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	<title>Energia Messinese &#187; Politiche del territorio</title>
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	<description>Movimento Autonomo Messinesi Liberi</description>
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		<title>Alluvione: l&#8217;abusivismo non c&#8217;entra &#8211; Seconda puntata</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Jul 2010 14:08:17 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Sono passati 9 mesi dalla terribile alluvione del 1° ottobre. Da quel momento, Energia Messinese ha fatto quel poco che poteva fare nei confronti delle vittime e degli sfollati. Abbiamo ricordato le vittime con fiaccolate pubbliche; abbiamo fornito loro beni di prima necessità durante l’emergenza; abbiamo cercato un lavoro a chi lo perse per colpa di quella straordinaria perturbazione. Ma uno dei nostri intenti è stato anche, nei limiti del possibile, quello di far emergere la verità quando estemporanee, incaute e comunque discutibili dichiarazioni da parte del capo della Protezione Civile Guido Bertolaso identificarono erroneamente l’abusivismo come causa del disastro. Per far questo motivo abbiamo dato la parola a esperti in materia, come Franco Ortolani (Professore Ordinario di Geologia all’Università di Napoli).<br />
A seguito di numerosi episodi di dissesto idrogeologico, in particolare nel mese di marzo, abbiamo ritenuto giusto ribadire il concetto dando spazio a un altro esperto come Enrico Foti (Prof. Ordinario di Idraulica, Dipartimento di Ingegneria Civile e Ambientale all’Università di Catania), il quale, oltre a negare l’abusivismo come causa, espone le sue proposte per quel che concerne la messa in sicurezza dei territori.<br />
Il seguente testo è tratto da “<strong><em>Il Giornale dell’Ingegnere</em></strong>”, che ringraziamo.</p>
<p><em>Le alluvioni e le frane che continuano a interessare diverse regioni italiane portano ancora una volta drammaticamente in evidenza il problema di una efficace prevenzione e protezione dei centri urbani dal rischio idraulico, ossia dal rischio di eventi calamitosi riconducibili agli effetti prodotti dall’azione dell’acqua sul territorio, quali esondazioni dei corsi d’acqua, colate detritiche, trasporto di materiale alluvionale, etc.<br />
Schematicamente il rischio viene valutato come il prodotto di tre fattori, e precisamente: 1) la pericolosità, cioè la probabilità che si verifichi un evento calamitoso; 2) la vulnerabilità, ossia la capacità di resistenza alle sollecitazioni prodotte dall’evento; 3) il valore degli elementi esposti a rischio, ossia persone, proprietà, attività economiche, ma anche beni ambientali, presenti nella zona interessata dall’evento calamitoso.<span id="more-1856"></span><br />
La mitigazione di detto rischio può in parte essere affidata ad adeguati strumenti di pianificazione territoriale. Al riguardo si ricorda che la normativa vigente in materia di difesa del suolo, ed in particolare la Legge 267/98, nota come Legge Sarno, impone la perimetrazione delle aree “a rischio idrogeologico”, come viene impropriamente identificato il rischio idraulico e il rischio da frane, nell’ambito dei Piani stralcio di bacino per l’Assetto Idrogeologico (P.A.I.).<br />
In effetti, la corretta mappatura delle zone a rischio idraulico rappresenta l’elemento chiave per la protezione idraulica del territorio; tuttavia oggi essa si rivela spesso carente, soprattutto con riguardo ai piccoli bacini (possono considerarsi tali quelli estesi al più di una decina di km2), generalmente trascurati rispetto a quelli maggiori, sui quali in passato si sono concentrati la maggior parte degli studi e degli interventi. E ciò nonostante il fatto che oggi in caso di alluvioni o di frane si registri il maggior numero di perdite di vite umane e di danni proprio dei piccoli bacini. Detti bacini, infatti, presentano un comportamento idraulico peculiare a causa di alcune criticità che, in occasione di eventi meteorologici estremi, aumentano la vulnerabilità dei beni esposti. Tra queste criticità si rilevano, in particolare, i ridotti tempo di corrivazione, che riducono l’efficacia dei sistemi di monitoraggio e di allerta della popolazione, e l’impulsività della risposta idraulica, principalmente dovuta alle elevate pendenze usualmente in gioco e alla notevole incidenza delle superfici impermeabili. Tali caratteristiche rendono i modelli idrologici e idraulici attualmente disponibili, e per lo più sviluppati per i grandi bacini idrografici, poco efficaci. Ciò comporta nella pratica una valutazione del rischio spesso basata su un’anamnesi storica degli eventi, cui è velleitario associare un qualunque significato statistico.<br />
Emblematico è il caso dell’alluvione che il 1° ottobre 2009 ha colpito i comuni di Itala, Messina e Scaletta Zanclea del messinese, provocando un totale di 37 vittime, numerosi feriti, ingenti danni ad infrastrutture di trasporto nonché ad edifici pubblici e privati. I bacini idrografici che sono stati interessati dal citato evento calamitoso risultano, infatti, localizzati in una stretta fascia di territorio che si affaccia sullo Ionio. In detta zona, la presenza dei Peloritani, prospicienti sulla costa, da cui originano detti bacini, determina elevatissime pendenze e modeste estensioni (superfici quasi sempre inferiori ai 15 km2). Essi inoltre sono caratterizzati da terreni metamorfici facilmente erodibili, anche per la natura semi-arida del clima che favorisce piogge intense solo in alcuni brevi periodi dell’anno.<br />
Nonostante la rappresentata complessa orografia, essi sono fortemente antropizzati, soprattutto nelle ristrette fasce costiere, peraltro attraversate da numerose infrastrutture lineari di trasporto (strade, autostrade e ferrovie) che hanno ulteriormente inciso sullo sviluppo urbanistico dei centri abitati in oggetto. Sebbene le analisi preliminari sembrino indicare che l’evento pluviometrico del 1° ottobre, che ha provocato l’esondazione di numerosi corsi d’acqua, numerosissimi eventi franosi e colate di fango e di detriti miste ad acqua, abbia avuto carattere di eccezionalità, tuttavia gli effetti del suolo di tale evento hanno messo in luce alcune delle sopra citate criticità nonché alcune cause predisponenti degli ingenti danni di natura antropica.<br />
