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		<title>Matteoli e la Fata Morgana</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 13:20:53 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Fata Morgana è un raro fenomeno ottico, simile al miraggio &#8211; visibile dalle coste calabresi dello Stretto in estate &#8211; in cui l&#8217;immagine apparente muta velocemente forma; viene così chiamato per la caratteristica di riprodurre il soggetto a una elevazione dal suolo, proprio come le apparizioni dell&#8217;omonimo personaggio della mitologia celtica. La distanza tra le due coste, così, sembra essere di poche centinaia di metri e si ha l&#8217;impressione di osservare nello Stretto una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo. Un effetto spettacolare e ingannevole, che fa sembrare più vicino ciò che è lontano. Una realtà mutata, insomma. Proprio come fanno certi politici quando parlano del Ponte sullo Stretto.<br />
Basti pensare che, dopo averci ammorbato con la retorica dell’occupazione per i messinesi, i lavori preliminari sono stati affidati a ditte esterne dalla Eurolink (precisamente ad una ditta della provincia di Padova). Così come è una certezza che sarà la Fenice spa, di Torino, ad occuparsi del monitoraggio ambientale nelle aree interessate dai cantieri.<br />
Inoltre, tutti voi avrete letto sui giornali che una settimana fa il ministro Matteoli non si è presentato a Messina in occasione della firma del protocollo d’intesa tra la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, il Project management Consultant Parsons Transportation Group, l’Università degli Studi di Messina, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e Sviluppo Italia Sicilia è rinviata a data da definirsi, nel mese di settembre. Dunque, accordo saltato. Almeno per il momento.<br />
Ma quali erano questi “inderogabili sopraggiunti impegni” di Matteoli, dopo tanti annunci sbandierati per un’opera giudicata (da lui) storica e indispensabile?<br />
In città si dice che <strong>il vero motivo per il quale l’accordo è saltato sembra essere il fatto che la suddetta convenzione sia illegittima</strong>. Vediamo perchè.</p>
<p><em>Martedì 6 luglio abbiamo manifestato, attraverso un sit-in organizzato in concomitanza con la seduta del Senato Accademico, la nostra contrarietà all’assegnazione di uno stabile sito nell’area universitaria di Papardo al Consorzio Eurolink (General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte sullo Stretto).<br />
La nostra manifestazione aveva il significato di rivendicare il principale luogo della formazione ai saperi critici e alla democrazia, e non alla subordinazione all’impresa.<br />
D’altronde ritenevamo non compatibile con la concessione ad Eurolink l’originaria destinazione dell’edificio.<br />
Alla nostra manifestazione il Senato Accademico ha risposto con una nota nella quale si affermava:”La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico”.<br />
In precedenza, però, era stata la stessa Sviluppo Italia Sicilia spa a dichiarare: “E’ stato il massimo rappresentante dell’ateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre società l’edificio” (dichiarazione apparsa in un articolo di Michele Schinella pubblicato su Centonove del 25.06.10)<br />
Riteniamo giusto, quindi ritornare sull’argomento per esprimere il nostro punto di vista. Un punto di vista che avremmo voluto esprimere direttamente al Rettore ed al Senato Accademico che, invece, chiusi a riccio in un Università blindata dalle forze dell’ordine, hanno pensato di negarsi ad una democratica interlocuzione con istanze provenienti dai cittadini.<br />
La struttura assegnata comprende, in particolare, l’“Incubatore d’Imprese” finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association (NBIA), un Incubatore è uno “strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi”. La finalità di un incubatore è dunque “quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidità finanziaria”. Tra gli obiettivi strategici di un incubatore, “la creazione di posti di lavoro; il sostegno all’economia locale; il trasferimento tecnologico e valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali; la promozione economica di specifici gruppi sociali”.<br />
