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	<title>Energia Messinese &#187; Politica</title>
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		<title>Matteoli e la Fata Morgana</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 13:20:53 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Fata Morgana è un raro fenomeno ottico, simile al miraggio &#8211; visibile dalle coste calabresi dello Stretto in estate &#8211; in cui l&#8217;immagine apparente muta velocemente forma; viene così chiamato per la caratteristica di riprodurre il soggetto a una elevazione dal suolo, proprio come le apparizioni dell&#8217;omonimo personaggio della mitologia celtica. La distanza tra le due coste, così, sembra essere di poche centinaia di metri e si ha l&#8217;impressione di osservare nello Stretto una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo. Un effetto spettacolare e ingannevole, che fa sembrare più vicino ciò che è lontano. Una realtà mutata, insomma. Proprio come fanno certi politici quando parlano del Ponte sullo Stretto.<br />
Basti pensare che, dopo averci ammorbato con la retorica dell’occupazione per i messinesi, i lavori preliminari sono stati affidati a ditte esterne dalla Eurolink (precisamente ad una ditta della provincia di Padova). Così come è una certezza che sarà la Fenice spa, di Torino, ad occuparsi del monitoraggio ambientale nelle aree interessate dai cantieri.<br />
Inoltre, tutti voi avrete letto sui giornali che una settimana fa il ministro Matteoli non si è presentato a Messina in occasione della firma del protocollo d’intesa tra la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, il Project management Consultant Parsons Transportation Group, l’Università degli Studi di Messina, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e Sviluppo Italia Sicilia è rinviata a data da definirsi, nel mese di settembre. Dunque, accordo saltato. Almeno per il momento.<br />
Ma quali erano questi “inderogabili sopraggiunti impegni” di Matteoli, dopo tanti annunci sbandierati per un’opera giudicata (da lui) storica e indispensabile?<br />
In città si dice che <strong>il vero motivo per il quale l’accordo è saltato sembra essere il fatto che la suddetta convenzione sia illegittima</strong>. Vediamo perchè.</p>
<p><em>Martedì 6 luglio abbiamo manifestato, attraverso un sit-in organizzato in concomitanza con la seduta del Senato Accademico, la nostra contrarietà all’assegnazione di uno stabile sito nell’area universitaria di Papardo al Consorzio Eurolink (General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte sullo Stretto).<br />
La nostra manifestazione aveva il significato di rivendicare il principale luogo della formazione ai saperi critici e alla democrazia, e non alla subordinazione all’impresa.<br />
D’altronde ritenevamo non compatibile con la concessione ad Eurolink l’originaria destinazione dell’edificio.<br />
Alla nostra manifestazione il Senato Accademico ha risposto con una nota nella quale si affermava:”La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico”.<br />
In precedenza, però, era stata la stessa Sviluppo Italia Sicilia spa a dichiarare: “E’ stato il massimo rappresentante dell’ateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre società l’edificio” (dichiarazione apparsa in un articolo di Michele Schinella pubblicato su Centonove del 25.06.10)<br />
Riteniamo giusto, quindi ritornare sull’argomento per esprimere il nostro punto di vista. Un punto di vista che avremmo voluto esprimere direttamente al Rettore ed al Senato Accademico che, invece, chiusi a riccio in un Università blindata dalle forze dell’ordine, hanno pensato di negarsi ad una democratica interlocuzione con istanze provenienti dai cittadini.<br />
La struttura assegnata comprende, in particolare, l’“Incubatore d’Imprese” finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association (NBIA), un Incubatore è uno “strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi”. La finalità di un incubatore è dunque “quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidità finanziaria”. Tra gli obiettivi strategici di un incubatore, “la creazione di posti di lavoro; il sostegno all’economia locale; il trasferimento tecnologico e valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali; la promozione economica di specifici gruppi sociali”.<br />
