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	<title>Energia Messinese &#187; Politiche Finanziarie</title>
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		<title>Matteoli e la Fata Morgana</title>
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		<pubDate>Sat, 24 Jul 2010 13:20:53 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>La Fata Morgana è un raro fenomeno ottico, simile al miraggio &#8211; visibile dalle coste calabresi dello Stretto in estate &#8211; in cui l&#8217;immagine apparente muta velocemente forma; viene così chiamato per la caratteristica di riprodurre il soggetto a una elevazione dal suolo, proprio come le apparizioni dell&#8217;omonimo personaggio della mitologia celtica. La distanza tra le due coste, così, sembra essere di poche centinaia di metri e si ha l&#8217;impressione di osservare nello Stretto una città irreale che si modifica e svanisce in brevissimo tempo. Un effetto spettacolare e ingannevole, che fa sembrare più vicino ciò che è lontano. Una realtà mutata, insomma. Proprio come fanno certi politici quando parlano del Ponte sullo Stretto.<br />
Basti pensare che, dopo averci ammorbato con la retorica dell’occupazione per i messinesi, i lavori preliminari sono stati affidati a ditte esterne dalla Eurolink (precisamente ad una ditta della provincia di Padova). Così come è una certezza che sarà la Fenice spa, di Torino, ad occuparsi del monitoraggio ambientale nelle aree interessate dai cantieri.<br />
Inoltre, tutti voi avrete letto sui giornali che una settimana fa il ministro Matteoli non si è presentato a Messina in occasione della firma del protocollo d’intesa tra la Società Stretto di Messina, il Contraente generale Eurolink, il Project management Consultant Parsons Transportation Group, l’Università degli Studi di Messina, l’Università degli Studi Mediterranea di Reggio Calabria e Sviluppo Italia Sicilia è rinviata a data da definirsi, nel mese di settembre. Dunque, accordo saltato. Almeno per il momento.<br />
Ma quali erano questi “inderogabili sopraggiunti impegni” di Matteoli, dopo tanti annunci sbandierati per un’opera giudicata (da lui) storica e indispensabile?<br />
In città si dice che <strong>il vero motivo per il quale l’accordo è saltato sembra essere il fatto che la suddetta convenzione sia illegittima</strong>. Vediamo perchè.</p>
<p><em>Martedì 6 luglio abbiamo manifestato, attraverso un sit-in organizzato in concomitanza con la seduta del Senato Accademico, la nostra contrarietà all’assegnazione di uno stabile sito nell’area universitaria di Papardo al Consorzio Eurolink (General Contractor per la progettazione e costruzione del Ponte sullo Stretto).<br />
La nostra manifestazione aveva il significato di rivendicare il principale luogo della formazione ai saperi critici e alla democrazia, e non alla subordinazione all’impresa.<br />
D’altronde ritenevamo non compatibile con la concessione ad Eurolink l’originaria destinazione dell’edificio.<br />
Alla nostra manifestazione il Senato Accademico ha risposto con una nota nella quale si affermava:”La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico”.<br />
In precedenza, però, era stata la stessa Sviluppo Italia Sicilia spa a dichiarare: “E’ stato il massimo rappresentante dell’ateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre società l’edificio” (dichiarazione apparsa in un articolo di Michele Schinella pubblicato su Centonove del 25.06.10)<br />
Riteniamo giusto, quindi ritornare sull’argomento per esprimere il nostro punto di vista. Un punto di vista che avremmo voluto esprimere direttamente al Rettore ed al Senato Accademico che, invece, chiusi a riccio in un Università blindata dalle forze dell’ordine, hanno pensato di negarsi ad una democratica interlocuzione con istanze provenienti dai cittadini.<br />
La struttura assegnata comprende, in particolare, l’“Incubatore d’Imprese” finanziato e realizzato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse». Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association (NBIA), un Incubatore è uno “strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi”. La finalità di un incubatore è dunque “quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidità finanziaria”. Tra gli obiettivi strategici di un incubatore, “la creazione di posti di lavoro; il sostegno all’economia locale; il trasferimento tecnologico e valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali; la promozione economica di specifici gruppi sociali”.<br />