Relativamente agli incubatori sorti in ambito accademico, essi rispondono all’esigenza delle Università d’intensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale. Nello specifico dell’Incubatore d’Imprese dell’Università di Messina, fu presentato un piano finanziario per 4 milioni di euro circa, anche se non è mai stato specificato il reale ammontare dei fondi pubblici poi ottenuti per l’implementazione dell’incubatore. Il complesso si sarebbe dovuto estendere su un’area complessiva di 4.400 mq.<br />
Grazie ad un protocollo d’intesa siglato il 12 dicembre 2002 tra l’allora rettore dell’Università degli Studi di Messina, Gaetano Silvestri, e Sviluppo Italia, l’incubatore venne concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia. Le finalità dichiarate della concessione puntavano al “rinvigorimento dell’economia locale” e all’“offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d&#8217;impresa in una città poco competitiva”. Il protocollo nel dettaglio prevedeva l’impegno dell’Università a concedere in uso a Sviluppo Italia “l’edificio in costruzione all&#8217;interno del polo scientifico, che sarà completato dalla stessa società, con fondi propri, per dare la possibilità alle imprese di insediarsi avendo a disposizione incentivi ed una finanza agevolata”.<br />
Secondo il testo della convenzione, l’incubatore di contrada Papardo doveva essere destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nonostante i notevoli ritardi nel decollo della nuova infrastruttura, nella “Relazione sui risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nell&#8217;anno 2008”, l’Università degli Studi di Messina rifocalizzava la propria attenzione al “crescente interesse dell’Ateneo messinese per il tema del trasferimento tecnologico e della creazione di nuove imprese, in particolare gli spin-off, nell&#8217;ambito di un ampliamento e rafforzamento delle interazioni già esistenti con il sistema produttivo”. Nel sottolineare l’esistenza di cinque imprese spin-off sostenute dall’Ateneo messinese nei settori dell’elettronica, high-tech, scienza della separazione, la Relazione annunciava il “completamento” dell’incubatore d’impresa, che “offrirà possibilità concrete di promozione al territorio nel quale l’Università opera, e in generale a coloro, potenziali imprenditori, che ne facciano richiesta”.<br />
<strong>Sviluppo Italia Sicilia ha un capitale sociale di 6.816.066,92 euro, controllato al 100% dalla Regione Siciliana (100%) che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria per l’attraversamento stabile dello Stretto che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, ottenuti in concessione dell’Università di Messina, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d’imprese, i canoni mensili per l’affitto del core business del Ponte sullo Stretto.</strong><br />
A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”.<br />
Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina &#8211; spiega l’economista &#8211; era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative». <strong>Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. Nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI ha sedi o filiali nell’area dello Stretto di Messina (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink).</strong><br />
«Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato», afferma ancora il professor Signorino. «In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale».<br />
Va in conclusione sottolineata la visione tutta spinta sul “mercato” e le “imprese profit” del presunto incubatore d’imprese di contrada Papardo, quando molte esperienze internazionali sono molto meglio puntate verso incubatori accademici preposti all’accompagnamento, formazione, ricerca e sostegno degli a favore delle cosiddetta “economia solidale” (no profit, cooperativismo, ecc.). Perché queste esperienze, tra l’altro sostenute con fondi della cooperazione internazionale (Unione Europea) funzionano con esito mentre a Messina falliscono miseramente e l’Università abdica al proprio ruolo guida a favore di agenzie regionali pro-mercato e/o i colossi d’argilla del capitalismo made in Italy?</em></p>