Relativamente agli incubatori sorti in ambito accademico, essi rispondono all’esigenza delle Università d’intensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale. Nello specifico dell’Incubatore d’Imprese dell’Università di Messina, fu presentato un piano finanziario per 4 milioni di euro circa, anche se non è mai stato specificato il reale ammontare dei fondi pubblici poi ottenuti per l’implementazione dell’incubatore. Il complesso si sarebbe dovuto estendere su un’area complessiva di 4.400 mq.<br />
Grazie ad un protocollo d’intesa siglato il 12 dicembre 2002 tra l’allora rettore dell’Università degli Studi di Messina, Gaetano Silvestri, e Sviluppo Italia, l’incubatore venne concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia. Le finalità dichiarate della concessione puntavano al “rinvigorimento dell’economia locale” e all’“offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d&#8217;impresa in una città poco competitiva”. Il protocollo nel dettaglio prevedeva l’impegno dell’Università a concedere in uso a Sviluppo Italia “l’edificio in costruzione all&#8217;interno del polo scientifico, che sarà completato dalla stessa società, con fondi propri, per dare la possibilità alle imprese di insediarsi avendo a disposizione incentivi ed una finanza agevolata”.<br />
Secondo il testo della convenzione, l’incubatore di contrada Papardo doveva essere destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nonostante i notevoli ritardi nel decollo della nuova infrastruttura, nella “Relazione sui risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nell&#8217;anno 2008”, l’Università degli Studi di Messina rifocalizzava la propria attenzione al “crescente interesse dell’Ateneo messinese per il tema del trasferimento tecnologico e della creazione di nuove imprese, in particolare gli spin-off, nell&#8217;ambito di un ampliamento e rafforzamento delle interazioni già esistenti con il sistema produttivo”. Nel sottolineare l’esistenza di cinque imprese spin-off sostenute dall’Ateneo messinese nei settori dell’elettronica, high-tech, scienza della separazione, la Relazione annunciava il “completamento” dell’incubatore d’impresa, che “offrirà possibilità concrete di promozione al territorio nel quale l’Università opera, e in generale a coloro, potenziali imprenditori, che ne facciano richiesta”.<br />
<strong>Sviluppo Italia Sicilia ha un capitale sociale di 6.816.066,92 euro, controllato al 100% dalla Regione Siciliana (100%) che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria per l’attraversamento stabile dello Stretto che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, ottenuti in concessione dell’Università di Messina, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d’imprese, i canoni mensili per l’affitto del core business del Ponte sullo Stretto.</strong><br />
A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”.<br />
Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina &#8211; spiega l’economista &#8211; era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative». <strong>Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. Nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI ha sedi o filiali nell’area dello Stretto di Messina (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink).</strong><br />
«Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato», afferma ancora il professor Signorino. «In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale».<br />
Va in conclusione sottolineata la visione tutta spinta sul “mercato” e le “imprese profit” del presunto incubatore d’imprese di contrada Papardo, quando molte esperienze internazionali sono molto meglio puntate verso incubatori accademici preposti all’accompagnamento, formazione, ricerca e sostegno degli a favore delle cosiddetta “economia solidale” (no profit, cooperativismo, ecc.). Perché queste esperienze, tra l’altro sostenute con fondi della cooperazione internazionale (Unione Europea) funzionano con esito mentre a Messina falliscono miseramente e l’Università abdica al proprio ruolo guida a favore di agenzie regionali pro-mercato e/o i colossi d’argilla del capitalismo made in Italy?</em></p>
<p>http://www.noponte.it/2010/07/rete-no-ponte-il-nostro-punto-di-vista.html</p>
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		<title>Aprilia, l&#8217;acqua torna pubblica!</title>
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		<pubDate>Sun, 11 Apr 2010 16:06:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[ Aprilia è stata una delle prime città a subire tutti gli oneri della privatizzazione dell&#8217;acqua. Basti pensare che Acqualatina, società controllata dalla multinazionale Veolia che gestiva l’acqua di Aprilia, decise nel 2005 di aumentare le bollette del 300%.