Relativamente agli incubatori sorti in ambito accademico, essi rispondono all’esigenza delle Università d’intensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale. Nello specifico dell’Incubatore d’Imprese dell’Università di Messina, fu presentato un piano finanziario per 4 milioni di euro circa, anche se non è mai stato specificato il reale ammontare dei fondi pubblici poi ottenuti per l’implementazione dell’incubatore. Il complesso si sarebbe dovuto estendere su un’area complessiva di 4.400 mq.<br />
Grazie ad un protocollo d’intesa siglato il 12 dicembre 2002 tra l’allora rettore dell’Università degli Studi di Messina, Gaetano Silvestri, e Sviluppo Italia, l’incubatore venne concesso in uso a Sviluppo Italia Sicilia. Le finalità dichiarate della concessione puntavano al “rinvigorimento dell’economia locale” e all’“offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d&#8217;impresa in una città poco competitiva”. Il protocollo nel dettaglio prevedeva l’impegno dell’Università a concedere in uso a Sviluppo Italia “l’edificio in costruzione all&#8217;interno del polo scientifico, che sarà completato dalla stessa società, con fondi propri, per dare la possibilità alle imprese di insediarsi avendo a disposizione incentivi ed una finanza agevolata”.<br />
Secondo il testo della convenzione, l’incubatore di contrada Papardo doveva essere destinato all’ospitalità di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Nonostante i notevoli ritardi nel decollo della nuova infrastruttura, nella “Relazione sui risultati delle attività di ricerca, di formazione e di trasferimento tecnologico nell&#8217;anno 2008”, l’Università degli Studi di Messina rifocalizzava la propria attenzione al “crescente interesse dell’Ateneo messinese per il tema del trasferimento tecnologico e della creazione di nuove imprese, in particolare gli spin-off, nell&#8217;ambito di un ampliamento e rafforzamento delle interazioni già esistenti con il sistema produttivo”. Nel sottolineare l’esistenza di cinque imprese spin-off sostenute dall’Ateneo messinese nei settori dell’elettronica, high-tech, scienza della separazione, la Relazione annunciava il “completamento” dell’incubatore d’impresa, che “offrirà possibilità concrete di promozione al territorio nel quale l’Università opera, e in generale a coloro, potenziali imprenditori, che ne facciano richiesta”.<br />
<strong>Sviluppo Italia Sicilia ha un capitale sociale di 6.816.066,92 euro, controllato al 100% dalla Regione Siciliana (100%) che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria per l’attraversamento stabile dello Stretto che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, ottenuti in concessione dell’Università di Messina, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d’imprese, i canoni mensili per l’affitto del core business del Ponte sullo Stretto.</strong><br />
A esprimere un giudizio fortemente critico sull’intera operazione, il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata e responsabile della sezione “Economia” del Centro Studi per l’Area dello Stretto “Fortunata Pellizzeri”.<br />
Il professore Signorino ricorda come la permanenza nell’incubatore ha sempre una durata limitata, trascorsa la quale l’impresa esce dalla struttura per affrontare il mercato con le forze nel frattempo maturate, rendendo disponibile a nuove attività lo spazio occupato. «La permanenza nell’incubatore di Messina &#8211; spiega l’economista &#8211; era definito nell’accordo di concessione in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative». <strong>Il consorzio Eurolink non presenterebbe invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. «Non si tratta di una impresa “nuova”, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006», aggiunge Signorino. Nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI ha sedi o filiali nell’area dello Stretto di Messina (alcune sono, anzi, straniere) e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale (famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo, società capofila Eurolink).</strong><br />