<p>http://www.noponte.it/2010/07/rete-no-ponte-il-nostro-punto-di-vista.html</p>
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		<title>Alluvione: l&#8217;abusivismo non c&#8217;entra &#8211; Seconda puntata</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 14:08:17 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati 9 mesi dalla terribile alluvione del 1° ottobre. Da quel momento, Energia Messinese ha fatto quel poco che poteva fare nei confronti delle vittime e degli sfollati. Abbiamo ricordato le vittime con fiaccolate pubbliche; abbiamo fornito loro beni di prima necessità durante l’emergenza; abbiamo cercato un lavoro a chi lo perse per colpa di quella straordinaria perturbazione. Ma uno dei nostri intenti è stato anche, nei limiti del possibile, quello di far emergere la verità quando estemporanee, incaute e comunque discutibili dichiarazioni da parte del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso identificarono erroneamente l’abusivismo come causa del disastro. Per far questo motivo abbiamo dato la parola a esperti in materia, come Franco Ortolani (Professore Ordinario di Geologia all’Università di Napoli).<br />
A seguito di numerosi episodi di dissesto idrogeologico, in particolare nel mese di marzo, abbiamo ritenuto giusto ribadire il concetto dando spazio a un altro esperto come Enrico Foti (Prof. Ordinario di Idraulica, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale all’Università di Catania), il quale, oltre a negare l’abusivismo come causa, espone le sue proposte per quel che concerne la messa in sicurezza dei territori.<br />
Il seguente testo è tratto da “<strong><em>Il Giornale dell’Ingegnere</em></strong>”, che ringraziamo.</p>
<p><em>Le alluvioni e le frane che continuano a interessare diverse regioni italiane portano ancora una volta drammaticamente in evidenza il problema di una efficace prevenzione e protezione dei centri urbani dal rischio idraulico, ossia dal rischio di eventi calamitosi riconducibili agli effetti prodotti dall’azione dell’acqua sul territorio, quali esondazioni dei corsi d’acqua, colate detritiche, trasporto di materiale alluvionale, etc.<br />
Schematicamente il rischio viene valutato come il prodotto di tre fattori, e precisamente: 1) la pericolosità, cioè la probabilità che si verifichi un evento calamitoso; 2) la vulnerabilità, ossia la capacità di resistenza alle sollecitazioni prodotte dall’evento; 3) il valore degli elementi esposti a rischio, ossia persone, proprietà, attività economiche, ma anche beni ambientali, presenti nella zona interessata dall’evento calamitoso.<span id="more-1856"></span><br />
La mitigazione di detto rischio può in parte essere affidata ad adeguati strumenti di pianificazione territoriale. Al riguardo si ricorda che la normativa vigente in materia di difesa del suolo, ed in particolare la Legge 267/98, nota come Legge Sarno, impone la perimetrazione delle aree “a rischio idrogeologico”, come viene impropriamente identificato il rischio idraulico e il rischio da frane, nell’ambito dei Piani stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.).<br />
In effetti, la corretta mappatura delle zone a rischio idraulico rappresenta l’elemento chiave per la protezione idraulica del territorio; tuttavia oggi essa si rivela spesso carente, soprattutto con riguardo ai piccoli bacini (possono considerarsi tali quelli estesi al più di una decina di km2), generalmente trascurati rispetto a quelli maggiori, sui quali in passato si sono concentrati la maggior parte degli studi e degli interventi. E ciò nonostante il fatto che oggi in caso di alluvioni o di frane si registri il maggior numero di perdite di vite umane e di danni proprio dei piccoli bacini. Detti bacini, infatti, presentano un comportamento idraulico peculiare a causa di alcune criticità che, in occasione di eventi meteorologici estremi, aumentano la vulnerabilità dei beni esposti. Tra queste criticità si rilevano, in particolare, i ridotti tempo di corrivazione, che riducono l’efficacia dei sistemi di monitoraggio e di allerta della popolazione, e l’impulsività della risposta idraulica, principalmente dovuta alle elevate pendenze usualmente in gioco e alla notevole incidenza delle superfici impermeabili. Tali caratteristiche rendono i modelli idrologici e idraulici attualmente disponibili, e per lo più sviluppati per i grandi bacini idrografici, poco efficaci. Ciò comporta nella pratica una valutazione del rischio spesso basata su un’anamnesi storica degli eventi, cui è velleitario associare un qualunque significato statistico.<br />