Ebbene, proprio in un momento in cui i cittadini italiani si stanno mobilitando per un referendum per [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.paolomichelotto.it/blog/wp-content/uploads/2008/12/acqua.jpg" alt="" /> Aprilia è stata una delle prime città a subire tutti gli oneri della privatizzazione dell&#8217;acqua. Basti pensare che Acqualatina, società controllata dalla multinazionale Veolia che gestiva l’acqua di Aprilia, decise nel 2005 di aumentare le bollette del 300%.<br />
Ebbene, proprio in un momento in cui i cittadini italiani si stanno mobilitando per un referendum per abrogare il decreto Ronchi, dalla suddetta città giungono importanti novità.</p>
<p><em>Nelle sede del comitato acqua pubblica di Aprilia oggi ci sono almeno una trentina di persone in attesa. Una fila paziente, silenziosa, con le cartelline in mano, davanti al lungo tavolo bianco dove i militanti del comitato preparano le contestazioni della gestione di Acqualatina. Una scena che si ripete da quattro anni, da quando settemila famiglie decisero di non pagare l&#8217;acqua al gestore privato, ma di versare i soldi sul conto corrente del Comune. «Verificammo che il conto corrente della gestione comunale dell&#8217;acqua era ancora attivo &#8211; ricordano oggi &#8211; facendo un versamento di un euro». Poi fu una valanga: contestazione della bolletta inviata dai privati e, contestualmente, pagamento dell&#8217;acqua al Comune, con le tariffe che erano state decise dal consiglio comunale.<br />
Oggi, però, è una giornata differente e in molti sorridono. Mostrano le decine di assegni firmati Acqualatina, simboli dei tanti ricorsi già vinti dal comitato, dalle settemila famiglie, avendo come controparte un colosso come Gerit Equitalia, il riscossore che sta cercando di recuperare i soldi per conto di Acqualatina.<span id="more-1769"></span><br />
Ma c&#8217;è di più. Il presidente del consiglio comunale ha convocato le principali tre commissioni, con all&#8217;ordine del giorno «la riconsegna dell&#8217;impianto idrico comunale da parte di Acqualatina S.p.a.». L&#8217;amministrazione comunale &#8211; fatta di liste civiche elette un anno fa dopo un lungo governo del centrodestra &#8211; ha dunque deciso: la prossima settimana chiederà indietro le chiavi dell&#8217;acquedotto al gestore partecipato dalla multinazionale francese Veolia. E loro, i settemila firmatari delle contestazioni, che per anni hanno denunciato le conseguenze della gestione privata dell&#8217;acqua, continuando a pagare a quel comune fatto di rappresentanti eletti e non nominati dai consigli di amministrazione francesi, hanno raggiunto un traguardo neanche immaginabile fino a poco tempo fa. Hanno dimostrato che la mobilitazione dei cittadini &#8211; al di fuori dei partiti, basata solo sul senso civico e su quel sentimento profondo che respinge le ingiustizie &#8211; può cambiare le cose, può rimandare a casa una multinazionale potente come la Veolia.<br />
Tecnicamente la decisione che verrà discussa dal consiglio comunale di Aprilia la prossima settimana è l&#8217;attuazione di una sentenza del Consiglio di Stato depositata lo scorso anno. Parole scritte dai giudici amministrativi che riconoscono alcuni principi fondamentali sulla gestione dei beni comuni. Primo, i cittadini non sono semplici sudditi e hanno tutto il diritto &#8211; in gergo giuridico si chiama legittimazione &#8211; di chiamare in causa una multinazionale quando questa non rispetta i diritti fondamentali. Secondo, l&#8217;acqua non è un bene qualsiasi, gode di una tutela superiore. E, terzo, i comuni hanno il pieno titolo di decidere come gestire le risorse idriche, senza dover subire interventi dall&#8217;alto. Dunque, conclude il Consiglio di Stato, il comune di Aprilia può decidere a chi affidare la propria acqua senza doversi inchinare alle decisioni prese dalla Provincia di Latina &#8211; che di fatto ha voluto imporre la scelta di un gestore privato &#8211; guidata dal centrodestra.<br />
La sentenza ha segnato positivamente la storia della gestione dei beni comuni in Italia, ma mancava il primo e fondamentale passo. Da mesi il comitato acqua pubblica chiedeva alla giunta e al consiglio quella decisione che attendeva pazientemente da anni e che ora sta per arrivare. E Aprilia apre la strada a tantissimi comuni, stretti tra acquedotti che non possono più governare e una popolazione sempre più inferocita, che in ogni caso continua a rivolgersi ai primi cittadini, ai loro eletti. È questo il vero paradosso della privatizzazione, che non potrà che peggiorare con il decreto Ronchi. Cosa farsene della mera proprietà delle reti se l&#8217;acqua che scorre è gestita da consigli di amministrazione non eletti dai cittadini e non sottoposti ai principi della democrazia rappresentativa?<br />