Con riguardo al profilo delle criticità dei piccoli bacini, come sopra indicate, nel caso in esame bisogna ulteriormente rilevare che le numerosissime colate detritiche sono state altresì favorite dal fatto che l’erodibilità dei suoli è risultata notevolmente accresciuta per effetto di un diffuso abbandono dei territori e delle colture e, almeno parzialmente, per effetto di numerosi incendi che nelle ultime stagioni estive hanno interessato dette aree.<br />
Per quanto concerne le ulteriori cause predisponenti di natura antropica, pur <strong>dovendosi escludere del tutto cause comunque riferibili a pratiche di abusivismo edilizio</strong>, si è storicamente rilevato uno sviluppo del territorio piuttosto “disordinato” dal punto di vista idraulico, che ha prodotto una diffusa commistione di “funzioni”: non di rado, infatti, i torrenti sono diventati vie di accesso o vere e proprie vie di comunicazione, spesso, peraltro, prive di adeguate opere idrauliche di regimentazione e di smaltimento delle acque. Ma v’è di più: tale disordinato sviluppo non è per nulla stato contenuto nemmeno dalla realizzazione di opere di deflusso, anch’essa avvenuta in modo disordinato e incurante dei conseguenti effetti su scala di bacino. Al riguardo si pensi agli attraversamenti delle infrastrutture lineari di trasporto progettati per smaltire esclusivamente portate liquide e soprattutto caratterizzati da sezioni trasversali sempre più piccole da monte verso valle.<br />
Infine, circostanza non meno importante, si è anche rilevata una scarsa sensibilità della popolazione ai problemi connessi al rischio idraulico e di frana. Non vi è dubbio, infatti, che l’utilizzazione di attraversamenti a guado quali vie d’accesso a diversi edifici privati; la realizzazione negli impluvi di numerosissime vasche per l’irrigazione, anche di grandi dimensioni, che hanno ceduto durante l’evento; l’ostruzione di tombinature a causa di auto o altri mezzi ivi parcheggiati; abbiano esaltato gli effetti dell’evento.<br />
L’ipotesi iniziale della delocalizzazione generalizzata dei centri abitati maggiormente colpiti dall’evento è stata subito abbandonata per diversi motivi sia di natura tecnica che sociale. L’abbandono degli abitati, infatti, avrebbe comportato gravi ripercussioni sugli stili di vita della popolazione, già profondamente provata dall’evento e, cosa non meno importante, sull’ambiente per molteplici questioni: ulteriore abbandono delle campagne; utilizzo di spazi necessari alle nuove edificazioni; definitivo degrado del <strong>patrimonio edilizio e storico cui le popolazioni sono legate da profondo retaggio storico-culturale</strong>. Inoltre, deve considerarsi che la gran parte del territorio della provincia di Messina, come peraltro rilevato sin dall’inizio dai consulenti designati dal Commissario Delegato per l’emergenza, che hanno ritenuto ragionevolmente possibile il rientro parziale delle popolazioni in aree a modesto rischio residuo, e come drammaticamente si sta constatando in questi giorni, è caratterizzato da estrema vulnerabilità idrogeologica, che rende notevolmente difficoltosa se non impossibile l’individuazione di eventuali aree sicure e relativamente vicine, dove poter effettuare delocalizzazioni.<br />
Si è quindi deciso di intervenire sinergicamente sui diversi fattori che compongono il rischio, al fine di garantire una efficace messa in sicurezza delle zone colpite, minimizzando gli impatti sulla popolazione e sull’ambiente.<br />
Assumendo l’evento pluviometrico come forzante, è evidente che è impossibile intervenire sulla pericolosità. Risulta invece possibile, ed è già in atto, l’intervento su altri fattori di rischio. In particolare, si prevede di ottenere la riduzione della vulnerabilità con interventi volti a stabilizzare i versanti e a sistemare idraulicamente i corsi d’acqua e gli impluvi minori: il problema delle interferenze delle infrastrutture lineari di trasporto con la rete idrografica sarà affrontato in maniera unitaria su scala di bacino. Inoltre, la riduzione della vulnerabilità dovrà essere perseguita anche attraverso lo sviluppo di un adeguato sistema di monitoraggio, di allerta e di educazione della popolazione alla gestione dell’evento, in modo tale che non solo venga tempestivamente avvisata detta popolazione alla gestione dell’evento, in modo tale che non solo venga tempestivamente avvisata detta popolazione sul pericolo imminente di un evento alluvionale potenzialmente catastrofico, ma che vengano attuati comportamenti che neutralizzino ulteriori cause predisponenti e favoriscano la gestione dell’emergenza. Infine, la riduzione del valore degli elementi esposti potrà avvenire sulla base di considerazioni geomorfologiche, idrauliche e geotecniche, così come già fatto, mediante l’individuazione selettiva di edifici pubblici e privati da demolire e delocalizzare in aree più sicure.<br />
A fronte delle superiori considerazioni, i tre comuni maggiormente colpiti dall’alluvione del 1° ottobre 2009, con costi e perdite elevatissimi, sono oggi oggetto di attenzione e di interventi di mitigazione del rischio idraulico che, certamente, renderanno i luoghi più sicuri. Resta tuttavia il timore che numerosi altri siti, verosimilmente caratterizzati da analoghe situazioni orografiche e/o da simili sviluppi urbanistici come quelli sopra sinteticamente descritti, possano essere soggetti a rischio idraulico elevato e che pertanto un’effettiva azione di prevenzione e protezione da tale rischio in Italia presupponga adeguati investimenti sia in termini di studi qualificati, sia in termini legislativi, nonché, infine, di risorse economiche.</em></p>
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		<title>Messina candidata al Premio Gruviera 2010</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Apr 2010 20:56:48 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Una profonda buca in via Cesare Battisti
Che bisogno c&#8217;è di progettare campi da golf, quando nelle strade messinesi sono presenti ben più di 18 buche?