Emblematico è il caso dell’alluvione che il 1° ottobre 2009 ha colpito i comuni di Itala, Messina e Scaletta Zanclea del messinese, provocando un totale di 37 vittime, numerosi feriti, ingenti danni ad infrastrutture di trasporto nonché ad edifici pubblici e privati. I bacini idrografici che sono stati interessati dal citato evento calamitoso risultano, infatti, localizzati in una stretta fascia di territorio che si affaccia sullo Ionio. In detta zona, la presenza dei Peloritani, prospicienti sulla costa, da cui originano detti bacini, determina elevatissime pendenze e modeste estensioni (superfici quasi sempre inferiori ai 15 km2). Essi inoltre sono caratterizzati da terreni metamorfici facilmente erodibili, anche per la natura semi-arida del clima che favorisce piogge intense solo in alcuni brevi periodi dell’anno.<br />
Nonostante la rappresentata complessa orografia, essi sono fortemente antropizzati, soprattutto nelle ristrette fasce costiere, peraltro attraversate da numerose infrastrutture lineari di trasporto (strade, autostrade e ferrovie) che hanno ulteriormente inciso sullo sviluppo urbanistico dei centri abitati in oggetto. Sebbene le analisi preliminari sembrino indicare che l’evento pluviometrico del 1° ottobre, che ha provocato l’esondazione di numerosi corsi d’acqua, numerosissimi eventi franosi e colate di fango e di detriti miste ad acqua, abbia avuto carattere di eccezionalità, tuttavia gli effetti del suolo di tale evento hanno messo in luce alcune delle sopra citate criticità nonché alcune cause predisponenti degli ingenti danni di natura antropica.<br />
Con riguardo al profilo delle criticità dei piccoli bacini, come sopra indicate, nel caso in esame bisogna ulteriormente rilevare che le numerosissime colate detritiche sono state altresì favorite dal fatto che l’erodibilità dei suoli è risultata notevolmente accresciuta per effetto di un diffuso abbandono dei territori e delle colture e, almeno parzialmente, per effetto di numerosi incendi che nelle ultime stagioni estive hanno interessato dette aree.<br />
Per quanto concerne le ulteriori cause predisponenti di natura antropica, pur <strong>dovendosi escludere del tutto cause comunque riferibili a pratiche di abusivismo edilizio</strong>, si è storicamente rilevato uno sviluppo del territorio piuttosto “disordinato” dal punto di vista idraulico, che ha prodotto una diffusa commistione di “funzioni”: non di rado, infatti, i torrenti sono diventati vie di accesso o vere e proprie vie di comunicazione, spesso, peraltro, prive di adeguate opere idrauliche di regimentazione e di smaltimento delle acque. Ma v’è di più: tale disordinato sviluppo non è per nulla stato contenuto nemmeno dalla realizzazione di opere di deflusso, anch’essa avvenuta in modo disordinato e incurante dei conseguenti effetti su scala di bacino. Al riguardo si pensi agli attraversamenti delle infrastrutture lineari di trasporto progettati per smaltire esclusivamente portate liquide e soprattutto caratterizzati da sezioni trasversali sempre più piccole da monte verso valle.<br />
Infine, circostanza non meno importante, si è anche rilevata una scarsa sensibilità della popolazione ai problemi connessi al rischio idraulico e di frana. Non vi è dubbio, infatti, che l’utilizzazione di attraversamenti a guado quali vie d’accesso a diversi edifici privati; la realizzazione negli impluvi di numerosissime vasche per l’irrigazione, anche di grandi dimensioni, che hanno ceduto durante l’evento; l’ostruzione di tombinature a causa di auto o altri mezzi ivi parcheggiati; abbiano esaltato gli effetti dell’evento.<br />