«Sicuramente il Ponte non è frutto di “progetti di ricerca” dell’Università di Messina, né il consorzio è costituito da imprenditori giovani e non sufficientemente attrezzati per affrontare i costi normali della permanenza sul mercato», afferma ancora il professor Signorino. «In relazione alla durata della locazione, Eurolink dovrebbe installarsi prima dell’inizio dei lavori, che avranno una durata minima di sei anni. Occorre dunque pensare ad una permanenza per lo meno pari ad 80 mesi. Per ciò che riguarda il costo della locazione, non noto, occorre ricordare che la logica dell’incubatore non è quella della valorizzazione reddituale degli immobili. Sviluppo Italia è una SpA pubblica nata per promuovere le imprese, non per incrementare la sua rendita con l’affitto di locali ottenuti in concessione». L’economista rileva infine che lo stabile di contrada Papardo è in via di ristrutturazione con un finanziamento pubblico concesso per lo specifico scopo di realizzarvi l’“incubatore”: «la sua utilizzazione a beneficio del consorzio Eurolink costituirebbe, a mio avviso, una distorsione di tali finalità, di cui si gioverebbe un gruppo di imprese già esistenti e attive sul mercato internazionale».<br />
Va in conclusione sottolineata la visione tutta spinta sul “mercato” e le “imprese profit” del presunto incubatore d’imprese di contrada Papardo, quando molte esperienze internazionali sono molto meglio puntate verso incubatori accademici preposti all’accompagnamento, formazione, ricerca e sostegno degli a favore delle cosiddetta “economia solidale” (no profit, cooperativismo, ecc.). Perché queste esperienze, tra l’altro sostenute con fondi della cooperazione internazionale (Unione Europea) funzionano con esito mentre a Messina falliscono miseramente e l’Università abdica al proprio ruolo guida a favore di agenzie regionali pro-mercato e/o i colossi d’argilla del capitalismo made in Italy?</em></p>
<p>http://www.noponte.it/2010/07/rete-no-ponte-il-nostro-punto-di-vista.html</p>
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		<title>23 dicembre: partono i lavori per il Ponte&#8230; ma solo di facciata?</title>
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		<pubDate>Tue, 20 Oct 2009 13:43:47 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Festeggiano tutti per la partenza dei lavori del Ponte sullo Stretto: dagli azionisti Impregilo a quelli Stretto di Messina Spa (tra cui Raffaele Lombardo, che ha promesso un finanziamento per l&#8217;opera di 100 milioni di euro da parte della Regione, smentendo chi continua ad raccontare la favola dei soldi privati), dalla CMC di Ravenna (coop rossa &#8220;sponsorizzata&#8221; da alcuni noti esponenti del PD: http://www.youtube.com/watch?v=ygoIEDLbtEI ) alla Mafia. Quest&#8217;ultima però, come ben sappiamo, non esiste!<br />
Il tutto anche per la felicità dei messinesi e degli sfollati, soprattutto in considerazione che lo stesso Raffaele Lombardo ha recentemente giudicato &#8220;insufficenti&#8221; gli 80 milioni stanziati per le zone colpite dall&#8217;alluvione.<br />
Da molti mesi a questa parte, la domanda che a Messina ci si sta ponendo è &#8220;Perchè non spostare i fondi per il Ponte a favore della messa in sicurezza delle aree a rischio idrogeologico?&#8221;<br />
Ma a nostro avviso adesso bisognerebbe farsi anche altre domande: &#8220;I fondi per il Ponte ci sono davvero o è tutto un bluff? Esiste una copertura finanziaria? Il progetto è definitivo? Propaganda? Fumo negli occhi?&#8221;<br />
Come sappiamo, i lavori dovrebbero iniziare sulla sponda calabrese. Andiamo dunque a esaminare nel dettaglio la situazione attuale.</p>
<p>NOTE SUL PRESUNTO AVVIO DELLE OPERE COLLATERALI/ PROPEDEUTICHE A VILLA S. GIOVANNI – CANNITELLO  SPONDA CALABRESE <em>di Alberto Ziparo</em></p>
<p>1.	<strong>Cosa si sta facendo in realtà</strong><br />
Si intende spostare un binario Cannitello – Villa S. Giovanni per una lunghezza di 1.7 km, traslando verso monte la linea, con una curva in luogo dell’attuale rettilineo “per fare spazio al futuro ingombro del pilone del ponte di parte calabrese”.</p>
<p>2.	<strong>Quale è il progetto?</strong><br />