Buche di diversa larghezza&#8230;

&#8230;e profondità

Qualcuno ha anche pensato bene di utilizzare le buche come posacenere&#8230; Se non altro, un&#8217;utilità ce l&#8217;hanno!

Buche simil geyser, in versione artificiale&#8230;

Insomma, cosa aggiungere?

Nella speranza che chi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><div id="attachment_1781" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050161-300x225.jpg" alt="Una profonda buca in via Cesare Battisti" title="P4050161" width="300" height="225" class="size-medium wp-image-1781" /><p class="wp-caption-text">Una profonda buca in via Cesare Battisti</p></div><br />
<strong>Che bisogno c&#8217;è di progettare campi da golf, quando nelle strade messinesi sono presenti ben più di 18 buche?</strong><br />
<span id="more-1779"></span><br />
Buche di diversa larghezza&#8230;<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050160-300x225.jpg" alt="P4050160" title="P4050160" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1786" /></p>
<p>&#8230;e profondità<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050169-300x225.jpg" alt="P4050169" title="P4050169" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1787" /></p>
<p>Qualcuno ha anche pensato bene di utilizzare le buche come posacenere&#8230; Se non altro, un&#8217;utilità ce l&#8217;hanno!<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050192-300x225.jpg" alt="P4050192" title="P4050192" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1788" /></p>
<p>Buche simil geyser, in versione artificiale&#8230;<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050198-300x225.jpg" alt="P4050198" title="P4050198" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1789" /></p>
<p>Insomma, cosa aggiungere?<br />
<img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/04/P4050174-300x225.jpg" alt="P4050174" title="P4050174" width="300" height="225" class="aligncenter size-medium wp-image-1791" /></p>
<p>Nella speranza che chi di dovere non stia solo a guardare, vi invitiamo a visualizzare la <a href="http://www.facebook.com/album.php?aid=58206&#038;id=1416008806">completa photogallery su facebook</a> (in aggiornamento) della gruviera di cemento che sono le strade messinesi.<br />
Anche noi, per adesso ci limitiamo a mostrare. In futuro ci faremo sentire. Continuate a seguirci!</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Contro il progetto Tirone-Stu</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Apr 2010 20:16:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Per chi fosse interessato, segnaliamo che domenica 11 aprile, presso la sede del centro studi &#8220;Autonomia Popolare&#8221; (via Tommaso Cannizzaro, pressi scalinata Santa Barbara), si terrà una raccolta firme contro il progetto Tirone-Stu.