L’ipotesi iniziale della delocalizzazione generalizzata dei centri abitati maggiormente colpiti dall’evento è stata subito abbandonata per diversi motivi sia di natura tecnica che sociale. L’abbandono degli abitati, infatti, avrebbe comportato gravi ripercussioni sugli stili di vita della popolazione, già profondamente provata dall’evento e, cosa non meno importante, sull’ambiente per molteplici questioni: ulteriore abbandono delle campagne; utilizzo di spazi necessari alle nuove edificazioni; definitivo degrado del <strong>patrimonio edilizio e storico cui le popolazioni sono legate da profondo retaggio storico-culturale</strong>. Inoltre, deve considerarsi che la gran parte del territorio della provincia di Messina, come peraltro rilevato sin dall’inizio dai consulenti designati dal Commissario Delegato per l’emergenza, che hanno ritenuto ragionevolmente possibile il rientro parziale delle popolazioni in aree a modesto rischio residuo, e come drammaticamente si sta constatando in questi giorni, è caratterizzato da estrema vulnerabilità idrogeologica, che rende notevolmente difficoltosa se non impossibile l’individuazione di eventuali aree sicure e relativamente vicine, dove poter effettuare delocalizzazioni.<br />
Si è quindi deciso di intervenire sinergicamente sui diversi fattori che compongono il rischio, al fine di garantire una efficace messa in sicurezza delle zone colpite, minimizzando gli impatti sulla popolazione e sull’ambiente.<br />
Assumendo l’evento pluviometrico come forzante, è evidente che è impossibile intervenire sulla pericolosità. Risulta invece possibile, ed è già in atto, l’intervento su altri fattori di rischio. In particolare, si prevede di ottenere la riduzione della vulnerabilità con interventi volti a stabilizzare i versanti e a sistemare idraulicamente i corsi d’acqua e gli impluvi minori: il problema delle interferenze delle infrastrutture lineari di trasporto con la rete idrografica sarà affrontato in maniera unitaria su scala di bacino. Inoltre, la riduzione della vulnerabilità dovrà essere perseguita anche attraverso lo sviluppo di un adeguato sistema di monitoraggio, di allerta e di educazione della popolazione alla gestione dell’evento, in modo tale che non solo venga tempestivamente avvisata detta popolazione alla gestione dell’evento, in modo tale che non solo venga tempestivamente avvisata detta popolazione sul pericolo imminente di un evento alluvionale potenzialmente catastrofico, ma che vengano attuati comportamenti che neutralizzino ulteriori cause predisponenti e favoriscano la gestione dell’emergenza. Infine, la riduzione del valore degli elementi esposti potrà avvenire sulla base di considerazioni geomorfologiche, idrauliche e geotecniche, così come già fatto, mediante l’individuazione selettiva di edifici pubblici e privati da demolire e delocalizzare in aree più sicure.<br />
A fronte delle superiori considerazioni, i tre comuni maggiormente colpiti dall’alluvione del 1° ottobre 2009, con costi e perdite elevatissimi, sono oggi oggetto di attenzione e di interventi di mitigazione del rischio idraulico che, certamente, renderanno i luoghi più sicuri. Resta tuttavia il timore che numerosi altri siti, verosimilmente caratterizzati da analoghe situazioni orografiche e/o da simili sviluppi urbanistici come quelli sopra sinteticamente descritti, possano essere soggetti a rischio idraulico elevato e che pertanto un’effettiva azione di prevenzione e protezione da tale rischio in Italia presupponga adeguati investimenti sia in termini di studi qualificati, sia in termini legislativi, nonché, infine, di risorse economiche.</em></p>
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		<title>Cineforum Messinese &#8211; Film: &#8220;Scacco al Re, la cattura di Provenzano&#8221; + intervento di NICOLA BIONDO</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jun 2010 07:23:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diegoindaimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[[ 16 giugno 2010; 21:00 a 23:00. ] 
CINEFORUM MESSINESE
FILM: Scacco al re, la cattura di Provenzano
MERCOLEDI 16 GIUGNO ORE 21.00
Salone del Santuario Madonna di Lourdes
Viale Regina Margherita 39

