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	<title>Energia Messinese</title>
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	<description>Movimento Autonomo Messinesi Liberi</description>
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		<title>CineforuMessinese, 6° film: &#8220;Un eroe borghese&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Mar 2010 12:11:29 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[ 10 marzo 2010; 21:00 a 23:00. ] 

Appuntamento mercoledì 10 marzo ore 21:00, Salone Chiesa di Porto Salvo. INGRESSO GRATUITO. 

Il film di questa settimana tratta la storia di GIORGIO AMBROSOLI, un uomo come tanti altri che ha pagato con la vita la propria onesta e rettitudine.

Giorgio Ambrosoli era un avvocato milanese, esperto in liquidazioni coatte amministrative. Fu nominato Commissario Liquidatore della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">10 marzo 2010</td></tr><tr><td class="ec3_start">21:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">23:00</td></tr></table><p><img src="http://45credocosi.files.wordpress.com/2009/06/img_190045_lrg.jpg" alt="" /></p>
<p><strong>Appuntamento mercoledì 10 marzo ore 21:00, Salone Chiesa di Porto Salvo. INGRESSO GRATUITO.</strong> </p>
<p>Il film di questa settimana tratta la storia di GIORGIO AMBROSOLI, un uomo come tanti altri che ha pagato con la vita la propria onesta e rettitudine.</p>
<p>Giorgio Ambrosoli era un avvocato milanese, esperto in liquidazioni coatte amministrative. Fu nominato Commissario Liquidatore della Banca Privata di Michele Sindona nel 1974. Fu assassinato l’11 luglio 1979 da un sicario ingaggiato dal banchiere siciliano.<br />
Ambrosoli non aveva appartenenze politiche, era cresciuto in un ambiente conservatore e da giovane aveva simpatizzato per l’Unione monarchica e per la Gioventù liberale, ma era soprattutto un professionista serio ed uomo onesto, tanto onesto da non cedere a ricatti e minacce, tanto onesto da farsi ammazzare.<br />
Un eroe borghese, come lo dipinse Corrado Stajano in un bellissimo libro del 1991. Quando accettò l’incarico dal Governatore della Banca d’Italia certo non immaginava i guai cui sarebbe andato incontro, ma gli bastò pochissimo per rendersi conto che dietro quel crack si nascondeva un intreccio di politica, finanza, poteri costituiti e poteri occulti, malavita.<br />
Ogni giorno che passava si imbatteva in documenti che provavano come il bancarottiere siciliano fosse legato a filo doppio a politici di primo piano, a banchieri burattini, a uomini di chiesa troppo attaccati alle cose terrene, a torbidi manovratori della massoneria e infine a magistrati asserviti alla mafia.</p>
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		<title>Un fiore per il 7 Marzo</title>
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		<pubDate>Thu, 04 Mar 2010 13:02:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>diegoindaimo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Era il 7 Marzo del 1947 la mattina in cui esplosero i colpi. Paradossalmente in Piazza Unità d’Italia, davanti alla Prefettura di Messina. Nemmeno un anno dalla Repubblica, nemmeno due mesi prima di Portella della Ginestra. Decine di migliaia in piazza fra artigiani, impiegati, operai. Sul fronte opposto Carabinieri e Polizia. Causa della protesta le [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Era il 7 Marzo del 1947 la mattina in cui esplosero i colpi. Paradossalmente in Piazza Unità d’Italia<img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1697" title="7Marzo1947" src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/03/7Marzo1947-150x150.jpg" alt="7Marzo1947" width="174" height="174" />, davanti alla Prefettura di Messina. Nemmeno un anno dalla Repubblica, nemmeno due mesi prima di Portella della Ginestra. Decine di migliaia in piazza fra artigiani, impiegati, operai. Sul fronte opposto Carabinieri e Polizia. Causa della protesta le nuove imposte di consumo sui generi di prima necessità e la mancata osservanza del contratto nazionale a favore dei lavoratori industriali. I sindacati tentano invano un incontro col Prefetto, mentre fra la folla gruppi monarchico-fascista e agenti infiltrati fomentano l’agitazione popolare. Si affaccia il viceprefetto Castrogiovanni, inizia la sassaiola, i lavoratori sono un fiume in piena, incontenibili, nel panico e in netta minoranza le forze dell’ordine. “Avanti Savoia!” riecheggia così il grido di un ufficiale dei Carabinieri. Esplodono