Acqualatina non ha commentato la decisione del Comune di Aprilia. Fino ad oggi l&#8217;azienda ha risposto duramente alle contestazioni: prima mandando pattuglie con vigilantes per ridurre l&#8217;acqua a chi contestava, poi affidando ad Equitalia la riscossione delle bollette. In entrambi i casi a nulla è servita la mano pesante, mentre il comitato acqua pubblica si è rafforzato, arrivando a determinare &#8211; nelle ultime comunali &#8211; la sconfitta del Pdl. E la decisione di riprendersi gli impianti idrici rappresenta un precedente estremamente pesante per la società controllata per il 49% da Veolia. Dunque, la partita non sarà semplice.<br />
Il Comune di Aprilia si prepara a riprendere la gestione degli acquedotti e delle fognature con un vantaggio venuto proprio dagli utenti. Oggi nei bilanci comunali ci sono più di un milione di euro versati dalle settemila famiglie in questi anni. Soldi che se fossero finiti ad Acqualatina oggi sarebbero assorbiti da un bilancio dove pesano i debiti con la banca Depfa, lo stesso istituto sotto inchiesta a Milano per i derivati venduti all&#8217;amministrazione comunale. Quei soldi potranno da domani essere immediatamente usati dalla giunta di Aprilia per riavviare la gestione del servizio idrico integrato. Un vero tesoretto messo da parte con determinazione da chi non ha mai accettato le multinazionali e la gestione privata del bene più prezioso. Ad Aprilia da domani la parola democrazia tornerà ad avere senso.</em><br />
<em>Andrea Palladino</em> da <strong>www.ilmanifesto.it</strong> </p>
<p><code><object width="480" height="385"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/o8_Jjlm1z6k&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/o8_Jjlm1z6k&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="480" height="385"></embed></object></code></p>
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		<title>Opere compensative: lo svincolo sulle macerie e i cadaveri di Giampilieri. E intanto continuano le frane</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 19:01:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo un sondaggio di Tremedia, soltanto il 15% dei messinesi è convinto che il Ponte sullo Stretto sarà pronto nel 2017. E recentemente persino il presidente Lombardo ha “frenato” in questo senso dichiarando: “Mi fanno notare che siamo ancora in una fase di progetto. Prima di mettere una prima pietra e partire ci vorranno ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un sondaggio di Tremedia, soltanto il 15% dei messinesi è convinto che il Ponte sullo Stretto sarà pronto nel 2017. E recentemente persino il presidente Lombardo ha “frenato” in questo senso dichiarando: “<em>Mi fanno notare che siamo ancora in una fase di progetto. Prima di mettere una prima pietra e partire ci vorranno ancora 3-4 anni. Non so quindi se per quella data potremo vedere realizzato il ponte sullo stretto</em>”. Ed è  &#8211; inutile illudersi &#8211;  ciò che probabilmente penseranno anche i consiglieri comunali della Commissione Ponte (capeggiata dal Partito Democratico). Ma poco sembra importare a questi ultimi, considerando che per loro la torta da spartire non è tanto il Ponte in sé, bensì le cosiddette “opere compensative”, di cui poco ci siamo occupati in passato (e ce ne scusiamo per questo).<br />
Spieghiamolo in soldoni, guardando in faccia la realtà (e che nessuno si senta offeso!): le opere compensative altro non sono che un’occasione d’oro da parte dell’amministrazione comunale per realizzare opere che da sola non riuscirebbe mai per una serie di motivi. Oppure, dando una lettura anche più maligna, un’occasione per l’ennesimo “magna-magna”. L’Aquila docet.<br />
Il consiglio comunale, dunque, se n’è approfittato consegnando un lungo elenco di proposte &#8211; manco fosse il papello di Riina &#8211; a Piero Ciucci, il quale ha ammesso esplicitamente “<em>Si sono allargati</em>”, ovvero &#8220;hanno esagerato&#8221;. Ed effettivamente non basterebbe un intero foglio a riportarle tutte. Tra queste, ne ricordiamo brevemente solo alcune: lo spostamento della stazione a Gazzi, il raddoppio della tangenziale da Tremestieri all’Annunziata, fino a Ganzirri, Raccordo e nuova Panoramica proprio alla punta della Sicilia, (area naturalistica di interesse europeo) e persino lo svincolo di Giostra (quello che dovrebbe essere realizzato dal Comune da circa 20 anni, ma che &#8211; come dicevamo prima &#8211; non riesce, e dunque utilizza la &#8220;scusa Ponte&#8221; per poterlo terminare).<br />