In più, alla fine del film, collegamento via skype con NICOLA BIONDO, autore del libro-inchiesta "IL PATTO - Da Ciancimino a Dell’Utri, la trattativa tra Stato e Mafia nel racconto inedito di un infiltrato”, prefazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">16 giugno 2010</td></tr><tr><td class="ec3_start">21:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">23:00</td></tr></table><p><a href="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/06/scaccoalre.jpg"><img class="alignleft size-full wp-image-1860" title="scaccoalre" src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/06/scaccoalre.jpg" alt="" width="200" height="295" /></a></p>
<p style="text-align: center;"><strong>CINEFORUM MESSINESE</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>FILM: Scacco al re, la cattura di Provenzano</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>MERCOLEDI 16 GIUGNO ORE 21.00</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Salone del Santuario Madonna di Lourdes</strong></p>
<p style="text-align: center;"><strong>Viale Regina Margherita 39</strong></p>
<p>In più, alla fine del film, collegamento via skype con <strong><a href="http://www.youtube.com/view_play_list?p=80FE418EA0BC0B96&#038;playnext=1&#038;playnext_from=PL&#038;v=n1q4dybM6fk">NICOLA BIONDO</a></strong>, autore del libro-inchiesta &#8220;<em><strong>IL PATTO</strong> &#8211; Da Ciancimino a Dell’Utri, la trattativa tra Stato e Mafia nel racconto inedito di un infiltrato</em>”, prefazione di Marco Travaglio (ed. Chiarelettere).</p>
<div id="_mcePaste"><em>Si vedono messaggi e pacchi uscire da casa Provenzano, attraversare Corleone passando da più mani, fino al covo di Montagna dei Cavalli. Nelle intercettazioni una donna preoccupata chiede al marito di non fare più il postino della mafia: «Un giorno potresti ritrovarti da solo». Ma l&#8217;uomo non l&#8217;ascolta e, seguendolo, la polizia arriva al covo di Provenzano. Sono i mafiosi gli attori protagonisti di “Scacco al re”, il film documento, in onda stasera su RaiTre, che racconta la cattura di &#8220;Binnu&#8221;: cento minuti per ricostruire gli ultimi 39 giorni della caccia al latitante più famoso d&#8217;Italia, una partita durata 43 anni. Arrestato 1&#8242;11 aprile 2006 in un casolare di campagna a Corleone, da trenta poliziotti della Mobile di Palermo e dello Sco, era ricercato dal &#8216;63. Nell&#8217;emozionante documento (RaiFiction e Magnolia) realizzato con i video inediti girati dalla polizia (ideato da Claudio Canepari e Piergiorgio Di Cara, che firma anche la sceneggiatura con Clelio Benevento, Salvo Palazzolo, la regia è di Canepari, Mariano Cirino e Paolo Santolini), la voce di Provenzano è di Andrea Camilleri; mentre Di Cara, uno degli sceneggiatori nonché commissario di polizia a Palermo e scrittore, tiene il filo degli eventi. «Volevamo raccontare, attraverso un punto di vista inedito, cos&#8217; è stato il potere di un uomo rimasto latitante 43 anni» spiegano gli autori «Sono gli stessi mafiosi a dircelo». Il figlio di Totò Riina davanti alla lapide che ricorda la strage di Capaci sussurra a un amico: «Ancora ci appizzanu le corone di fiori a stu coso? Io non so come sarebbe andata a finire se a mio padre lo Stato un ci avissi fatto calare le corna». Parlano i magistrati di Palermo Michele Prestipino, Marzia Sabella, Giuseppe Pignatone e il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso: «Per troppo tempo le indagini sono state una partita col trucco». Il superlatitante veniva informato di ogni movimento: uno dei capitoli più delicati, quello delle talpe. La fine è nota, ma il lavoro svolto dagli investigatori (al centro  dell&#8217;Ultimo padrino di Marco Risi con Michele Placido nei panni di Provenzano), no. Ora speranze, paure, delusioni, la gioia, hanno il volto di persone sconosciute che hanno rinunciato a sonno, ferie, amicizie, famiglia, per dare scacco al re.</em></div>
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		<title>CineforuMessinese: &#8220;Genova 01 &#8211; Il seme della follia&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 31 May 2010 12:03:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[ 2 giugno 2010; 21:00 a 23:00. ] Continuano imperterrite le nostre proiezioni sui misteri italiani del mercoledì. Il film sarà "Genova 01 - Il seme della follia", incentrato sul tristemente famoso G8 di nove anni fa.
Avremo come ospiti alcuni cittadini messinesi presenti a Genova proprio in quei giorni, i quali ci racconteranno la propria testimonianza durante il dibattito post-film.
