talvolta è stata spontanea, vale a dire abusiva”.
E allora, dato che per correggere bisogna capire, il professore ci guida in un rapido ma lucido e preciso viaggio nell’analisi sull’evento alluvionale del Messinese Jonico: “Il dato emergente e più preoccupante è che eventi piovosi simili possono avvenire in molte altre parti d’Italia, improvvisamente, senza preavviso, colpendo cittadini indifesi. I fenomeni atmosferici che li causano sono “fenomeni autoctoni” che si innescano localmente in certi periodi dell’anno e in certe condizioni morfologiche e atmosferiche, evolvono e ”colpiscono” senza la possibilità che siano individuati in tempo. A dir la verità, anche quando stanno già colpendo con piogge da circa 100 mm l’ora, non vi è un sistema di controllo pluviometrico (almeno un pluviometro moderno collegato in rete per ogni area abitata) che in tempo reale sia in grado in individuare l’area “epicentrale” dell’evento e naturalmente non vi sono piani di protezione dei cittadini già predisposti e sperimentati che consentano, almeno, di non avere vittime”.
E’ quindi importante, secondo il prof. Ortolani, pensare al futuro piuttosto che al passato e, soprattutto, pensare ad agire in modo tale che eventi del genere non si ripetano, e quindi in modo positivo, anzichè prendere provvedimenti troppo affrettati e poco seri in modo negativo su quanto avvenuto, senza capire in realtà a pieno quello che è successo: “Come già detto l’evento del 1 Ottobre 2009 si può verificare in altre zone; ciò nonostante c’è chi preferisce cercare la responsabilità della tragedia, senza prove, invece di rimboccarsi le maniche e cercare di recuperare il tempo perso per fornire una difesa, almeno, per non avere altre vittime da “cumulo nembo”. Ha fatto notizia, nei giorni dopo la tragedia del messinese, la ricerca del “colpevole”; ricerca che dovrebbe essere fatta da esperti tecnici e scienziati per chiarire cosa abbia causato la grande quantità di pioggia precipitata al suolo nella ristretta area epicentrale di circa 50 km quadrati”.
E allora il professore si tuffa all’interno della discussione-tormentone che ha caratterizzato il post-alluvione: è colpa dell’abusivismo, come dice qualcuno, oppure l’abusivismo non c’entra? (continua…)