Su tutte, però, ne spicca una davanti alla quale è impossibile rimanere indifferenti:<strong> uno svincolo a Giampilieri</strong>. A questo punto sorgono spontanee parecchie domande: come si può definire “compensativo al ponte” uno svincolo distante oltre 30 chilometri dal pilone? E quale sarebbe l’utilità di questo svincolo, considerando la minima distanza da un altro svincolo “compensativo” come quello di Santo Stefano? E soprattutto, con che coraggio proprio nel luogo della tragedia dell&#8217;1 ottobre &#8211; lo stesso luogo abbandonato dalle istituzioni da 5 mesi a oggi &#8211; in cui tutto servirebbe allo stato attuale, meno che uno svincolo?<br />
<span id="more-1709"></span><br />
<img src="http://www.terranauta.it/foto/giampilieri_messina1262886768.jpg" alt="" /></p>
<p>In occasione della presentazione del Progetto il 12 febbraio (ironia del destino, proprio a carnevale), Buzzanca ha affermato: “<em>I fondi o servono per la costruzione del Ponte o non verranno, nessun privato investirà per la messa in sicurezza del territorio</em>”. Insomma, parole tutt&#8217;altro che rassicuranti: si fa solo ciò che interessa ai privati e non ai cittadini. Peccato che allo stato attuale i finanziamenti per il Ponte (in attesa dell&#8217;intervento delle banche tramite prestiti e obbligazioni &#8211; sempre soldi nostri) siano interamente statali (Anas, Fintecna, Cipe sono tutt&#8217;altro che private). E soprattutto, peccato che allo stato attuale ci sia <strong>uno stato di emergenza</strong> (vedi il maltempo che ha colpito Messina in questi giorni, col rischio di una tragedia simile a quella dell’1 ottobre e causando un guasto all’Acquedotto, con conseguente mancanza di acqua in tutta la città) <strong>che non consente di perdere ulteriore tempo</strong>.<br />
Nella stessa occasione, il ministro Matteoli dichiarò: “<em>Quando ero ministro all’Ambiente, feci fare una valutazione. Per mettere in sicurezza il nostro territorio ci volevano circa 70 mila miliardi delle vecchie lire. Ci rendiamo conto, di fronte a queste cifre, che è impossibile poterle reperire. Dobbiamo lavorare piano piano per cercare di rendere più sicuro il nostro territorio, ma è un lavoro improbo, lungo e molto costoso</em>”. Molto più facile, sicuro, rapido ed economico costruire il Ponte più lungo del mondo.</p>
<p>Sarebbe necessario sapere cosa dichiarerà lo stesso signor Ministro, adesso che <strong>l’ultima frana ha avuto luogo proprio nel punto in cui dovrebbe nascere il Ponte a Villa San Giovanni (progetto alla mano): http://www.autonomamente.net/?p=962 </strong></p>
<p>Il Ponte, insomma, non è altro che una scusa. Una sorta di illusione (per alcuni un sogno, per altri un incubo) che ha come fine ultimo quello di giustificare i fallimenti delle diverse classi dirigenti locali che si sono succedute in tanti anni. Una sorta di scudo da tirare fuori per difendersi dagli attacchi dei cittadini stufi di tanti anni di promesse non mantenute. L&#8217;illusione che tutto il male possa svanire perchè, si dice, peggio di così non si può.</p>
<p>Nel silenzio dei media nazionali, il 10 marzo si è rischiata un’altra tragedia. Dopo 40 morti, migliaia di sfollati e innumerevoli disagi per i cittadini di Messina e provincia, cos’altro deve accadere per far fronte allo stato di emergenza e per prevenire futuri disastri che potrebbero causare danni incalcolabili?</p>
<p><a href='http://www.ilcannocchiale.it/?claim=CANN173767-2506' target='_blank'>il cannocchiale</a></p>
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		<title>Ponte sullo Stretto: a che gioco sta giocando il Partito Democratico?</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 14:55:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ggv84</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La stampa ultimamente parla di Ponte sullo Stretto come se fosse uno scontro tra destra e sinistra. Non è esattamente così. Anzitutto per il fatto che in questo “scontro” sono presenti anche “piccole” realtà, come comuni abitanti o associazioni cittadine non schierate politicamente. Energia Messinese è appunto una di queste. E non è neppure l’unica.