Il progetto è uno “stralcio provvisorio” – tra l’altro mancante di diverse autorizzazioni &#8211; del più ampio progetto di “opere compensative”, concordato nel 2006 con l’allora giunta comunale di Villa S. Giovanni  (sindaco Cassone) di spostamento della linea ferroviaria e di miglioramento del lungomare Villa – Cannitello. Quest’ultimo progetto è stato approvato; esso era stato accettato dalla allora amministrazione, insieme ad altri incentivi, perché “anche se il ponte non si fa”, costituisce un miglioramento dell’assetto urbanistico. Il progetto integrale – a differenza dello stralcio provvisorio &#8211; infatti è stato avallato dalla Regione Calabria e dalla Provincia di Reggio Calabria.<span id="more-1595"></span></p>
<p>3.	<strong>Lo stralcio è probabilmente illegittimo</strong><br />
Mentre il progetto complessivo di spostamento della linea e di miglioramento del lungomare di Villa S.G. ha dunque ricevuto approvazione, ma non ci sono risorse né volontà politica di attuarlo; lo “stralcio” è difettoso di numerosi passaggi procedurali ed autorizzativi. Innanzitutto si dichiara la necessità del “progetto stralcio” quale opera di emergenza per <em>miglioramento infrastrutturale</em>: tale aspetto è importante –anzi fondamentale- perché costituisce lo snodo programmatico-amministrativo, attorno a cui ruota la possibilità di procedere nelle condizioni attuali. Infatti allo stato il “miglioramento infrastrutturale” non esiste, anzi è un decisivo peggioramento. Si sostituisce infatti un pezzo di rettilineo di arrivo da nord alla stazione di Villa S. Giovanni con un curvone di circa 1.700 metri. A parte l’inutile consumo di suolo, oggi, che diventa danno ambientale ed erariale, nel caso più che probabile, di blocco del programma principale (ponte); introdurre una curva in luogo di un rettilineo peggiora, e non migliora, la geometria della  linea e soprattutto ne accentua la pericolosità: in quel punto i treni infatti, avviano la frenata verso la stazione di Villa S. Giovanni. Con il “progetto stralcio”, ciò avverrebbe in piena curvatura, con evidente accentuazione dei rischi di percorrenza. Altro che miglioramento infrastrutturale! (<em>Le precedenti considerazioni riportano direttamente i dubbi dei consulenti tecnici del Ministero e delle società coinvolte</em>). Ancora dal punto di vista dell’illegittimità assai probabile del “progetto stralcio”, occorre sottolineare che – in quanto tale &#8211; esso non ha ricevuto quasi nessuna autorizzazione da parte dei ministeri competenti, né dalla Regione Calabria, nè di altri enti. Esso inoltre costituisce stralcio di un progetto attualmente bloccato (il citato progetto di miglioramento della linea ferroviaria e del lungomare di Villa, di cui lo stralcio da solo costituisce peggioramento), in quanto mancante di copertura finanziaria e di prospetto programmatico-attuativo. Per non parlare del programma generale Ponte tuttora “in alto mare” (vedi punti successivi). È da verificare ancora se lo “stralcio”, oltre alla evidente mancanza di miglioramento infrastrutturale, e delle autorizzazioni da iter completamente regolare, possa considerarsi opera di emergenza annessa alle opere di cui alla Legge Obiettivo. E se se in ogni caso per il combinato disposto “Legge-Obiettivo/ Linee Guida per la Pianificazione Territoriale e Paesaggistica della Regione Calabria” (si rammenta che la Corte Costituzionale ha stabilito anche per le infrastrutture di interesse nazionale l’obbligatorietà dell’intesa con le Regioni), non debba quindi essere a sua volta sottoposto, tra l’altro, a procedura di VIA ovvero almeno ad apposita Conferenza dei Servizi, formale e convocata con atto specifico. (È ovvio che per la verifica completa di quanto sopra è necessario l’accesso a tutti gli atti cogenti per il “progetto stralcio”).</p>
<p>4.	<strong>Chi gestisce il “progetto stralcio” e chi paga</strong><br />