i colpi. Sulla trentina i feriti, tre uomini toccano il suolo, due non si solleveranno più: il calzolaio <strong>Giuseppe Maiorana</strong> di 41 anni, e il manovale <strong>Biagio Pellegrino</strong> di 34, entrambi militanti nel PCI. Il terzo, <strong>Giuseppe Lo Vecchio</strong> operaio di 19 anni, morirà giorni dopo all’ospedale Regina Margherita. Minimo il rilievo sulla stampa cittadina mentre in campo nazionale sorgono domande. Si apre il capitolo giudiziario, nel ’54 viene celebrato il processo, cinque fra carabinieri e poliziotti accusati non sono ritenuti responsabili del crimine. Sentenza confermata in appello l’anno seguente. Termina così la prima pagina nera della Repubblica e della Messina postbellica. Caduta nel dimenticatoio, questa vicenda è nota a pochi, solo al 40° anniversario il Comune di Messina pone una lapide nel luogo dell’accaduto senza preoccuparsi di inaugurarla. Dopo un’iniziativa spontanea proveniente dal web, l’associazione <strong>Energia Messinese</strong> abbraccia con entusiasmo la causa e invita tutti i cittadini, <strong>Domenica 7 Marzo</strong> a porre liberamente e senza vincoli di orario un fiore sulla lapide. Un piccolo gesto spontaneo a basso costo, per tenere accesa la luce della memoria; con la speranza di far conoscere la storia Messinese, quel patrimonio comune che spesso viene dimenticato, riferito male, a metà, strumentalizzato. La sconfitta la paghiamo oggi, nell’anticultura profusa da una parte consistente del circuito mediatico, nel sapere di pochi e nel silenzio di troppi, con la conseguenza, perseguita troppo spesso dal sistema dominante, di calare una coltre di oblìo su vicende che, invece, dovrebbero essere assunte con orgoglio al patrimonio civile di un comunità intera. La sconfitta la paghiamo oggi, quando non ci ricordiamo che molti dei nostri diritti nascono dal sangue di persone che per i propri ideali hanno perso la vita. E invece va coltivato il piacere di ricordarli quei martiri, perché il loro sacrificio possa ancora significare qualcosa in tempi duri in cui i diritti conquistati con anni di battaglie vengono progressivamente cancellati . Il 7 Marzo il fiore di ognuno di noi sulla lapide di Piazza Unità d’Italia può essere, e non sarà mai troppo tardi, un contributo per ricominciare su basi nuove eppure antiche un percorso di solidarietà civile.</p>
<p>Antonino Marchese</p>
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		<title>CineforuMessinese, 5° film: &#8220;Piazza delle Cinque Lune&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 19:55:15 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[[ 24 febbraio 2010; 21:00 a 23:00. ] Continuano gli appuntamenti con il nostro Cineforum, giunto al quinto film.
Appuntamento mercoledì 24 febbraio ore 21:00 al Salone della Chiesa di Porto Salvo (Viale Libertà fronte fiera) per la proiezione di "Piazza delle Cinque Lune", film che parla dell'omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.

Per info: info@energiamessinese.it

Evento facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=304929007339&#038;index=1



TRAMA (da Wikipedia):
Al procuratore capo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<table class="ec3_schedule"><tr><td colspan="3">24 febbraio 2010</td></tr><tr><td class="ec3_start">21:00</td><td class="ec3_to">a</td><td class="ec3_end">23:00</td></tr></table><p>Continuano gli appuntamenti con il nostro Cineforum, giunto al quinto film.<br />
Appuntamento <strong>mercoledì 24 febbraio ore 21:00 al Salone della Chiesa di Porto Salvo (Viale Libertà fronte fiera)</strong> per la proiezione di <strong>&#8220;Piazza delle Cinque Lune&#8221;</strong>, film che parla dell&#8217;omicidio di Aldo Moro da parte delle Brigate Rosse.</p>
<p>Per info: info@energiamessinese.it</p>
<p>Evento facebook: http://www.facebook.com/event.php?eid=304929007339&#038;index=1</p>
<p><img src="http://www.landvideo.it/img/locandine/334041c84d5fcd05a-piazzadelle5lune.jpg" alt="" /></p>
<p>TRAMA (da Wikipedia):<br />
<em>Al procuratore capo di Siena, il giudice Rosario Saracini, che sta per andare in pensione, viene recapitata una vecchia pellicola in formato Super 8, girata diversi anni prima. Lì ci sono le immagini del rapimento di Aldo Moro in via Fani nel 1978. Seguito, il giudice rivela il suo segreto alla collega Fernanda e alla sua guardia del corpo Branco. I tre appassionatamente ricostruiscono le fasi del rapimento. Branco nota nel filmato della strage un signore che indossa un impermeabile. A Milano il giudice fa ingrandire le immagini e così si riesce a vedere il viso. L&#8217;immagine viene ricondotta a Camillo Guglielmi, un colonnello del SISMI che apparteneva alla struttura clandestina Gladio.</p>