]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Per chi fosse interessato, segnaliamo che domenica 11 aprile, presso la sede del centro studi &#8220;Autonomia Popolare&#8221; (via Tommaso Cannizzaro, pressi scalinata Santa Barbara), si terrà una raccolta firme contro il progetto Tirone-Stu.</p>
<p><img src="http://www.infomessina.it/images/stories/tirone_progetto.jpg" alt="" /></p>
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		<title>Opere compensative: lo svincolo sulle macerie e i cadaveri di Giampilieri. E intanto continuano le frane</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Mar 2010 19:01:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Secondo un sondaggio di Tremedia, soltanto il 15% dei messinesi è convinto che il Ponte sullo Stretto sarà pronto nel 2017. E recentemente persino il presidente Lombardo ha “frenato” in questo senso dichiarando: “Mi fanno notare che siamo ancora in una fase di progetto. Prima di mettere una prima pietra e partire ci vorranno ancora [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo un sondaggio di Tremedia, soltanto il 15% dei messinesi è convinto che il Ponte sullo Stretto sarà pronto nel 2017. E recentemente persino il presidente Lombardo ha “frenato” in questo senso dichiarando: “<em>Mi fanno notare che siamo ancora in una fase di progetto. Prima di mettere una prima pietra e partire ci vorranno ancora 3-4 anni. Non so quindi se per quella data potremo vedere realizzato il ponte sullo stretto</em>”. Ed è  &#8211; inutile illudersi &#8211;  ciò che probabilmente penseranno anche i consiglieri comunali della Commissione Ponte (capeggiata dal Partito Democratico). Ma poco sembra importare a questi ultimi, considerando che per loro la torta da spartire non è tanto il Ponte in sé, bensì le cosiddette “opere compensative”, di cui poco ci siamo occupati in passato (e ce ne scusiamo per questo).<br />
Spieghiamolo in soldoni, guardando in faccia la realtà (e che nessuno si senta offeso!): le opere compensative altro non sono che un’occasione d’oro da parte dell’amministrazione comunale per realizzare opere che da sola non riuscirebbe mai per una serie di motivi. Oppure, dando una lettura anche più maligna, un’occasione per l’ennesimo “magna-magna”. L’Aquila docet.<br />
Il consiglio comunale, dunque, se n’è approfittato consegnando un lungo elenco di proposte &#8211; manco fosse il papello di Riina &#8211; a Piero Ciucci, il quale ha ammesso esplicitamente “<em>Si sono allargati</em>”, ovvero &#8220;hanno esagerato&#8221;. Ed effettivamente non basterebbe un intero foglio a riportarle tutte. Tra queste, ne ricordiamo brevemente solo alcune: lo spostamento della stazione a Gazzi, il raddoppio della tangenziale da Tremestieri all’Annunziata, fino a Ganzirri, Raccordo e nuova Panoramica proprio alla punta della Sicilia, (area naturalistica di interesse europeo) e persino lo svincolo di Giostra (quello che dovrebbe essere realizzato dal Comune da circa 20 anni, ma che &#8211; come dicevamo prima &#8211; non riesce, e dunque utilizza la &#8220;scusa Ponte&#8221; per poterlo terminare).<br />
Su tutte, però, ne spicca una davanti alla quale è impossibile rimanere indifferenti:<strong> uno svincolo a Giampilieri</strong>. A questo punto sorgono spontanee parecchie domande: come si può definire “compensativo al ponte” uno svincolo distante oltre 30 chilometri dal pilone? E quale sarebbe l’utilità di questo svincolo, considerando la minima distanza da un altro svincolo “compensativo” come quello di Santo Stefano? E soprattutto, con che coraggio proprio nel luogo della tragedia dell&#8217;1 ottobre &#8211; lo stesso luogo abbandonato dalle istituzioni da 5 mesi a oggi &#8211; in cui tutto servirebbe allo stato attuale, meno che uno svincolo?<br />
<span id="more-1709"></span><br />
<img src="http://www.terranauta.it/foto/giampilieri_messina1262886768.jpg" alt="" /></p>
<p>In occasione della presentazione del Progetto il 12 febbraio (ironia del destino, proprio a carnevale), Buzzanca ha affermato: “<em>I fondi o servono per la costruzione del Ponte o non verranno, nessun privato investirà per la messa in sicurezza del territorio</em>”. Insomma, parole tutt&#8217;altro che rassicuranti: si fa solo ciò che interessa ai privati e non ai cittadini. Peccato che allo stato attuale i finanziamenti per il Ponte (in attesa dell&#8217;intervento delle banche tramite prestiti e obbligazioni &#8211; sempre soldi nostri) siano interamente statali (Anas, Fintecna, Cipe sono tutt&#8217;altro che private). E soprattutto, peccato che allo stato attuale ci sia <strong>uno stato di emergenza</strong> (vedi il maltempo che ha colpito Messina in questi giorni, col rischio di una tragedia simile a quella dell’1 ottobre e causando un guasto all’Acquedotto, con conseguente mancanza di acqua in tutta la città) <strong>che non consente di perdere ulteriore tempo</strong>.<br />
Nella stessa occasione, il ministro Matteoli dichiarò: “<em>Quando ero ministro all’Ambiente, feci fare una valutazione. Per mettere in sicurezza il nostro territorio ci volevano circa 70 mila miliardi delle vecchie lire. Ci rendiamo conto, di fronte a queste cifre, che è impossibile poterle reperire. Dobbiamo lavorare piano piano per cercare di rendere più sicuro il nostro territorio, ma è un lavoro improbo, lungo e molto costoso</em>”. Molto più facile, sicuro, rapido ed economico costruire il Ponte più lungo del mondo.</p>
<p>Sarebbe necessario sapere cosa dichiarerà lo stesso signor Ministro, adesso che <strong>l’ultima frana ha avuto luogo proprio nel punto in cui dovrebbe nascere il Ponte a Villa San Giovanni (progetto alla mano): http://www.autonomamente.net/?p=962 </strong></p>
<p>Il Ponte, insomma, non è altro che una scusa. Una sorta di illusione (per alcuni un sogno, per altri un incubo) che ha come fine ultimo quello di giustificare i fallimenti delle diverse classi dirigenti locali che si sono succedute in tanti anni. Una sorta di scudo da tirare fuori per difendersi dagli attacchi dei cittadini stufi di tanti anni di promesse non mantenute. L&#8217;illusione che tutto il male possa svanire perchè, si dice, peggio di così non si può.</p>
<p>Nel silenzio dei media nazionali, il 10 marzo si è rischiata un’altra tragedia. Dopo 40 morti, migliaia di sfollati e innumerevoli disagi per i cittadini di Messina e provincia, cos’altro deve accadere per far fronte allo stato di emergenza e per prevenire futuri disastri che potrebbero causare danni incalcolabili?</p>
<p><a href='http://www.ilcannocchiale.it/?claim=CANN173767-2506' target='_blank'>il cannocchiale</a></p>
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		<title>Relazione tecnica sulla Variante di Cannitello</title>
		<link>http://www.energiamessinese.it/relazione-tecnica-sulla-variante-di-cannitello</link>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 19:45:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Presentiamo qui le note tecniche di analisi ambientale, urbanistica e paesaggistica del progetto &#8220;Variante di Cannitello&#8221; connesso (?) al progetto &#8220;Ponte sullo stretto&#8221;, redatte dal WWF Calabria, che ringraziamo.