Attualmente il titolare del progetto è RFI, ma, in quanto esso “è appartenente al più generale programma ponte, sia pure come opera collaterale e propedeutica, RFI si appresta ad affidarne la gestione a Stretto di Messina/ANAS. Questo passaggio è anch’esso legato alla liceità dei contenuti del punto precedente ed è in ogni caso assai discutibile visto lo status di sostanziale blocco del programma principale al di là delle strombazzate propagandistiche. Il fatto che RFI voglia liberarsi dello scomodo ”ingombro” ed affidarlo ad un’agenzia, la Stretto di Messina, che ha già speso in trentotto anni oltre 520 milioni di euro, senza avere nemmeno un progetto realizzabile, è spiegabile forse con quanto segue, che costituisce un’ulteriore, grande, anomalia: si spendono <strong>circa 30 milioni di euro –cioè quasi 60 miliardi di vecchie lire- per un progetto di spostamento di binario di circa 1.700 metri di linea ferroviaria, per una cifra pari a quasi 18 milioni di euro a km</strong>. LA CIFRA È ESORBITANTE. Visto che il progetto è quasi certamente destinato a non avere prosecuzione, viene da chiedersi in realtà dove, perché e da chi devono essere utilizzate queste risorse. A parte il grottesco paradosso di “buttare” 30 milioni di euro di denaro pubblico oggi, per un’operazione di evidente “propaganda concreta” (vedi punti successivi), mentre si lesinano i fondi che servono alla ricostruzione e messa in sicurezza idrogeologica del Messinese, della Sicilia, della Calabria e di tutti gli altri territori in cui questo tipo di operazione è un’emergenza.</p>
<p>5.	<strong>Lo stato del Programma principale Ponte</strong><br />
Il paradosso di quanto sopra è che si procede in questa “accelerazione” proprio per coprire la realtà di blocco del progetto principale del Ponte che infatti è fermo. Oltre che per occultare la continua sottrazione di risorse alle due regioni anche nello specifico del settore dei trasporti (vedi le condizioni del pendolarismo sullo Stretto, o il previsto ulteriore taglio di treni a lunga percorrenza o lo stato dei  collegamenti dell’omonimo aeroporto, pari a quelli che si avevano trent’anni fa). Come già riportato da numerosi organi di informazione in queste settimane, al di là di annunci e dichiarazioni, l’iter del progetto Ponte è ancora bloccato alla richiesta di approvazione finale della “versione definitiva del Progetto Preliminare” licenziata nel 2004, ma per cui mancano tuttora istruttoria e nullaosta di “ottemperanza delle prescrizioni ambientali”, di verifica della”compatibilità paesaggistica” ed altri passaggi. Una volta ultimato l’iter del progetto preliminare- definitivo, si dovrebbe procedere finalmente con la progettazione esecutiva. Su quest’ultima però gravano le pesantissime critiche alla costruibilità (a parte gli enormi irrisolti problemi ambientali, territoriali, paesaggistici e trasportistici oggi anche più gravi di quelli sollevati nel controSIA del 2003) avanzata dagli stessi tecnici o consulenti della SdM (oggi quasi tutti “ex”) e del Ministero.  Esse riguardano soprattutto: a) <strong>Il posizionamento di pilastro e contrafforte di parte calabrese</strong>. Il professor ingegner Remo Calzona ha ammesso che per proseguire nella progettazione, si dovette “totalmente ignorare” la circostanza che il pilastro (proprio quello per il cui ingombro si sposta il binario) e il contrafforte di parte calabra sono situati “sulla fase più critica della faglia sismica più attiva esistente nello Stretto, la numero 50”. Le indagini successive hanno confermato che questa circostanza è pregiudizievole per la progettazione esecutiva. Calzona ed altri tecnici sostengono per questo che il Ponte va traslato di almeno 500 metri rispetto al sito attuale. SdM e governo si sono rifiutati – almeno ufficialmente &#8211; di assumere la circostanza, che significherebbe ripartire per l’ennesima volta dall’avvio del progetto preliminare e della relativa procedura. Ma il dato costituisce un nodo tecnico ineludibile contro cui prima o poi ci si dovrà fermare. b) <strong>Lo scivolamento degli stati superficiali e di media profondità dei terreni del versante di Cannitello verso lo Stretto</strong>. Altra circostanza trascurata nella progettazione esistente è lo scivolamento del versante calabro (sempre l’area interessata da piloni, contrafforti, svincoli e rampe) verso il mare. “È questo un altro punto pregiudizievole per l’esecutivo –sostiene Alessandro Guerricchio, ordinario di Geotecnica all’UNICAL e consulente del Ministero- che comporta continui movimenti di materiali superficiali e più profondi; il che spiega gli effetti ampliati,  in zona, di frana e dissesto, a seguito di ogni evento alluvionale, che mette in crisi il sistema di sicurezza