A [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/02/17467_271657205336_76372150336_4268345_7307437_n.jpg" alt="17467_271657205336_76372150336_4268345_7307437_n" title="17467_271657205336_76372150336_4268345_7307437_n" width="604" height="264" class="alignleft size-full wp-image-1685" />La stampa ultimamente parla di Ponte sullo Stretto come se fosse uno scontro tra destra e sinistra. Non è esattamente così. Anzitutto per il fatto che in questo “scontro” sono presenti anche “piccole” realtà, come comuni abitanti o associazioni cittadine non schierate politicamente. Energia Messinese è appunto una di queste. E non è neppure l’unica.<br />
A prescindere dal fatto che nei vari cortei si vedono gente di tutte le età, realtà sociali e anche credi politici differenti (da Forza Nuova e Fare Verde alla sinistra radicale, passando per l’Udc e frange di Alleanza Nazionale), sarebbe davvero triste che l’opinione nei confronti di un’opera devastante per il nostro territorio sia influenzata da appartenenze politiche. Sarebbe davvero il sintomo di una mancanza di libertà intellettuale che per troppo tempo ha consentito al meridione di regalare il predominio a personaggi e organizzazioni tutt’altro che raccomandabili.<br />
In tutto questo però sorge spontanea una domanda: che ruolo gioca in tutto questo il Partito Democratico, il quale definirlo come “ partito di opposizione” sembra un eufemismo (o addirittura un’utopia)? Perché anche nella questione Ponte, il ruolo di tale partito risulta piuttosto ambiguo.<br />
La “grande opposizione” del partito è stato il non-applauso di Pippo Rao alla presentazione del progetto al Palacultura e il solito annuncio di Genovese che parla di “opera inutile”, ecc. ecc.<br />
Secondo qualche maligno, il vero interesse sarebbe stato nell’impedirne la costruzione. Il caso più &#8220;rumoroso&#8221; (e grottesco) è stato nella campagna elettorale delle amministrative 2005, quando addirittura Silvio Berlusconi in persona accusò (udite udite) Francantonio Genovese di avere un conflitto di interesse a tal proposito. Ascoltare per credere: <strong>http://www.radioradicale.it/scheda/261734?format=32</strong>.<span id="more-1679"></span><br />
In occasione delle amministrative del 2008, la musica cambia: Genovese dichiara che, qualora il governo nazionale dica “si”, il ponte si può fare, a patto che porti tutti i vantaggi possibili alla città. Successivamente Genovese chiese anche un tavolo di confronto ai governi nazionale, regionale e locali.<br />
Paolo Siracusano (candidato PD alla Provincia) rincarava poi la dose con “Personalmente se lo posassero stanotte con gli elicotteri, come nei film americani, sarei contento” (da normanno.com). E il dulcis in fundo Dario Franceschini, il quale in una pubblica uscita a Cosenza ha rivelato: &#8220;Il Ponte sullo Stretto? E perché no?&#8221;.</p>
<p>Queste sono le parole. Ma nei fatti?<br />
A livello locale, i fatti dicono che è proprio il Partito Democratico a presiedere la Commissione Ponte (tra l’altro di dubbia utilità).<br />
A livello regionale, i fatti dicono che il Governo Lombardo non cade proprio grazie all’appoggio esterno da parte del Partito Democratico.<br />
A livello nazionale che tra i finanziatori del mostro sullo stretto esiste anche una cooperativa rossa: la CMC (Consorzio Muratori e Cementisti) di Ravenna, il cui ex presidente era proprio l’attuale segretario Pierluigi Bersani. Tale cooperativa ha partecipato con ben 600 milioni di euro: andare su <strong>www.cmc.coop</strong> per conferma.<br />
Insomma, la domanda è sempre la stessa: a che gioco sta giocando il Partito Democratico? Possibile che da quando sia nato non faccia altro che favorire Berlusconi politicamente e non solo?</p>
<p><em>&#8220;Le ideologie sono ormai superate. Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa. Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di ’sfiga’ nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo&#8221;</em><br />
(Mario Centorrino, assessore regionale PD)</p>
<p><code><object width="560" height="340"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/ygoIEDLbtEI&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/ygoIEDLbtEI&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="560" height="340"></embed></object></code></p>
