
Questa manifestazione non servirà a sconfiggere la mafia! servirà, si spera, a risvegliare le coscienze, a far nascere quel sentimento di ribellione dentro di noi che da troppo tempo viene soppresso dalla paura di lottare soli. Noi siamo con voi, vittime della mafia, vittime del pizzo. Noi siamo con voi, questo è il NO MAFIA DAY !!
Il 13 Marzo si svolgerà a Reggio Calabria il primo “No mafia Day” manifestazione nazionale contri tutte le criminalità organizzate.
La scelta di organizzare questa giornata a Reggio Calabria è stata determinata dagli ultimi fatti di cronaca avvenuti nella città calabrese. Le intimidazioni ai magistrati di Reggio Calabria, da sempre in prima linea nella lotta alla ‘ndrangheta, sono la dimostrazione della prepotenza della criminalità calabrese che ormai detiene il pieno controllo del territorio.
La manifestazione del 13 Marzo, dunque, vuole essere la dimostrazione che la società civile non si piega alla violenza della criminalità organizzata e vuole reagire.
L’associazione “Energia Messinese” organizza le partenze da Messina ed invita tutte le associazioni, i gruppi e i singoli cittadini che volessero unirsi alla manifestazione a contattare l’indirizzo e-mail info@energiamessinese.it o a raggiungerci alle 12.45 presso la Stazione Marittima di Messina per coordinare le partenze e formare un unico corteo proveniente da Messina.
Il corteo avrà inizio alle 15.00 da Piazza Garibaldi e si snoderà lungo il seguente percorso: Piazza Garibaldi, largo Missori, via Marina Alta, via
Colombo, corso Garibaldi ; piazza Duomo.
DIMOSTRIAMO CHE MESSINA NON E’ DEL TUTTO ADDORMENTATA !

, davanti alla Prefettura di Messina. Nemmeno un anno dalla Repubblica, nemmeno due mesi prima di Portella della Ginestra. Decine di migliaia in piazza fra artigiani, impiegati, operai. Sul fronte opposto Carabinieri e Polizia. Causa della protesta le nuove imposte di consumo sui generi di prima necessità e la mancata osservanza del contratto nazionale a favore dei lavoratori industriali. I sindacati tentano invano un incontro col Prefetto, mentre fra la folla gruppi monarchico-fascista e agenti infiltrati fomentano l’agitazione popolare. Si affaccia il viceprefetto Castrogiovanni, inizia la sassaiola, i lavoratori sono un fiume in piena, incontenibili, nel panico e in netta minoranza le forze dell’ordine. “Avanti Savoia!” riecheggia così il grido di un ufficiale dei Carabinieri. Esplodono i colpi. Sulla trentina i feriti, tre uomini toccano il suolo, due non si solleveranno più: il calzolaio Giuseppe Maiorana di 41 anni, e il manovale Biagio Pellegrino di 34, entrambi militanti nel PCI. Il terzo, Giuseppe Lo Vecchio operaio di 19 anni, morirà giorni dopo all’ospedale Regina Margherita. Minimo il rilievo sulla stampa cittadina mentre in campo nazionale sorgono domande. Si apre il capitolo giudiziario, nel ’54 viene celebrato il processo, cinque fra carabinieri e poliziotti accusati non sono ritenuti responsabili del crimine. Sentenza confermata in appello l’anno seguente. Termina così la prima pagina nera della Repubblica e della Messina postbellica. Caduta nel dimenticatoio, questa vicenda è nota a pochi, solo al 40° anniversario il Comune di Messina pone una lapide nel luogo dell’accaduto senza preoccuparsi di inaugurarla. Dopo un’iniziativa spontanea proveniente dal web, l’associazione Energia Messinese abbraccia con entusiasmo la causa e invita tutti i cittadini, Domenica 7 Marzo a porre liberamente e senza vincoli di orario un fiore sulla lapide. Un piccolo gesto spontaneo a basso costo, per tenere accesa la luce della memoria; con la speranza di far conoscere la storia Messinese, quel patrimonio comune che spesso viene dimenticato, riferito male, a metà, strumentalizzato. La sconfitta la paghiamo oggi, nell’anticultura profusa da una parte consistente del circuito mediatico, nel sapere di pochi e nel silenzio di troppi, con la conseguenza, perseguita troppo spesso dal sistema dominante, di calare una coltre di oblìo su vicende che, invece, dovrebbero essere assunte con orgoglio al patrimonio civile di un comunità intera. La sconfitta la paghiamo oggi, quando non ci ricordiamo che molti dei nostri diritti nascono dal sangue di persone che per i propri ideali hanno perso la vita. E invece va coltivato il piacere di ricordarli quei martiri, perché il loro sacrificio possa ancora significare qualcosa in tempi duri in cui i diritti conquistati con anni di battaglie vengono progressivamente cancellati . Il 7 Marzo il fiore di ognuno di noi sulla lapide di Piazza Unità d’Italia può essere, e non sarà mai troppo tardi, un contributo per ricominciare su basi nuove eppure antiche un percorso di solidarietà civile.