1.Introduzione
Le presenti note si configurano quali Analisi e “Osservazioni” al progetto definitivo ed esecutivo della Variante ferroviaria di Cannitello, anche in merito alla procedura di adeguamento dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentiamo qui le note tecniche di analisi ambientale, urbanistica e paesaggistica del progetto &#8220;Variante di Cannitello&#8221; connesso (?) al progetto &#8220;Ponte sullo stretto&#8221;, redatte dal <strong>WWF Calabria</strong>, che ringraziamo.</p>
<p><em><strong>1.Introduzione</strong><br />
Le presenti note si configurano quali Analisi e “Osservazioni” al progetto definitivo ed esecutivo della Variante ferroviaria di Cannitello, anche in merito alla procedura di adeguamento dello stesso alle Prescrizioni e raccomandazioni CIPE (del. 29/03/06 n.83).<br />
“L’intervento di cui sopra costituisce una prima fase dei lavori del più ampio intervento che (le Ferrovie) RFI – rete Ferroviaria Italiana- dovrà mettere in atto per il miglioramento del sistema di penetrazione urbana nel nodo di Reggio Calabria e per rimuovere definitivamente l’ostacolo che la linea ferroviaria attualmente rappresenta per la città di Villa S. Giovanni verso la costa. Le opere da realizzare nell’immediato futuro consentiranno anche di rimuovere l’interferenza che i binari ferroviari rappresentano in località Cannitello per l’avvio dell’opera del Ponte sullo Stretto” (dalla Relazione Esplicativa allegata al Progetto Esecutivo).<br />
Il progetto, qui presentato quale “esecutivo”, si configura come un documento estremamente stringato,eccessivamente schematico, e riguardante esclusivamente l’opera da realizzare. Lo stesso progetto manca di pressoché qualsivoglia riferimento al contesto urbano e ambientale in cui lo stesso va a inserirsi; un ambito ad alta densità abitativa, ad alta valenza turistica e paesaggistica, con notevoli presenze ecologiche e agricole produttive; parte rilevante del nucleo urbano di Cannitello nella parte nord del territorio comunale di Villa S. Giovanni.<br />
I documenti progettuali sono peraltro l’ovvia conseguenza delle carenze di analisi e di programmazione territoriale e ambientale che connota l’operazione e che è riscontrabile nelle anomalie procedurali (sez.5), nonché alle carenze d’indagine idrogeologica (sez.2), alla mancanza di studi d’impatto e di analisi ambientali idonee (che significa non effettuazione della procedura di VIA) (sez. 3) e infine l’assoluta mancanza di valutazione degli effetti urbanistici e sociali (sez. 4).<br />
<span id="more-1689"></span><br />
<strong>2. Aspetti geologici, idrogeologici e geotecnici.</strong><br />
Le principali problematiche riscontrate nella Relazione Generale Descrittiva (Progetto esecutivo, dicembre 2009) del progetto ITALFERR riguardanti l’opera da realizzare, possono così essere inquadrate:<br />
- La soluzione tecnica adottata per la costruzione della galleria artificiale farà ricorso a fondazioni profonde, quali il gruppo di pali di medie dimensioni che dovranno sostenere la galleria ferroviaria. I singoli pali del diametro di 600mm. raggiungeranno la profondità di 20m., posti su più file parallelamente alla linea di costa, per una parte della lunghezza dell’opera (circa 260m.), il numero totale di pali ravvicinati, si aggira intorno ai 500.  Per quanto riguarda l’idrografia, il tracciato ferroviario interseca il torrente Femia, corso d’acqua che sottende un bacino idrografico di discreta superficie proprio alla  -Fine variante sede Km.0+852,00 (Km.358+197)- che dovrà essere adeguatamente canalizzato. Di fatto, la realizzazione del progetto impone notevole consumo di suoli attualmente liberi in cui è consentita l’”infiltrazione efficace” delle acque superficiali, rendendoli impermeabili. In tale situazione si potrebbero facilmente prevedere ripercussioni notevoli sulla circolazione delle acque sia superficiali sia sotterranee della fascia costiera interessata.<br />
- Nella documentazione presentata da ITALFERR (Relazione Generale Descrittiva del Progetto esecutivo, dic. 2009 e planimetrie allegate), al punto 2 –Inquadramento geologico- riguardo all’avvenuta progettazione con riferimento alla recente e vigente normativa (D.M. 14/01/08 Testo Unitario-“Norme tecniche per le costruzioni”- e Circolare N° 617 dello 02/02/09  di Istruzioni per l’applicazione delle NTC), è scritto solamente che: <<il terreno è stato classificato come: Categoria di sottosuolo C, ecc…>>. I rilievi geologici, idrogeologici e geomorfologici menzionati nella relazione (pag.7/29), assieme alle 2 campagne d’indagini geognostiche ivi elencate, non sembrano sufficienti a soddisfare le  richieste della normativa di riferimento, dove è necessaria una specifica sequenza progettuale e operativa che metta in luce la pericolosità geologica del territorio, con specifiche indagini, finalizzate alla ricostruzione esatta del “Modello