<p>Altre indagini vengono svolte da Fernanda sul covo delle Brigate Rosse di via Gradoli ed emergono altre anomalie: i tre comitati costituiti da Cossiga, con tutti i membri affiliati alla P2, il collegamento con i servizi segreti americani. Durante le indagini, i figli di Fernanda scompaiono, ma Branco li riporta a casa. Altri strani eventi accadono. Sempre Fernanda perde il marito in un incidente in cui sono coinvolti anche i figli. Dopo il funerale Rosario è in auto con Branco ed un aereo sparge sull&#8217;automobile un gas tossico. I due escono, però, sani e salvi.</p>
<p>Il giudice, dopo una telefonata dal procuratore capo della Repubblica, va a Roma per un appuntamento in Piazza delle Cinque Lune.</p>
<p>Sale le scale e arriva davanti ad una porta dove c’è scritto: Immobiliare Domino. Nella stanza Rosario trova Branco e altre persone… Il film si conclude con una ripresa, che partendo da piazza delle Cinque Lune allarga dall&#8217;alto fino ad inquadrare tutta Roma. Il dedalo di strade e vicoli della capitale viene evidenziato in bianco, formando quasi una enorme ragnatela che ha per centro l&#8217;edificio di partenza e compare sovraimpresso un famoso aforisma di Solone: &#8220;La giustizia è come una tela di ragno: trattiene gli insetti piccoli, mentre i grandi trafiggono la tela e restano liberi&#8221;.</p>
<p>I titoli di coda sono accompagnati dall&#8217;immagine di Luca Moro &#8211; nipote di Aldo Moro &#8211; che suona alla chitarra la canzone &#8220;Maledetti Voi (Signori del Potere)&#8221; mentre sullo sfondo corrono le immagini del nonno Aldo che giocava con Luca bambino</em></p>
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		<title>Relazione tecnica sulla Variante di Cannitello</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Feb 2010 19:45:19 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Presentiamo qui le note tecniche di analisi ambientale, urbanistica e paesaggistica del progetto &#8220;Variante di Cannitello&#8221; connesso (?) al progetto &#8220;Ponte sullo stretto&#8221;, redatte dal WWF Calabria, che ringraziamo.
1.Introduzione
Le presenti note si configurano quali Analisi e “Osservazioni” al progetto definitivo ed esecutivo della Variante ferroviaria di Cannitello, anche in merito alla procedura di adeguamento dello [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Presentiamo qui le note tecniche di analisi ambientale, urbanistica e paesaggistica del progetto &#8220;Variante di Cannitello&#8221; connesso (?) al progetto &#8220;Ponte sullo stretto&#8221;, redatte dal <strong>WWF Calabria</strong>, che ringraziamo.</p>
<p><em><strong>1.Introduzione</strong><br />
Le presenti note si configurano quali Analisi e “Osservazioni” al progetto definitivo ed esecutivo della Variante ferroviaria di Cannitello, anche in merito alla procedura di adeguamento dello stesso alle Prescrizioni e raccomandazioni CIPE (del. 29/03/06 n.83).<br />
“L’intervento di cui sopra costituisce una prima fase dei lavori del più ampio intervento che (le Ferrovie) RFI – rete Ferroviaria Italiana- dovrà mettere in atto per il miglioramento del sistema di penetrazione urbana nel nodo di Reggio Calabria e per rimuovere definitivamente l’ostacolo che la linea ferroviaria attualmente rappresenta per la città di Villa S. Giovanni verso la costa. Le opere da realizzare nell’immediato futuro consentiranno anche di rimuovere l’interferenza che i binari ferroviari rappresentano in località Cannitello per l’avvio dell’opera del Ponte sullo Stretto” (dalla Relazione Esplicativa allegata al Progetto Esecutivo).<br />
Il progetto, qui presentato quale “esecutivo”, si configura come un documento estremamente stringato,eccessivamente schematico, e riguardante esclusivamente l’opera da realizzare. Lo stesso progetto manca di pressoché qualsivoglia riferimento al contesto urbano e ambientale in cui lo stesso va a inserirsi; un ambito ad alta densità abitativa, ad alta valenza turistica e paesaggistica, con notevoli presenze ecologiche e agricole produttive; parte rilevante del nucleo urbano di Cannitello nella parte nord del territorio comunale di Villa S. Giovanni.<br />
