
La notizia del mese è questa:
Molteplici le perplessità sollevate ed argomentate all’interno della relazione tecnica, partendo proprio dall’ultimo punto, quello delle somme di realizzazione: la Corte dei Conti, infatti, ricorda che l’importo previsto nel progetto preliminare (approvato nel 2003), ammontava a 4,68 miliardi di euro, ma che nell’Allegato Infrastrutture al Dpef 2009/2013, la somma per il Ponte sullo Stretto di Messina, compreso tra gli interventi della Legge obiettivo da cantierare nel prossimo triennio, e’ indicato in 6,1 miliardi di euro (la stessa cifra e’ indicata nel Dpef 2010/2013).
Dubbi anche sulle stime del traffico di mezzi tra le due sponde dello Stretto. Si legge: «Le valutazioni sono state effettuate nel 2001, e potrebbero verosimilmente non solo essere non più aggiornate ai tempi attuali, ma anche non coerenti con il quadro economico della sopraggiunta congiuntura economica. Soltanto un’adeguata stima dei volumi di traffico viario e ferroviario – continuano i componente della Corte – potrà effettivamente consentire, rispettando il quadro della finanza di progetto su cui si fonda circa il 60% delle risorse complessive, di sostenere gli oneri finanziari per interessi, che graveranno sui capitali presi a mutuo».
Per quanto riguarda la fattibilità la Corte segnala invece «l’esigenza di mantenere nel tempo una costante azione di verifica sugli aspetti di fattibilità, che appaiono strettamente connessi anche allo sviluppo tecnologico conseguito dal 2003 sino ad oggi. Il modello progettuale – sottolineano i magistrati contabili – infrange ogni primato sinora esistente (lunghezza dell’impalcato, larghezza della sede stradale e ferroviaria, altezza delle torri e diametro dei cavi): rispetto al ponte più lungo ad unica campata attualmente esistente al mondo, il ponte giapponese di Akashi-Kaikyo con una campata unica di metri 1.991, il ponte sullo stretto di Messina avrebbe una lunghezza superiore del 39,6%, pari a metri 3.300. La Corte – si legge nella relazione – ritiene opportuno che si continui ad adottare tutte le adeguate misure di approfondimento sul tema della fattibilità dell’opera». La Corte inoltre raccomanda all’Amministrazione di valutare attentamente le questioni ambientali «al fine di rendere compatibile l’intervento con le misure di tutela e protezione adottate nell’area».
Quanto alle somme già destinate all’intervento e riutilizzate la Corte segnala l’anomalia che viene a determinarsi poichè «le somme oggetto di riutilizzo, già previste per opere di investimento (ponte sullo Stretto di Messina), vengono destinate a finanziare spese correnti». (tempostretto.it)
Alla fine dunque ci è voluta la Corte dei Conti a far capire che, allo stato attuale, la spesa per l’infrastruttura in questione non è giustificata. Ma diciamoci la verità: è così sorprendente tale notizia?
Non lo sarebbe se i vari Ministri susseguitisi dal 1991 a oggi (da Bernini a Matteoli) avessero messo in relazione la costruzione del Ponte con le previsioni degli Advisor e soprattutto le statistiche sui passaggi attraverso lo Stretto.
Nel 2005 infatti, i dati ufficiali dicevano che dallo Stretto transitavano 3500-4000 tir e 8000 auto al giorno, per un totale di 11500-12000 automezzi. Gli Advisor prevedevano che in futuro il transito quotidiano non supererà i 18500 passaggi giornalieri, ugualmente non sufficienti a ripagare l’opera e garantirne la manutenzione (ordinaria e straordinaria)… Figuriamoci a ricavarne un utile!
Riguardo alle statistiche, i passaggi sullo Stretto diminuivano da molti anni: -6% le auto e -8% gli autotreni tra il 1991 e il 1999. Per contro, aumentavano i passeggeri per via aerea (+45% tra il 1995 e il 1999) e le merci via mare (+110%). Il tutto confermato dallo stesso Ministero dei Trasporti.