della fune portante, ancorata proprio in quei punti”. Per ovviare a questo bisognerebbe “inchiodare”  pilone e contrafforti fino ad una profondità di oltre 2000 metri, con strutture che però potrebbero andare in crisi per altri motivi  (anche questa circostanza è stata volutamente ignorata per non tornare indietro in progettazione e iter). c) <strong>“Il Ponte è un soprammobile che sorregge a malapena se stesso”</strong>, ma “va in crisi di fronte alle sollecitazioni sismiche, idrogeologiche, meteo climatiche ed ambientali dello Stretto”. I consulenti tecnici sostengono che il progetto della struttura principale (fune portante – pendini &#8211; trave – cassone &#8211; reticolare) prevede materiali (peraltro i migliori disponibili oggi in commercio) incompatibili con le prestazioni di portanza e resistenza richieste al manufatto, in presenza delle condizioni ambientali dello Stretto. La complessità e l’arditezza delle funzioni previste per le varie parti del manufatto necessiterebbero infatti di  materiali (acciaio) molto più leggeri, rispetto a  quelli disponibili oggi.  Come lo stesso Calzona ha dimostrato nel suo saggio, sia pure ricorrendo a tecniche di analisi delle probabilità della resistenza dei materiali; nonchè con un ermetismo comprensibile, vista la sua posizione di consulente del ministero e di varie agenzie collegate, il progetto attuale dunque presenta una “trentina di punti di potenziale crisi a rottura, di cui almeno la metà insormontabili allo stato“. I CONSULENTI HANNO INFORMATO – OLTRE CHE MATTEOLI -, ANCHE LETTA E TREMONTI DELLE CIRCOSTANZE E PRECEDENTI. Il che potrebbe spiegare il prossimo punto.</p>
<p>6.	<strong>Manca totalmente la copertura finanziaria del Progetto Ponte</strong><br />
Anche per le difficoltà ricordate, i decreti, pure enfatizzati  con grande battage mediatico, di riavvio del Progetto Ponte, nei mesi scorsi, &#8211; il CIPE/Infrastrutture del 6.3.09 e il CIPE/Anticrisi del 29.7.09 non hanno poi erogato nulla dei 1.3 miliardi annunciati dal governo per il Ponte. Ambedue i provvedimenti erano infatti di competenza e si chiudevano con l’espressione: “viste le compatibilità di bilancio” che appunto non erano rispettate. IL GOVERNO DUNQUE NON HA INVESTITO UN EURO SUL PONTE, come peraltro la stampa ha già riportato da più parti nei giorni scorsi. Emerso questo, il ministro Matteoli ha tentato di richiamare la possibilità del “project  financing” con intervento dei privati. Ma le due relative istruttorie formali effettuate nel giugno- luglio 2005 e nel gennaio- febbraio 2006 sono ambedue andate a vuoto (“zero investitors”). Così pure l’istruttoria informale dei mesi scorsi. Al punto da far dire alla DNA (Direzione Nazionale Antimafia) che “l’unico capitale che potrebbe intervenire nell’operazione è criminale, da riciclo di cocaina o altre droghe”, soprattutto. Come peraltro hanno dimostrato di recente il fermo e l’arresto di faccendieri italoamericani e canadesi, che avevano preso a rastrellare capitali di dubbia provenienza (come accade anche nel caso di Europaradiso per cui adesso c’è il processo penale). Anche i 100 milioni di euro annunciati da Lombardo per le “prime opere collaterali siciliane” per adesso non ci sono e il presidente della Regione Sicilia è in difficoltà, viste le reali drammatiche necessità di quel territorio.</p>
<p>7.	<strong>Ma allora perché questa grottesca e costosa rappresentazione proprio oggi?</strong><br />
Probabilmente – è ancora il parere di chi è interno, sia pure per gli aspetti puramente tecnici, all’operazione &#8211; c’è stata la concomitanza di tre fattori, ovviamente tutti lontanissimi da corretti criteri di politica programmatica: a) le elezioni regionali in Calabria; b) le difficoltà crescenti del governo e soprattutto del Cavaliere; c) la possibilità di dare vita – more solito tramite IMPREGILO &#8211; ad una fase di speculazione finanziaria.<br />
a)	<strong>Elezioni regionali in Calabria</strong>. Circa un mese fa Scopelliti, candidato Presidente in pectore per il centro-destra e coordinatore del PDL in Calabria oltre che sindaco di Reggio, in una riunione pubblica a Milano – presenti Berlusconi e numerosi esponenti di PDL e Lega &#8211; ha dichiarato che il Ponte sullo Stretto, punto fondamentale del programma del centro-destra per le regionali e snodo chiave di un accordo possibile con MPA, “non è più spendibile solo a livello di annunci: bisogna fare qualcosa di più concreto, altrimenti si lascia una fortissima arma in mano al centro-sinistra”.<br />