I documenti progettuali sono peraltro l’ovvia conseguenza delle carenze di analisi e di programmazione territoriale e ambientale che connota l’operazione e che è riscontrabile nelle anomalie procedurali (sez.5), nonché alle carenze d’indagine idrogeologica (sez.2), alla mancanza di studi d’impatto e di analisi ambientali idonee (che significa non effettuazione della procedura di VIA) (sez. 3) e infine l’assoluta mancanza di valutazione degli effetti urbanistici e sociali (sez. 4).<br />
<span id="more-1689"></span><br />
<strong>2. Aspetti geologici, idrogeologici e geotecnici.</strong><br />
Le principali problematiche riscontrate nella Relazione Generale Descrittiva (Progetto esecutivo, dicembre 2009) del progetto ITALFERR riguardanti l’opera da realizzare, possono così essere inquadrate:<br />
- La soluzione tecnica adottata per la costruzione della galleria artificiale farà ricorso a fondazioni profonde, quali il gruppo di pali di medie dimensioni che dovranno sostenere la galleria ferroviaria. I singoli pali del diametro di 600mm. raggiungeranno la profondità di 20m., posti su più file parallelamente alla linea di costa, per una parte della lunghezza dell’opera (circa 260m.), il numero totale di pali ravvicinati, si aggira intorno ai 500.  Per quanto riguarda l’idrografia, il tracciato ferroviario interseca il torrente Femia, corso d’acqua che sottende un bacino idrografico di discreta superficie proprio alla  -Fine variante sede Km.0+852,00 (Km.358+197)- che dovrà essere adeguatamente canalizzato. Di fatto, la realizzazione del progetto impone notevole consumo di suoli attualmente liberi in cui è consentita l’”infiltrazione efficace” delle acque superficiali, rendendoli impermeabili. In tale situazione si potrebbero facilmente prevedere ripercussioni notevoli sulla circolazione delle acque sia superficiali sia sotterranee della fascia costiera interessata.<br />
- Nella documentazione presentata da ITALFERR (Relazione Generale Descrittiva del Progetto esecutivo, dic. 2009 e planimetrie allegate), al punto 2 –Inquadramento geologico- riguardo all’avvenuta progettazione con riferimento alla recente e vigente normativa (D.M. 14/01/08 Testo Unitario-“Norme tecniche per le costruzioni”- e Circolare N° 617 dello 02/02/09  di Istruzioni per l’applicazione delle NTC), è scritto solamente che: <<il terreno è stato classificato come: Categoria di sottosuolo C, ecc…>>. I rilievi geologici, idrogeologici e geomorfologici menzionati nella relazione (pag.7/29), assieme alle 2 campagne d’indagini geognostiche ivi elencate, non sembrano sufficienti a soddisfare le  richieste della normativa di riferimento, dove è necessaria una specifica sequenza progettuale e operativa che metta in luce la pericolosità geologica del territorio, con specifiche indagini, finalizzate alla ricostruzione esatta del “Modello Geologico” e del “Modello idrogeologico” del sito. A tal proposito, si dovrebbe fornire, già nella fase di progettazione preliminare l’illustrazione delle problematiche esaminate e delle verifiche analitiche ma nelle carte esaminate, oltre la categoria del sottosuolo da Vs30, non si fa cenno agli altri parametri medi dei terreni e agli aspetti sismici di dettaglio (amax, Kh, Kv, Liquefazione). Manca, dunque, anche il successivo “Modello Geotecnico”, sempre previsto dalla norma (C.6 -Progettazione geotecnica- Circolare N° 617 02/02/09), che è finalizzato a fornire i dati geotecnici necessari per il progetto e le verifiche delle fondazioni e per l’organizzazione delle successive attività di controllo e monitoraggio. Per quest’ultima fondamentale attività conoscitiva, inserita sempre nella stessa Circolare, si rileva che il –Monitoraggio Ambientale-  è stato trattato sommariamente al punto 21 della Relazione Generale Descrittiva (pag.28).</p>
<p><strong>3. Aspetti Ambientali e Paesaggistici</strong><br />
L’assenza di uno specifico e approfondito Studio di Impatto Ambientale e della contestuale Valutazione di incidenza, comporta forti carenze nell’analisi ambientale del progetto. Il contesto interessato, area a prevalente apparato paesistico seminaturale e antropizzato a ridosso del nucleo urbano principale e Cannitello, nonché al Lungomare che relaziona lo stesso con lo Stretto e l’abitato di Villa S. Giovanni, costituisce ambito cruciale per l’assetto ecopaesaggistico dell’intera area. Il progetto impatta pesantemente sull’assetto idrogeologico dell’area (v. punto precedente) e sulla sua struttura ecologica.<br />
Gli elementi principali dell’ecosistema interessato  (apparato produttivo e connettivo) ne vengono stravolti, con ulteriore degrado irreversibile del sistema ambientale presente e adiacente.<br />