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		<title>La Corte dei Conti &#8220;boccia&#8221; il Ponte sullo Stretto. Dov&#8217;è la sorpresa?</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Jan 2010 10:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ggv84</dc:creator>
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La notizia del mese è questa:
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://territoriot.noblogs.org/gallery/4898/vignetta_ponte_stretto.jpg" alt="" /><br />
La notizia del mese è questa:<br />
<em>Molteplici le perplessità sollevate ed argomentate all&#8217;interno della relazione tecnica, partendo proprio dall&#8217;ultimo punto, quello delle somme di realizzazione: la Corte dei Conti, infatti, ricorda che l&#8217;importo previsto nel progetto preliminare (approvato nel 2003), ammontava a 4,68 miliardi di euro, ma che nell&#8217;Allegato Infrastrutture al Dpef 2009/2013, la somma per il Ponte sullo Stretto di Messina, compreso tra gli interventi della Legge obiettivo da cantierare nel prossimo triennio, e&#8217; indicato in 6,1 miliardi di euro (la stessa cifra e&#8217; indicata nel Dpef 2010/2013).<br />
Dubbi anche sulle stime del traffico di mezzi tra le due sponde dello Stretto. Si legge: «Le valutazioni sono state effettuate nel 2001, e potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica. Soltanto un&#8217;adeguata stima dei volumi di traffico viario e ferroviario – continuano i componente della Corte &#8211; potrà effettivamente consentire, rispettando il quadro della finanza di progetto su cui si fonda circa il 60% delle risorse complessive, di sostenere gli oneri finanziari per interessi, che graveranno sui capitali presi a mutuo».<br />
Per quanto riguarda la fattibilità la Corte segnala invece «l&#8217;esigenza di mantenere nel tempo una costante azione di verifica sugli aspetti di fattibilità, che appaiono strettamente connessi anche allo sviluppo tecnologico conseguito dal 2003 sino ad oggi. Il modello progettuale &#8211; sottolineano i magistrati contabili &#8211; infrange ogni primato sinora esistente (lunghezza dell&#8217;impalcato, larghezza della sede stradale e ferroviaria, altezza delle torri e diametro dei cavi): rispetto al ponte più lungo ad unica campata attualmente esistente al mondo, il ponte giapponese di Akashi-Kaikyo con una campata unica di metri 1.991, il ponte sullo stretto di Messina avrebbe una lunghezza superiore del 39,6%, pari a metri 3.300. La Corte &#8211; si legge nella relazione &#8211; ritiene opportuno che si continui ad adottare tutte le adeguate misure di approfondimento sul tema della fattibilità dell&#8217;opera». La Corte inoltre raccomanda all&#8217;Amministrazione di valutare attentamente le questioni ambientali «al fine di rendere compatibile l&#8217;intervento con le misure di tutela e protezione adottate nell&#8217;area».<br />
Quanto alle somme già destinate all&#8217;intervento e riutilizzate la Corte segnala l&#8217;anomalia che viene a determinarsi poichè «le somme oggetto di riutilizzo, già previste per opere di investimento (ponte sullo Stretto di Messina), vengono destinate a finanziare spese correnti».</em> (<em><strong>tempostretto.it</strong></em>)</p>
<p>Alla fine dunque ci è voluta la Corte dei Conti a far capire che, allo stato attuale, la spesa per l’infrastruttura in questione non è giustificata. Ma diciamoci la verità: è così sorprendente tale notizia?<span id="more-1655"></span><br />
Non lo sarebbe se i vari Ministri susseguitisi dal 1991 a oggi (da Bernini a Matteoli) avessero messo in relazione la costruzione del Ponte con le previsioni degli Advisor e soprattutto le statistiche sui passaggi attraverso lo Stretto.<br />
Nel 2005 infatti, i dati ufficiali dicevano che dallo Stretto transitavano 3500-4000 tir e 8000 auto al giorno, per un totale di 11500-12000 automezzi. Gli Advisor prevedevano che in futuro il transito quotidiano non supererà i 18500 passaggi giornalieri, ugualmente non sufficienti a ripagare l’opera e garantirne la manutenzione (ordinaria e straordinaria)… Figuriamoci a ricavarne un utile!<br />
Riguardo alle statistiche, i passaggi sullo Stretto diminuivano da molti anni: -6% le auto e -8% gli autotreni tra il 1991 e il 1999. Per contro, aumentavano i passeggeri per via aerea (+45% tra il 1995 e il 1999) e le merci via mare (+110%). Il tutto confermato dallo stesso Ministero dei Trasporti.<br />