Geologico” e del “Modello idrogeologico” del sito. A tal proposito, si dovrebbe fornire, già nella fase di progettazione preliminare l’illustrazione delle problematiche esaminate e delle verifiche analitiche ma nelle carte esaminate, oltre la categoria del sottosuolo da Vs30, non si fa cenno agli altri parametri medi dei terreni e agli aspetti sismici di dettaglio (amax, Kh, Kv, Liquefazione). Manca, dunque, anche il successivo “Modello Geotecnico”, sempre previsto dalla norma (C.6 -Progettazione geotecnica- Circolare N° 617 02/02/09), che è finalizzato a fornire i dati geotecnici necessari per il progetto e le verifiche delle fondazioni e per l’organizzazione delle successive attività di controllo e monitoraggio. Per quest’ultima fondamentale attività conoscitiva, inserita sempre nella stessa Circolare, si rileva che il –Monitoraggio Ambientale-  è stato trattato sommariamente al punto 21 della Relazione Generale Descrittiva (pag.28).</p>
<p><strong>3. Aspetti Ambientali e Paesaggistici</strong><br />
L’assenza di uno specifico e approfondito Studio di Impatto Ambientale e della contestuale Valutazione di incidenza, comporta forti carenze nell’analisi ambientale del progetto. Il contesto interessato, area a prevalente apparato paesistico seminaturale e antropizzato a ridosso del nucleo urbano principale e Cannitello, nonché al Lungomare che relaziona lo stesso con lo Stretto e l’abitato di Villa S. Giovanni, costituisce ambito cruciale per l’assetto ecopaesaggistico dell’intera area. Il progetto impatta pesantemente sull’assetto idrogeologico dell’area (v. punto precedente) e sulla sua struttura ecologica.<br />
Gli elementi principali dell’ecosistema interessato  (apparato produttivo e connettivo) ne vengono stravolti, con ulteriore degrado irreversibile del sistema ambientale presente e adiacente.<br />
Le produzioni agricole presenti nell’area sono costrette alla cessazione definitiva delle proprie attività (con forti perdite di risorse socio-economiche), mentre l’apparato seminaturale, di transizione, presente, viene distrutto. Il collettore idrologico componente dell’ambito dovrà essere costretto e tombinato perdendo le relazioni con gli ecosistemi circostanti.<br />
A questo si aggiungono gli impatti del cantiere in termini di rumore (rilevante per le residenze adiacenti, ma impattante anche sulle attività turistiche e ludiche del Lungomare e della zona, che ne ricavano nocumento e deprezzamento) e inquinamento atmosferico (specie polveri). Gli accorgimenti mitigatori appaiono insufficienti.<br />
Gli impatti sulle acque sotterranee e suolo e sottosuolo (v. punto precedente) sono rilevanti e tali da indurre ulteriore degradato e rischi per i terreni e gli insediamenti contigui.<br />
Lungo tutta la costa è presente un sito d’importanza comunitaria –Fondali di Punta Pezzo e Capo dell’Armi- cod. ITA IT9350172, che tutela l’habitat prioritario della posidonia oceanica, pianta marina che svolge un ruolo importantissimo per l’abbattimento dell’energia dell’onda, rallentando quindi in modo naturale l’erosione costiera, ed è peraltro nursery importantissima per molte specie di pesci anche d’interesse commerciale.<br />
Il convogliamento delle acque piovane e di scolo del tracciato ferroviario, previsto direttamente in mare, senza alcuna ipotesi progettuale (e ancor meno attuazione) di selezione e depurazione delle acque che si sverserebbero nel ricettore finale marino, non possono che provocare un grave impatto ambientale sulla componente marina, andando a sommarsi alle scarse attenzioni ad oggi dedicate ad altri sversamenti e problematiche.<br />
Le direttive comunitarie, nel caso specifico la Direttiva 92/43/CEE, chiedono obbligatoriamente la stesura della Valutazione di Incidenza, da associarsi anche alla VIA purché corrispondente all’allegato G di cui al DPR 357/97 e smi, procedura non eseguita e pertanto da aggiungersi alla già carente istruttoria seguita in materia ambientale.<br />
Inoltre, la stessa Direttiva e norme italiane di recepimento, prevedono che l’opera possa approvarsi o meno, solo dopo aver esperito tale procedura.<br />
Alla luce della presenza di un importantissimo SIC con habitat prioritari, e data l’imponenza dell’opera prevista che – a prescindere dagli scarichi in progetto – risulta pericolosamente adiacente alla costa con il pericolo anche di sversamento di materiale di cantieristica e altro, non può essere accettabile che si proceda in palese inosservanza delle norme vigenti in materia di tutela ambientale nazionale e comunitaria.<br />
Si segnala inoltre che la Valutazione di Incidenza è prevista per le opere che possono avere incidenza “sui” siti  e non “nei” siti, quindi anche esterne alle aree protette della Rete Natura 2000, ma che possono avere refluenze su di essi, qual è il caso della Variante di Cannitello.<br />