Appuntamento il 2 giugno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">2 giugno 2010</td></tr><tr><td class="ec3_start">21:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">23:00</td></tr></table><p>Continuano imperterrite le nostre proiezioni sui misteri italiani del mercoledì. Il film sarà &#8220;Genova 01 &#8211; Il seme della follia&#8221;, incentrato sul tristemente famoso G8 di nove anni fa.<br />
Avremo come ospiti alcuni cittadini messinesi presenti a Genova proprio in quei giorni, i quali ci racconteranno la propria testimonianza durante il dibattito post-film.<br />
Appuntamento il <strong>2 giugno</strong> (non ci fermiamo neanche per la festa della Repubblica), ore 21 al Santuario di Lourdes.</p>
<p><strong>INGRESSO GRATUITO</strong></p>
<p><em>LA TRAMA DEL FILM</em></p>
<p><em>I tre capitoli che riguardano i tre momenti fondamentali che hanno determinato i fatti del G8:</em></p>
<p><em>1. I Black bloc devastano la città</p>
<p>La mattina del 20, molto prima dell&#8217;inizio delle manifestazioni programmate, compaiono i black bloc, in circa 200 in piazza Paolo da Novi. Piazza Paolo da Novi è un rettangolo con sette uscite. In quel momento dislocati in varie parti della città ci sono diverse migliaia di uomini delle forze dell&#8217;ordine, i cortei autorizzati devono ancora partire, la piazza dei black bloc è l&#8217;unico focolaio di violenza. L&#8217;Ansa registra scontri e devastazioni in piazza savonarola, via Casaregis, piazza Tommaseo, su fino a via Tolemaide e Corso Gastaldi, dove è previsto, il passaggio del corteo autorizzato delle tute bianche. Ad un certo punto, il grosso del gruppo scende verso piazzale Kennedy la gamma 3 del commissario di polizia Angelo Gaggiano li insegue. In fondo al viale c&#8217;è un intero battaglione di carabinieri del Tuscania, il gruppo più equipaggiato che c&#8217;è a Genova per questo genere di interventi. Gaggiano via radio chiede ripetutamente il loro intervento: &#8220;chiudeteli in mezzo&#8221;, &#8220;stanno in trappola&#8221;. Ma i carabinieri non si muoveranno, decideranno di non intervenire. I black bloc si disperdono di nuovo per le strade di Genova.</p>
<p>2. I carabinieri attaccano il corteo autorizzato</p>
<p>I Black bloc sconvolgono la sceneggiatura del G8: il Viminale si era preparato a fronteggiare un assalto, più simbolico che reale, alla zona rossa. I cortei si sarebbero fermati davanti al muro di ferro, avrebbero tentato qualche sortita, sarebbero comparsi gli idranti, forse qualche manifestante avrebbe varcato la zona proibita con una bandiera, e tutto sarebbe finito lì. Questi erano gli accordi. Ma nessuno aveva fatto i conti con i black bloc. Il gruppo,si dirige verso il carcere di Marassi; sulla strada distrugge tutto ciò che incontra, un piccolo supermercato viene saccheggiato, all&#8217;arrivo dei neri a Marassi i contingenti che proteggono il carcere si allontanano. I pacifico corteo partito dal Carlini &#8211; ventimila persone con in testa i disobbedienti di casarini &#8211; scende da via Tolemaide. Per motivi mai chiariti, il capitano dei carabinieri Picozzi, decide di caricare il corteo autorizzato, dando inizio agli scontri che porteranno alla morte di Carlo Giuliani. All&#8217;uscita dal carlini le tute bianche si mischiano alla moltitudine dei ventimila che assaliranno i potenti della terra. Casarini racconta lo stato di tensione positiva, la sensazione di vivere una giornata importante. Poi l&#8217;arrivo quasi all&#8217;incrocio con corso Torino, i lacrimogeni, l&#8217;inattesa carica dei carabinieri, mentre il commissaro Gaggiano grida inutilmente di togliersi da lì, di lasciarli passare,bardature e scudi si rivelano inutili, le prime file dei manifestanti vengono travolte, chi finisce oltre il cordone dei carabinieri viene massacrato di botte. Nel frattempo però i disobbedienti si sono organizzati, e hanno reagito alle cariche. Si è scatenata la guerriglia urbana.</p>
<p>3. L&#8217;irruzione della polizia nella scuola Diaz</p>
<p></em></p>