Utilizzando dati più attuali della Società Caronte &#038; Tourist, relativi al traffico gommato e passeggeri tra il 2007 e il 2008, si evidenzia una sensibile diminuzione del traffico pesante, da Villa S. Giovanni a Messina del – 5,50 % e da Messina a Villa S. Giovanni del &#8211; 7,28%, per le autovetture anche in diminuzione seppur di poco – 1,45%: </p>
<p>http://www.nopontestrettomessina.it/images/stories/documenti/statistiche2007.pdf</p>
<p>http://www.nopontestrettomessina.it/images/stories/documenti/statistiche2008.pdf</p>
<p>Numeri grossomodo confermati anche dal <strong>sito ufficiale del Ministero dei Trasporti</strong>: <em>Le operazioni portuali nel porto di Messina sono principalmente collegate ai traffici inerenti i servizi di traghettamento nello stretto. Il traffico dovuto al traghettamento infatti, rappresenta una voce significativa ed importante nelle movimentazioni del porto di Messina e comporta attività altamente specialistica e con caratteri dell’offerta in regime di servizio pubblico.<br />
Inoltre sono ancora in crescita i traffici (e le correlate operazioni portuali) delle Autostrade del Mare che collegano Messina con Salerno.<br />
[…]<br />
<strong>Continua il calo, iniziato nel 2007, del tonnellaggio delle merci movimentate nel porto di Messina (-5,5%). Tale flessione interessa essenzialmente le rinfuse liquide che costituiscono il 65% del complesso del traffico del porto, mentre stabili si mantengono le merci solide (+0,24%) Di queste ultime, quelle movimentate in modalità Ro-Ro risultano essere la categoria più rilevante, che incide per il 31% sul volume totale di traffico. Per quanto riguarda il movimento passeggeri, il porto di Messina si conferma primo scalo in Italia, nonostante una flessione del 4% circa rispetto al 2007 (9.561.811 unità).</strong></em><br />
Secondo uno studio dell’Università di Messina, la metà delle persone che attraversano lo stretto sono pendolari e l’80% di loro ha dichiarato che non usufruirà del ponte. Mentre i camion, come abbiamo visto usano sempre più le navi. Il Ponte sarebbe finanziato sulle previsioni di crescita del traffico, che oscilla tra il 10% e il 30% entro il 2012, ma anche qui abbiamo visto dai dati dell’autorità portuale che la tendenza è in forte diminuzione e segna oggi numeri col segno meno. Poiché il piano di rientro è basato sul numero di veicoli che attraverseranno il ponte, ciò è davvero importante. Possibile che Matteoli non conosca i numeri che lo stesso Ministero pubblica? O fa finta di non conoscerli?<br />
Lo Stato ha inoltre preso un impegno con la Stretto di Messina s.p.a. Fra 30 anni la concessione sarà terminata e si impegna a restituire fino alla metà del valore del ponte, o meglio dell’investimento. Inutile domandarsi quanti anni avrà Berlusconi tra 30 anni…<br />
A questo si potrebbero aggiungere 2 alternative: o far accollare tutti i debiti alla mafia (disse Nino Calarco ospite a Sciuscià: «Se la mafia è in grado di costruire il Ponte sullo Stretto, benvenuta mafia») o far pagare biglietti salatissimi (50-100 € a traversata, volendo essere ottimisti). Ma per quest’ultima opzione, bisognerebbe che il Ponte sia già finito, e soprattutto che anche noi cittadini messinesi – che rispetto a Berlusconi abbiamo qualche anno in meno – saremo ancora vivi.</p>
<p>&#8220;<em>Il tessuto connettivo italiano è il cemento. Cemento è il sangue arterioso della sua economia. Col cemento nasci e divieni imprenditore, lontano dal cemento ogni investimento traballa. Il cemento armato è il territorio dei vincenti. In silenzio il clan del cemento ha preso potere in Italia [...] Non sono i clan ad avere bisogno delle grandi opere, bensì il contrario. Il cemento chiama il cemento più efficiente, i prezzi più convenienti.</em>&#8221;<br />
Roberto Saviano</p>
<p>Fonti dei dati:<br />
www.infrastrutturetrasporti.it<br />
www.nopontestrettomessina.it per i dati Caronte &#038; Tourist<br />
www.damianozito.org </p>
<p><code><object width="425" height="344"><param name="movie" value="http://www.youtube.com/v/S0L5H7XRlAw&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;"></param><param name="allowFullScreen" value="true"></param><param name="allowscriptaccess" value="always"></param><embed src="http://www.youtube.com/v/S0L5H7XRlAw&#038;hl=it_IT&#038;fs=1&#038;" type="application/x-shockwave-flash" allowscriptaccess="always" allowfullscreen="true" width="425" height="344"></embed></object></code></p>
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