Utilizzando dati più attuali della Società Caronte & Tourist, relativi al traffico gommato e passeggeri tra il 2007 e il 2008, si evidenzia una sensibile diminuzione del traffico pesante, da Villa S. Giovanni a Messina del – 5,50 % e da Messina a Villa S. Giovanni del – 7,28%, per le autovetture anche in diminuzione seppur di poco – 1,45%:
http://www.nopontestrettomessina.it/images/stories/documenti/statistiche2007.pdf
http://www.nopontestrettomessina.it/images/stories/documenti/statistiche2008.pdf
Numeri grossomodo confermati anche dal sito ufficiale del Ministero dei Trasporti: Le operazioni portuali nel porto di Messina sono principalmente collegate ai traffici inerenti i servizi di traghettamento nello stretto. Il traffico dovuto al traghettamento infatti, rappresenta una voce significativa ed importante nelle movimentazioni del porto di Messina e comporta attività altamente specialistica e con caratteri dell’offerta in regime di servizio pubblico.
Inoltre sono ancora in crescita i traffici (e le correlate operazioni portuali) delle Autostrade del Mare che collegano Messina con Salerno.
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Continua il calo, iniziato nel 2007, del tonnellaggio delle merci movimentate nel porto di Messina (-5,5%). Tale flessione interessa essenzialmente le rinfuse liquide che costituiscono il 65% del complesso del traffico del porto, mentre stabili si mantengono le merci solide (+0,24%) Di queste ultime, quelle movimentate in modalità Ro-Ro risultano essere la categoria più rilevante, che incide per il 31% sul volume totale di traffico. Per quanto riguarda il movimento passeggeri, il porto di Messina si conferma primo scalo in Italia, nonostante una flessione del 4% circa rispetto al 2007 (9.561.811 unità).
Secondo uno studio dell’Università di Messina, la metà delle persone che attraversano lo stretto sono pendolari e l’80% di loro ha dichiarato che non usufruirà del ponte. Mentre i camion, come abbiamo visto usano sempre più le navi. Il Ponte sarebbe finanziato sulle previsioni di crescita del traffico, che oscilla tra il 10% e il 30% entro il 2012, ma anche qui abbiamo visto dai dati dell’autorità portuale che la tendenza è in forte diminuzione e segna oggi numeri col segno meno. Poiché il piano di rientro è basato sul numero di veicoli che attraverseranno il ponte, ciò è davvero importante. Possibile che Matteoli non conosca i numeri che lo stesso Ministero pubblica? O fa finta di non conoscerli?
Lo Stato ha inoltre preso un impegno con la Stretto di Messina s.p.a. Fra 30 anni la concessione sarà terminata e si impegna a restituire fino alla metà del valore del ponte, o meglio dell’investimento. Inutile domandarsi quanti anni avrà Berlusconi tra 30 anni…
A questo si potrebbero aggiungere 2 alternative: o far accollare tutti i debiti alla mafia (disse Nino Calarco ospite a Sciuscià: «Se la mafia è in grado di costruire il Ponte sullo Stretto, benvenuta mafia») o far pagare biglietti salatissimi (50-100 € a traversata, volendo essere ottimisti). Ma per quest’ultima opzione, bisognerebbe che il Ponte sia già finito, e soprattutto che anche noi cittadini messinesi – che rispetto a Berlusconi abbiamo qualche anno in meno – saremo ancora vivi.
“Il tessuto connettivo italiano è il cemento. Cemento è il sangue arterioso della sua economia. Col cemento nasci e divieni imprenditore, lontano dal cemento ogni investimento traballa. Il cemento armato è il territorio dei vincenti. In silenzio il clan del cemento ha preso potere in Italia [...] Non sono i clan ad avere bisogno delle grandi opere, bensì il contrario. Il cemento chiama il cemento più efficiente, i prezzi più convenienti.”
Roberto Saviano
Fonti dei dati:
www.infrastrutturetrasporti.it
www.nopontestrettomessina.it per i dati Caronte & Tourist
www.damianozito.org