<p><em>Cosa accadde alla Diaz è ormai chiaro: un brutale pestaggio, una sospensione della stato di diritto che portò al ferimento di 96 persone e al processo per 29 tra funzionari e agenti di polizia. Perché ciò accadde invece non è ancora chiaro: errore di valutazione sulla presenza di violenti nella scuola; voglia di prendersi una rivincita dopo il disastro del pomeriggio; sabotaggio organizzato per mettere in cattiva luce la catena di comando delle operazioni; momento di follia collettiva in cui le peggiori pulsioni all&#8217;interno degli apparati di polizia ebbero libero sfogo.<br />
Il settimo nucleo del Primo Reparto Mobile di Roma è davvero &#8211; come sostiene la magistratura &#8211; responsabile di quel massacro?</em></p>
<p><code><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="385" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="allowscriptaccess" value="always" /><param name="src" value="http://www.youtube.com/v/AbQ91SIAnAw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="385" src="http://www.youtube.com/v/AbQ91SIAnAw&amp;hl=it_IT&amp;fs=1&amp;" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true"></embed></object></code></p>
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		<title>&#8220;Profumo di Liberta&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 20 May 2010 09:05:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diegoindaimo</dc:creator>
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PROFUMO DI LIBERTA&#8217;
MESSINA SCENDE IN PIAZZA CONTRO TUTTE LE MAFIE
Programma:
ORE 10.00 &#8211; 17.00
A PIAZZA CAIROLI TUTTE LE ASSOCIAZIONI CHE HANNO ADERITO ALLESTIRANNO UN  BANCHETTO INFORMATIVO DELLE PROPRIE ATTIVITA&#8217;
ORE 17.58 (orario in cui esplose la bomba il 23 maggio 1992 a Capaci, in  cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignleft size-medium wp-image-1846" title="volantino_profumo_di_liberta" src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/05/volantino_profumo_di_liberta-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /><strong>DOMENICA 23 MAGGIO 2010<br />
PROFUMO DI LIBERTA&#8217;<br />
MESSINA SCENDE IN PIAZZA CONTRO TUTTE LE MAFIE</strong></p>
<p>Programma:</p>
<p>ORE 10.00 &#8211; 17.00<br />
A PIAZZA CAIROLI TUTTE LE ASSOCIAZIONI CHE HANNO ADERITO ALLESTIRANNO UN  BANCHETTO INFORMATIVO DELLE PROPRIE ATTIVITA&#8217;</p>
<p>ORE 17.58 (orario in cui esplose la bomba il 23 maggio 1992 a Capaci, in  cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e la scorta): VERRA&#8217; OSSERVATO  UN MINUTO DI SILENZIO</p>
<p>ORE 18.00 &#8211; CORTEO CHE SEGUIRA&#8217; IL PERCORSO: PIAZZA CAIROLI &#8211; VIA T.  CANNIZZARO &#8211; VIA A. MARTINO (VERSO PIAZZA DEL POPOLO) &#8211; VIA S. CECILIA &#8211;  VIALE SAN MARTINO &#8211; PIAZZA CAIROLI<br />
Unica richiesta durante il corteo: non sono ammessi striscioni/bandiere  di partiti e associazioni. Sarà un corteo non politico, nè  politicizzato, anche per evitare strumentalizzazioni. Cerchiamo la  partecipazione di persone in quanto tali. Sono invece ben accetti striscioni a tema sulla mafia e sulle vittime oppure le agende rosse.</p>
<p>Alla fine del corteo (ore 19.00 circa)<br />
Interventi dal palco con OSPITI: PINO MANIACI (TELEFONICAMENTE),  ANTONINO MONTELEONE, ANTONIO MAZZEO, GIANLUCA MANCA, IGNAZIO CUTRO&#8217;,  ENRICO DI GIACOMO, ED ALTRI OSPITI IN ATTESA DI CONFERMA (eventuali  nuove adesioni degli ospiti saranno aggiunte modificando questo  messaggio)</p>
<p>L&#8217;evento è patrocinato dal Comune di Messina e dall&#8217;Assessorato comunale  al Patrimonio e al Decentramento.</p>
<p>La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra  bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata  opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che  coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a  sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa  rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell&#8217;indifferenza, della  contiguità e quindi della complicità. (Paolo Borsellino)</p>
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