b)	<strong>Le difficoltà del Cavaliere e il suo “impazzimento capriccioso”</strong>. Le vicende di Berlusconi e non solo accrescono ogni giorno i problemi del governo e dello stesso Presidente del Consiglio, il che ha probabilmente esasperato la sua tendenza all’esagitazione, fino a far parlare qualcuno di “impazzimento capriccioso”. Non bastano più gli annunci; bisogna “dimostrare che si comincia a operare” così da riprendere la ribalta per la politica del fare invece che per le bizzarrie. Anche nel caso del Ponte. Il che converge esattamente con le esigenze elettoralistiche della destra per le regionali.<br />
c)	<strong>Una lucida follia assai costosa</strong>. Le bizzarrie personalistiche ed elettoralistiche di Berlusconi e del governo risultano nel caso del Ponte, in ulteriori inaccettabili sprechi di risorse che diventano concrete gratificazioni per clienti e interessi vicini. Il Ministro e il Presidente del Consiglio stanno spingendo infatti per “rifare il contratto con IMPREGILO”. Ricordiamo che già nel marzo 2006, alla vigilia delle elezioni politiche, fu stipulato il primo contratto,nonostante i problemi di costruibilità, di impatto ambientale e di copertura fin anziaria già noti, proprio in vista del probabile ingresso in ufficio del centro-sinistra, contrario al Ponte (ciò che poi avvenne). Anche per mettere in difficoltà il governo successivo e costringerlo a regalare a IMPREGILO le penali (poi evitate da Prodi e dal Ministro competente Di Pietro, che però bloccò lo scioglimento della SdM, ciò che avrebbe evitato molti dei problemi attuali) o in subordine i contenuti di nuovi accordi, poi stipulati. Ma IMPREGILO è lo stesso contractor della Salerno-Reggio Calabria, che, insieme e per conto di ANAS, sta devastando con i cantieri il territorio circostante all’autostrada A3, senza rimettere quasi mai in sicurezza i contesti ambientali né ripristinare i luoghi, badando solo al minimo indispensabile per rendere agibili le opere infrastrutturale; la stessa ditta che ha sciolto il consorzio Scilla per l’ultimo tratto dell’autostrada lasciando in sospeso i lavori, che chiede alcuni miliardi subito per non chiudere altri cantieri, che ha cancellato il rifacimento del tratto Villa–Reggio, che è eternamente in ritardo, per cui per la definizione di questa opera infinita che è diventata la A3 si parla addirittura del 2020. Ma allora perché senza risorse e copertura finanziaria si spinge per affidare il nuovo contratto ad IMPREGILO? Con la situazione procedurale e progettuale descritta sopra questo significherebbe affidare i lavori, per entrare subito dopo in fase di “sospensione da blocco”, per l’impossibilità oggettiva del contractor di operare. Forse come premio per tutto quello che sta combinando nei lavori autostradali, si regalerebbero così ad IMPREGILO decine di migliaia di euro al giorno per molti mesi. Ciò non ha nulla a che vedere con le emergenze infrastrutturali, costituisce pura speculazione finanziaria, oltre che occasione di sprechi e spese facili che permettono gratificazioni ove “necessarie”. E anche di gonfiare ulteriormente la propaganda (ricordiamo i call center già attivati nel 2006 e operanti fino a ottobre 2007, quando già da oltre un anno il progetto era stato sospeso), nonché la possibilità di pressare e condizionare ulteriormente l’informazione soprattutto locale; ciò che peraltro già avviene, a volte pesantemente.</p>
<p>8.	<strong>Il chilometro e mezzo di binario di Villa-Cannitello: qualcosa di concreto</strong><br />
Tutto quanto detto precedentemente richiedeva un’accelerazione e soprattutto “qualcosa di concreto” evidentemente individuato nel binario di Villa. Ovviamente quanto di tragico è successo a Messina nei giorni scorsi accentua le difficoltà del governo e rende tutto ciò ancor più clamorosamente paradossale e grottesco. Come ha subito evidenziato il Presidente Napolitano: “Servono seri programmi di messa in sicurezza del territorio, anziché opere faraoniche”.</p>
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