Le produzioni agricole presenti nell’area sono costrette alla cessazione definitiva delle proprie attività (con forti perdite di risorse socio-economiche), mentre l’apparato seminaturale, di transizione, presente, viene distrutto. Il collettore idrologico componente dell’ambito dovrà essere costretto e tombinato perdendo le relazioni con gli ecosistemi circostanti.<br />
A questo si aggiungono gli impatti del cantiere in termini di rumore (rilevante per le residenze adiacenti, ma impattante anche sulle attività turistiche e ludiche del Lungomare e della zona, che ne ricavano nocumento e deprezzamento) e inquinamento atmosferico (specie polveri). Gli accorgimenti mitigatori appaiono insufficienti.<br />
Gli impatti sulle acque sotterranee e suolo e sottosuolo (v. punto precedente) sono rilevanti e tali da indurre ulteriore degradato e rischi per i terreni e gli insediamenti contigui.<br />
Lungo tutta la costa è presente un sito d’importanza comunitaria –Fondali di Punta Pezzo e Capo dell’Armi- cod. ITA IT9350172, che tutela l’habitat prioritario della posidonia oceanica, pianta marina che svolge un ruolo importantissimo per l’abbattimento dell’energia dell’onda, rallentando quindi in modo naturale l’erosione costiera, ed è peraltro nursery importantissima per molte specie di pesci anche d’interesse commerciale.<br />
Il convogliamento delle acque piovane e di scolo del tracciato ferroviario, previsto direttamente in mare, senza alcuna ipotesi progettuale (e ancor meno attuazione) di selezione e depurazione delle acque che si sverserebbero nel ricettore finale marino, non possono che provocare un grave impatto ambientale sulla componente marina, andando a sommarsi alle scarse attenzioni ad oggi dedicate ad altri sversamenti e problematiche.<br />
Le direttive comunitarie, nel caso specifico la Direttiva 92/43/CEE, chiedono obbligatoriamente la stesura della Valutazione di Incidenza, da associarsi anche alla VIA purché corrispondente all’allegato G di cui al DPR 357/97 e smi, procedura non eseguita e pertanto da aggiungersi alla già carente istruttoria seguita in materia ambientale.<br />
Inoltre, la stessa Direttiva e norme italiane di recepimento, prevedono che l’opera possa approvarsi o meno, solo dopo aver esperito tale procedura.<br />
Alla luce della presenza di un importantissimo SIC con habitat prioritari, e data l’imponenza dell’opera prevista che – a prescindere dagli scarichi in progetto – risulta pericolosamente adiacente alla costa con il pericolo anche di sversamento di materiale di cantieristica e altro, non può essere accettabile che si proceda in palese inosservanza delle norme vigenti in materia di tutela ambientale nazionale e comunitaria.<br />
Si segnala inoltre che la Valutazione di Incidenza è prevista per le opere che possono avere incidenza “sui” siti  e non “nei” siti, quindi anche esterne alle aree protette della Rete Natura 2000, ma che possono avere refluenze su di essi, qual è il caso della Variante di Cannitello.<br />
Questa specifica è richiamata dalla giurisprudenza comunitaria proprio perché in natura i sistemi sono connessi gli uni dagli altri a prescindere dai confini e limiti posti dalla normale prassi burocratica o geografica per come intesa dai non addetti ai lavori.  Ciò che avviene anche a distanza, in base alla tipologia di opera e/o azione proposta, può avere influenza anche a grandi distanze dal sito protetto: in questo caso si è anche adiacenti e con azioni previste, sia in fase di cantiere che a regime, che hanno con certezza incidenza possibile, probabile e certa sull’ambiente protetto dalla Direttiva 92/43/CEE per la quale l’Italia ha obbligo di rispetto.<br />
A tutto ciò si aggiunge l’impatto paesaggistico dovuto alla nuova linea e –soprattutto- al tratto in galleria, che –con le opere d’inserimento e mascheramento nel contesto- disegna una sorta di nuova collinetta artificiale di oltre 100.000 metri cubi, con opere in cemento armato, ferro, calcestruzzo, eccetera. Ciò accentua fortemente e amplia gravemente “l’effetto barriera”, già dovuto alla linea esistente. S’interrompe ulteriormente la continuità scenografica Stretto- città e l’intervisibilità costiera ne riceve grave nocumento.</p>
<p><strong>4. Aspetti Urbanistici</strong><br />