Questa specifica è richiamata dalla giurisprudenza comunitaria proprio perché in natura i sistemi sono connessi gli uni dagli altri a prescindere dai confini e limiti posti dalla normale prassi burocratica o geografica per come intesa dai non addetti ai lavori.  Ciò che avviene anche a distanza, in base alla tipologia di opera e/o azione proposta, può avere influenza anche a grandi distanze dal sito protetto: in questo caso si è anche adiacenti e con azioni previste, sia in fase di cantiere che a regime, che hanno con certezza incidenza possibile, probabile e certa sull’ambiente protetto dalla Direttiva 92/43/CEE per la quale l’Italia ha obbligo di rispetto.<br />
A tutto ciò si aggiunge l’impatto paesaggistico dovuto alla nuova linea e –soprattutto- al tratto in galleria, che –con le opere d’inserimento e mascheramento nel contesto- disegna una sorta di nuova collinetta artificiale di oltre 100.000 metri cubi, con opere in cemento armato, ferro, calcestruzzo, eccetera. Ciò accentua fortemente e amplia gravemente “l’effetto barriera”, già dovuto alla linea esistente. S’interrompe ulteriormente la continuità scenografica Stretto- città e l’intervisibilità costiera ne riceve grave nocumento.</p>
<p><strong>4. Aspetti Urbanistici</strong><br />
Gli effetti urbanistici sono tutt’altro che trascurabili, ma di essi nel progetto non vi è alcuna traccia. Nella relazione non esiste alcun inquadramento urbanistico e territoriale, né riferimento agli strumenti esistenti (P.R.G.) e a quelli in itinere , né a livello comunale, né a livello di Area Vasta (Linee Guida della Pianificazione regionale vigenti, Quadro Territoriale Regionale a valenza paesaggistica, già adottato dalla Giunta Regionale). Pur in presenza di procedure ex Legge Obiettivo, il confronto di merito con gli strumenti esistenti avrebbe, infatti, consentito un migliore completamento del progetto e soprattutto la comprensione degli effetti urbanistici e territoriali (e quindi sociali).<br />
La variante da una parte accentua, infatti, la destinazione esclusiva e “l’ingombro infrastrutturale”di una parte della struttura urbana di Cannitello e Villa S. Giovanni che invece è decisiva per la qualità dell’assetto urbano e per la possibilità di conservare una configurazione spaziale, territoriale e paesaggistica tale da costituire ambiente vivibile e gradevole per gli abitanti.<br />
Il cantiere della variante avvia invece un processo di deterritorializzazione di tale contesto, che diventa difficile recuperare, anche in assenza di prosieguo del programma principale di realizzazione del Ponte.<br />
Dal punto di vista delle modalità e dell’uso delle infrastrutture giungono peraltro ulteriori impatti e disagi, dovuti, nella fase di cantiere, alla presenza di traffico pesante da movimentazione di materiale.<br />
Per quanto riguarda l’esercizio della stessa linea ferroviaria, il dichiarato “miglioramento” di fatto non esiste: si sostituisce, infatti, una curva (anzi un insieme di tre curvature) a un rettilineo, posizionato nelle adiacenze nord dell’area della stazione di Villa S. Giovanni. Segmento importante per la funzionalità della linea (accelerazione dei treni in partenza e inizio della frenatura per quelli in arrivo).</p>
<p><strong>5. Aspetti procedurali</strong><br />
La procedura del progetto, avviatasi nel 2003 con l’elaborazione del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e delle opere a esso collegate, nel luglio 2004 riceve parere positivo dalla Commissione Speciale VIA del Ministero dell’Ambiente, “senza prescrizioni”, pur in assenza di procedura di VIA specifica sulla variante ferroviaria di Cannitello (v. seguito), cui è seguita una conferenza dei servizi in cui il Comune di Villa S. Giovanni ha presentato un’alternativa al progetto presentato. Nel gennaio 2006 il progetto ha ottenuto parere favorevole dal Ministero dei Beni Culturali (in precedenza negativo). L’otto febbraio 2006 il Ministero delle Infrastrutture ha ritenuto chiusa l’istruttoria e ha trasmesso il progetto definitivo al CIPE, che l’ha approvato in data 29/03/06 con la delibera n. 83. L’iter del progetto riprende nel 2009 e vede l’ulteriore deliberazione del CIPE n. 77 (31/07/09) per il trasferimento delle funzioni di committenza da RFI SpA alla società Stretto di Messina S.p.A.<br />
Delibera quest’ultima, che viene impugnata dalla Regione Calabria di fronte alla Corte Costituzionale e al TAR del Lazio in quanto con un atto unilaterale il Governo ha rivisto i contenuti dell’intesa raggiunta nel 2006 tra Stato e Regione in violazione dei principi di sussidiarietà e  di effettiva e leale collaborazione tra Stato, Regioni ed enti locali di cui agli articoli 117, 118 e all’articolo 136 della Costituzione e in violazione degli articoli 161, 165 e 166 del Codice Appalti (DLgs n. 163/2006), che obbligano il CIPE, allargato ai presidenti delle regioni interessate, ad assumere le decisioni, rispettando l’obbligo d’intesa al momento dell’approvazione dei progetti delle infrastrutture strategiche.<br />