Gli effetti urbanistici sono tutt’altro che trascurabili, ma di essi nel progetto non vi è alcuna traccia. Nella relazione non esiste alcun inquadramento urbanistico e territoriale, né riferimento agli strumenti esistenti (P.R.G.) e a quelli in itinere , né a livello comunale, né a livello di Area Vasta (Linee Guida della Pianificazione regionale vigenti, Quadro Territoriale Regionale a valenza paesaggistica, già adottato dalla Giunta Regionale). Pur in presenza di procedure ex Legge Obiettivo, il confronto di merito con gli strumenti esistenti avrebbe, infatti, consentito un migliore completamento del progetto e soprattutto la comprensione degli effetti urbanistici e territoriali (e quindi sociali).<br />
La variante da una parte accentua, infatti, la destinazione esclusiva e “l’ingombro infrastrutturale”di una parte della struttura urbana di Cannitello e Villa S. Giovanni che invece è decisiva per la qualità dell’assetto urbano e per la possibilità di conservare una configurazione spaziale, territoriale e paesaggistica tale da costituire ambiente vivibile e gradevole per gli abitanti.<br />
Il cantiere della variante avvia invece un processo di deterritorializzazione di tale contesto, che diventa difficile recuperare, anche in assenza di prosieguo del programma principale di realizzazione del Ponte.<br />
Dal punto di vista delle modalità e dell’uso delle infrastrutture giungono peraltro ulteriori impatti e disagi, dovuti, nella fase di cantiere, alla presenza di traffico pesante da movimentazione di materiale.<br />
Per quanto riguarda l’esercizio della stessa linea ferroviaria, il dichiarato “miglioramento” di fatto non esiste: si sostituisce, infatti, una curva (anzi un insieme di tre curvature) a un rettilineo, posizionato nelle adiacenze nord dell’area della stazione di Villa S. Giovanni. Segmento importante per la funzionalità della linea (accelerazione dei treni in partenza e inizio della frenatura per quelli in arrivo).</p>
<p><strong>5. Aspetti procedurali</strong><br />
La procedura del progetto, avviatasi nel 2003 con l’elaborazione del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina e delle opere a esso collegate, nel luglio 2004 riceve parere positivo dalla Commissione Speciale VIA del Ministero dell’Ambiente, “senza prescrizioni”, pur in assenza di procedura di VIA specifica sulla variante ferroviaria di Cannitello (v. seguito), cui è seguita una conferenza dei servizi in cui il Comune di Villa S. Giovanni ha presentato un’alternativa al progetto presentato. Nel gennaio 2006 il progetto ha ottenuto parere favorevole dal Ministero dei Beni Culturali (in precedenza negativo). L’otto febbraio 2006 il Ministero delle Infrastrutture ha ritenuto chiusa l’istruttoria e ha trasmesso il progetto definitivo al CIPE, che l’ha approvato in data 29/03/06 con la delibera n. 83. L’iter del progetto riprende nel 2009 e vede l’ulteriore deliberazione del CIPE n. 77 (31/07/09) per il trasferimento delle funzioni di committenza da RFI SpA alla società Stretto di Messina S.p.A.<br />
Delibera quest’ultima, che viene impugnata dalla Regione Calabria di fronte alla Corte Costituzionale e al TAR del Lazio in quanto con un atto unilaterale il Governo ha rivisto i contenuti dell’intesa raggiunta nel 2006 tra Stato e Regione in violazione dei principi di sussidiarietà e  di effettiva e leale collaborazione tra Stato, Regioni ed enti locali di cui agli articoli 117, 118 e all’articolo 136 della Costituzione e in violazione degli articoli 161, 165 e 166 del Codice Appalti (DLgs n. 163/2006), che obbligano il CIPE, allargato ai presidenti delle regioni interessate, ad assumere le decisioni, rispettando l’obbligo d’intesa al momento dell’approvazione dei progetti delle infrastrutture strategiche.<br />
Il Committente Stretto di Messina S.p.A. in data 11/12/09 ha avviato l’ulteriore procedimento di verifica e adeguamento della Dichiarazione di Pubblica Utilità alla deliberazione CIPE e, nella fattispecie, alle modifiche ivi indicate quali necessarie.<br />
Pur in presenza di opere soggette alla L. 443/02 (Legge Obiettivo), si attua una procedura singolare, in cui emergono alcune gravi carenze o mancanze.</p>
<p>a)	Il progetto esecutivo non ha ricevuto il necessario parere della Regione Calabria, che ha anzi dichiarato l’assenza d’intesa sullo stesso, contestando anche il cambio di titolarità e ha impugnato, come già accennato, la Delibera CIPE n. 77/2009<br />
b)	Il progetto manca di analisi ambientale e non è mai stato sottoposto, né in versione preliminare, né  definitiva, a  procedura di VIA  riguardante specificamente la variante ferroviaria di Cannitello.<br />
Il Ministero dell’ambiente risulta che si sia limitato a “estendere” all’opera connessa in questione il parere favorevole (con prescrizioni) a suo tempo fornito al progetto preliminare del ponte sullo Stretto di Messina. La documentazione relativa a tale progetto, però,  è affatto diversa, non inerente alle opere di cui al progetto di variante e non contenente allegati –in nessuna parte- né alcuna elaborazione riferita a quest’ultimo. È questa una questione già sollevata in diverse sedi –anche per progetti analoghi o similari. Nessuna legge dell’ordinamento della Repubblica Italiana, tantomeno la citata “Legge Obiettivo”, dà facoltà al Ministero dell’Ambiente o ad altro Ufficio, di escludere da procedure di VIA  le opere previste dal DPCM 27/12/88 e segg. o di “estendere” la VIA ad opere connesse senza che vengano valutati con attenzione gli impatti  specifici di ogni singola opera e gli effetti cumulativi di tutti gli interventi.<br />
A questo proposito  è bene ricordare che la stessa SdM S.p.A.,  al momento dell’apertura della procedura VIA speciale sul progetto preliminare il 16 gennaio 2003,  riportava nella Sintesi non tecnica illustrativa dei contenuti dello Studio di Impatto Ambientale:<br />
“Nella stessa Tav. 1, inoltre, al fine di una migliore comprensione di tutti gli aspetti progettuali sono anche riportate le seguenti opere propedeutiche e complementari, necessarie per la funzionalità dei collegamenti stradali e ferroviari ma eseguite e/o in corso di esecuzione da parte di altri enti e, pertanto, escluse dalle valutazioni del presente Studio di Impatto Ambientale,<br />
lato Calabria e lato Sicilia:<br />
-	variante ferroviaria della linea tirrenica in corrispondenza di Cannitello;<br />
-	variante della A3 Salerno-Reggio Calabria in corrispondenza di Piale; lato Calabria opere funzionali: (…)<br />
-	tratto funzionale della linea A.C. Salerno-Reggio Calabria lato Sicilia opere funzionali:<br />
-	tratto di collegamento stradale Annunziata-Giostra con relativi svincoli in corso di esecuzione;<br />
-	(…)”<br />
c)	La generale irregolarità procedurale dell’operazione richiede probabilmente un atto specifico (Decreto di costruzione) a valle delle deliberazioni programmatiche del CIPE, ciò anche per la mancata ottemperanza annessa alla documentazione allegata allo stesso progetto della delibera CIPE 83/06.<br />
E’ appena il caso di citare la rilevante lievitazione dei costi del progetto dagli originali circa 14 milioni di euro (nel 2002), al costo del progetto attuale della variante di Cannitello, pari a 26 milioni di euro; pure a fronte di una riduzione della lunghezza del nuovo segmento di linea ferroviaria.</p>
<p><strong>Conclusioni </strong><br />
Il progetto di variante, per le sue caratteristiche, è tale da impattare fortemente sull’abitato di Cannitello e sulla struttura urbanistica di Villa S. Giovanni.<br />
Le implicazioni ambientali, paesaggistiche e urbanistiche sono tali da prefigurare degradi irreversibili nel contesto. Essi appaiono ancora più gravi e insensati per le circostanze che interessano l’operazione, che rischia di essere realizzata nonostante le implicazioni negative. Tutto ciò, può diventare un mostruoso paradosso per le incertezze che tuttora segnano il programma dell’opera principale, cui la Variante di Cannitello è opera “connessa”.<br />
Elementari considerazioni di buon senso consiglierebbero la sospensione di qualsiasi attività operativa, anche per effettuare le opportune verifiche sulla regolarità della procedura di VIA e  di Valutazione d’incidenza, la cui mancanza, se riscontrata, comporterebbe la constatazione di vizi nelle procedure autorizzative in campo urbanistico e ambientale.&#8221;<br />
Si potrebbero verificare così anche eventuali alternative (come richiesto dalla comunità locale) o migliorie progettuali che allo stato sono invece precluse.</em></p>
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		<title>Ponte sullo Stretto: a che gioco sta giocando il Partito Democratico?</title>
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		<pubDate>Sun, 14 Feb 2010 14:55:49 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[La stampa ultimamente parla di Ponte sullo Stretto come se fosse uno scontro tra destra e sinistra. Non è esattamente così. Anzitutto per il fatto che in questo “scontro” sono presenti anche “piccole” realtà, come comuni abitanti o associazioni cittadine non schierate politicamente. Energia Messinese è appunto una di queste. E non è neppure l’unica.