Il Committente Stretto di Messina S.p.A. in data 11/12/09 ha avviato l’ulteriore procedimento di verifica e adeguamento della Dichiarazione di Pubblica Utilità alla deliberazione CIPE e, nella fattispecie, alle modifiche ivi indicate quali necessarie.<br />
Pur in presenza di opere soggette alla L. 443/02 (Legge Obiettivo), si attua una procedura singolare, in cui emergono alcune gravi carenze o mancanze.</p>
<p>a)	Il progetto esecutivo non ha ricevuto il necessario parere della Regione Calabria, che ha anzi dichiarato l’assenza d’intesa sullo stesso, contestando anche il cambio di titolarità e ha impugnato, come già accennato, la Delibera CIPE n. 77/2009<br />
b)	Il progetto manca di analisi ambientale e non è mai stato sottoposto, né in versione preliminare, né  definitiva, a  procedura di VIA  riguardante specificamente la variante ferroviaria di Cannitello.<br />
Il Ministero dell’ambiente risulta che si sia limitato a “estendere” all’opera connessa in questione il parere favorevole (con prescrizioni) a suo tempo fornito al progetto preliminare del ponte sullo Stretto di Messina. La documentazione relativa a tale progetto, però,  è affatto diversa, non inerente alle opere di cui al progetto di variante e non contenente allegati –in nessuna parte- né alcuna elaborazione riferita a quest’ultimo. È questa una questione già sollevata in diverse sedi –anche per progetti analoghi o similari. Nessuna legge dell’ordinamento della Repubblica Italiana, tantomeno la citata “Legge Obiettivo”, dà facoltà al Ministero dell’Ambiente o ad altro Ufficio, di escludere da procedure di VIA  le opere previste dal DPCM 27/12/88 e segg. o di “estendere” la VIA ad opere connesse senza che vengano valutati con attenzione gli impatti  specifici di ogni singola opera e gli effetti cumulativi di tutti gli interventi.<br />
A questo proposito  è bene ricordare che la stessa SdM S.p.A.,  al momento dell’apertura della procedura VIA speciale sul progetto preliminare il 16 gennaio 2003,  riportava nella Sintesi non tecnica illustrativa dei contenuti dello Studio di Impatto Ambientale:<br />
“Nella stessa Tav. 1, inoltre, al fine di una migliore comprensione di tutti gli aspetti progettuali sono anche riportate le seguenti opere propedeutiche e complementari, necessarie per la funzionalità dei collegamenti stradali e ferroviari ma eseguite e/o in corso di esecuzione da parte di altri enti e, pertanto, escluse dalle valutazioni del presente Studio di Impatto Ambientale,<br />
lato Calabria e lato Sicilia:<br />
-	variante ferroviaria della linea tirrenica in corrispondenza di Cannitello;<br />
-	variante della A3 Salerno-Reggio Calabria in corrispondenza di Piale; lato Calabria opere funzionali: (…)<br />
-	tratto funzionale della linea A.C. Salerno-Reggio Calabria lato Sicilia opere funzionali:<br />
-	tratto di collegamento stradale Annunziata-Giostra con relativi svincoli in corso di esecuzione;<br />
-	(…)”<br />
c)	La generale irregolarità procedurale dell’operazione richiede probabilmente un atto specifico (Decreto di costruzione) a valle delle deliberazioni programmatiche del CIPE, ciò anche per la mancata ottemperanza annessa alla documentazione allegata allo stesso progetto della delibera CIPE 83/06.<br />
E’ appena il caso di citare la rilevante lievitazione dei costi del progetto dagli originali circa 14 milioni di euro (nel 2002), al costo del progetto attuale della variante di Cannitello, pari a 26 milioni di euro; pure a fronte di una riduzione della lunghezza del nuovo segmento di linea ferroviaria.</p>
<p><strong>Conclusioni </strong><br />
Il progetto di variante, per le sue caratteristiche, è tale da impattare fortemente sull’abitato di Cannitello e sulla struttura urbanistica di Villa S. Giovanni.<br />
Le implicazioni ambientali, paesaggistiche e urbanistiche sono tali da prefigurare degradi irreversibili nel contesto. Essi appaiono ancora più gravi e insensati per le circostanze che interessano l’operazione, che rischia di essere realizzata nonostante le implicazioni negative. Tutto ciò, può diventare un mostruoso paradosso per le incertezze che tuttora segnano il programma dell’opera principale, cui la Variante di Cannitello è opera “connessa”.<br />
Elementari considerazioni di buon senso consiglierebbero la sospensione di qualsiasi attività operativa, anche per effettuare le opportune verifiche sulla regolarità della procedura di VIA e  di Valutazione d’incidenza, la cui mancanza, se riscontrata, comporterebbe la constatazione di vizi nelle procedure autorizzative in campo urbanistico e ambientale.&#8221;<br />
Si potrebbero verificare così anche eventuali alternative (come richiesto dalla comunità locale) o migliorie progettuali che allo stato sono invece precluse.</em></p>
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