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			<content:encoded><![CDATA[<p><img src="http://www.energiamessinese.it/wp-content/uploads/2010/02/17467_271657205336_76372150336_4268345_7307437_n.jpg" alt="17467_271657205336_76372150336_4268345_7307437_n" title="17467_271657205336_76372150336_4268345_7307437_n" width="604" height="264" class="alignleft size-full wp-image-1685" />La stampa ultimamente parla di Ponte sullo Stretto come se fosse uno scontro tra destra e sinistra. Non è esattamente così. Anzitutto per il fatto che in questo “scontro” sono presenti anche “piccole” realtà, come comuni abitanti o associazioni cittadine non schierate politicamente. Energia Messinese è appunto una di queste. E non è neppure l’unica.<br />
A prescindere dal fatto che nei vari cortei si vedono gente di tutte le età, realtà sociali e anche credi politici differenti (da Forza Nuova e Fare Verde alla sinistra radicale, passando per l’Udc e frange di Alleanza Nazionale), sarebbe davvero triste che l’opinione nei confronti di un’opera devastante per il nostro territorio sia influenzata da appartenenze politiche. Sarebbe davvero il sintomo di una mancanza di libertà intellettuale che per troppo tempo ha consentito al meridione di regalare il predominio a personaggi e organizzazioni tutt’altro che raccomandabili.<br />
In tutto questo però sorge spontanea una domanda: che ruolo gioca in tutto questo il Partito Democratico, il quale definirlo come “ partito di opposizione” sembra un eufemismo (o addirittura un’utopia)? Perché anche nella questione Ponte, il ruolo di tale partito risulta piuttosto ambiguo.<br />
La “grande opposizione” del partito è stato il non-applauso di Pippo Rao alla presentazione del progetto al Palacultura e il solito annuncio di Genovese che parla di “opera inutile”, ecc. ecc.<br />
Secondo qualche maligno, il vero interesse sarebbe stato nell’impedirne la costruzione. Il caso più &#8220;rumoroso&#8221; (e grottesco) è stato nella campagna elettorale delle amministrative 2005, quando addirittura Silvio Berlusconi in persona accusò (udite udite) Francantonio Genovese di avere un conflitto di interesse a tal proposito. Ascoltare per credere: <strong>http://www.radioradicale.it/scheda/261734?format=32</strong>.<span id="more-1679"></span><br />
In occasione delle amministrative del 2008, la musica cambia: Genovese dichiara che, qualora il governo nazionale dica “si”, il ponte si può fare, a patto che porti tutti i vantaggi possibili alla città. Successivamente Genovese chiese anche un tavolo di confronto ai governi nazionale, regionale e locali.<br />
Paolo Siracusano (candidato PD alla Provincia) rincarava poi la dose con “Personalmente se lo posassero stanotte con gli elicotteri, come nei film americani, sarei contento” (da normanno.com). E il dulcis in fundo Dario Franceschini, il quale in una pubblica uscita a Cosenza ha rivelato: &#8220;Il Ponte sullo Stretto? E perché no?&#8221;.</p>
<p>Queste sono le parole. Ma nei fatti?<br />
A livello locale, i fatti dicono che è proprio il Partito Democratico a presiedere la Commissione Ponte (tra l’altro di dubbia utilità).<br />
A livello regionale, i fatti dicono che il Governo Lombardo non cade proprio grazie all’appoggio esterno da parte del Partito Democratico.<br />
A livello nazionale che tra i finanziatori del mostro sullo stretto esiste anche una cooperativa rossa: la CMC (Consorzio Muratori e Cementisti) di Ravenna, il cui ex presidente era proprio l’attuale segretario Pierluigi Bersani. Tale cooperativa ha partecipato con ben 600 milioni di euro: andare su <strong>www.cmc.coop</strong> per conferma.<br />
Insomma, la domanda è sempre la stessa: a che gioco sta giocando il Partito Democratico? Possibile che da quando sia nato non faccia altro che favorire Berlusconi politicamente e non solo?</p>
<p><em>&#8220;Le ideologie sono ormai superate. Destra e sinistra, tutti assieme, almeno per un anno prendiamoci una pausa. Non leggiamo più per un po’ Camilleri, Tomasi di Lampedusa o Sciascia perché sono una sorta di ’sfiga’ nei confronti della Sicilia. Ci vuole ottimismo&#8221;</em><br />
(Mario Centorrino, assessore regionale PD)</p>
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