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  • maggio 31st, 2010
    2 giugno 2010
    21:00a23:00

    Continuano imperterrite le nostre proiezioni sui misteri italiani del mercoledì. Il film sarà “Genova 01 – Il seme della follia”, incentrato sul tristemente famoso G8 di nove anni fa.
    Avremo come ospiti alcuni cittadini messinesi presenti a Genova proprio in quei giorni, i quali ci racconteranno la propria testimonianza durante il dibattito post-film.
    Appuntamento il 2 giugno (non ci fermiamo neanche per la festa della Repubblica), ore 21 al Santuario di Lourdes.

    INGRESSO GRATUITO

    LA TRAMA DEL FILM

    I tre capitoli che riguardano i tre momenti fondamentali che hanno determinato i fatti del G8:

    1. I Black bloc devastano la città

    La mattina del 20, molto prima dell’inizio delle manifestazioni programmate, compaiono i black bloc, in circa 200 in piazza Paolo da Novi. Piazza Paolo da Novi è un rettangolo con sette uscite. In quel momento dislocati in varie parti della città ci sono diverse migliaia di uomini delle forze dell’ordine, i cortei autorizzati devono ancora partire, la piazza dei black bloc è l’unico focolaio di violenza. L’Ansa registra scontri e devastazioni in piazza savonarola, via Casaregis, piazza Tommaseo, su fino a via Tolemaide e Corso Gastaldi, dove è previsto, il passaggio del corteo autorizzato delle tute bianche. Ad un certo punto, il grosso del gruppo scende verso piazzale Kennedy la gamma 3 del commissario di polizia Angelo Gaggiano li insegue. In fondo al viale c’è un intero battaglione di carabinieri del Tuscania, il gruppo più equipaggiato che c’è a Genova per questo genere di interventi. Gaggiano via radio chiede ripetutamente il loro intervento: “chiudeteli in mezzo”, “stanno in trappola”. Ma i carabinieri non si muoveranno, decideranno di non intervenire. I black bloc si disperdono di nuovo per le strade di Genova.

    2. I carabinieri attaccano il corteo autorizzato

    I Black bloc sconvolgono la sceneggiatura del G8: il Viminale si era preparato a fronteggiare un assalto, più simbolico che reale, alla zona rossa. I cortei si sarebbero fermati davanti al muro di ferro, avrebbero tentato qualche sortita, sarebbero comparsi gli idranti, forse qualche manifestante avrebbe varcato la zona proibita con una bandiera, e tutto sarebbe finito lì. Questi erano gli accordi. Ma nessuno aveva fatto i conti con i black bloc. Il gruppo,si dirige verso il carcere di Marassi; sulla strada distrugge tutto ciò che incontra, un piccolo supermercato viene saccheggiato, all’arrivo dei neri a Marassi i contingenti che proteggono il carcere si allontanano. I pacifico corteo partito dal Carlini – ventimila persone con in testa i disobbedienti di casarini – scende da via Tolemaide. Per motivi mai chiariti, il capitano dei carabinieri Picozzi, decide di caricare il corteo autorizzato, dando inizio agli scontri che porteranno alla morte di Carlo Giuliani. All’uscita dal carlini le tute bianche si mischiano alla moltitudine dei ventimila che assaliranno i potenti della terra. Casarini racconta lo stato di tensione positiva, la sensazione di vivere una giornata importante. Poi l’arrivo quasi all’incrocio con corso Torino, i lacrimogeni, l’inattesa carica dei carabinieri, mentre il commissaro Gaggiano grida inutilmente di togliersi da lì, di lasciarli passare,bardature e scudi si rivelano inutili, le prime file dei manifestanti vengono travolte, chi finisce oltre il cordone dei carabinieri viene massacrato di botte. Nel frattempo però i disobbedienti si sono organizzati, e hanno reagito alle cariche. Si è scatenata la guerriglia urbana.

    3. L’irruzione della polizia nella scuola Diaz

    Cosa accadde alla Diaz è ormai chiaro: un brutale pestaggio, una sospensione della stato di diritto che portò al ferimento di 96 persone e al processo per 29 tra funzionari e agenti di polizia. Perché ciò accadde invece non è ancora chiaro: errore di valutazione sulla presenza di violenti nella scuola; voglia di prendersi una rivincita dopo il disastro del pomeriggio; sabotaggio organizzato per mettere in cattiva luce la catena di comando delle operazioni; momento di follia collettiva in cui le peggiori pulsioni all’interno degli apparati di polizia ebbero libero sfogo.
    Il settimo nucleo del Primo Reparto Mobile di Roma è davvero – come sostiene la magistratura – responsabile di quel massacro?

    maggio 20th, 2010

    DOMENICA 23 MAGGIO 2010
    PROFUMO DI LIBERTA’
    MESSINA SCENDE IN PIAZZA CONTRO TUTTE LE MAFIE

    Programma:

    ORE 10.00 – 17.00
    A PIAZZA CAIROLI TUTTE LE ASSOCIAZIONI CHE HANNO ADERITO ALLESTIRANNO UN BANCHETTO INFORMATIVO DELLE PROPRIE ATTIVITA’

    ORE 17.58 (orario in cui esplose la bomba il 23 maggio 1992 a Capaci, in cui morirono Giovanni Falcone, la moglie e la scorta): VERRA’ OSSERVATO UN MINUTO DI SILENZIO

    ORE 18.00 – CORTEO CHE SEGUIRA’ IL PERCORSO: PIAZZA CAIROLI – VIA T. CANNIZZARO – VIA A. MARTINO (VERSO PIAZZA DEL POPOLO) – VIA S. CECILIA – VIALE SAN MARTINO – PIAZZA CAIROLI
    Unica richiesta durante il corteo: non sono ammessi striscioni/bandiere di partiti e associazioni. Sarà un corteo non politico, nè politicizzato, anche per evitare strumentalizzazioni. Cerchiamo la partecipazione di persone in quanto tali. Sono invece ben accetti striscioni a tema sulla mafia e sulle vittime oppure le agende rosse.

    Alla fine del corteo (ore 19.00 circa)
    Interventi dal palco con OSPITI: PINO MANIACI (TELEFONICAMENTE), ANTONINO MONTELEONE, ANTONIO MAZZEO, GIANLUCA MANCA, IGNAZIO CUTRO’, ENRICO DI GIACOMO, ED ALTRI OSPITI IN ATTESA DI CONFERMA (eventuali nuove adesioni degli ospiti saranno aggiunte modificando questo messaggio)

    L’evento è patrocinato dal Comune di Messina e dall’Assessorato comunale al Patrimonio e al Decentramento.

    La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità. (Paolo Borsellino)

    maggio 7th, 2010
    19 maggio 2010
    21:15a23:00

    CINEFORUMESSINESE – 11° Film “Ilaria Alpi, il giorno più crudele”

    Mercoledi 19 Maggio ore 21.15
    Salone santuario “Madonna di Lourdes” viale R.Margherita 39 – INGRESSO GRATUITO

    20 marzo 1994. In una strada di Mogadiscio un commando somalo si avvicina ad una macchina e fa fuoco. Restano uccisi Ilaria Alpi, giornalista inviata del TG3, e il suo operatore Miran Hrovatin. Dal tragico atto conclusivo, il racconto torna indietro. In Jugoslavia, tra Spalato e dintorni, Ilaria si occupa di una nave che fa la spola tra la Somalia e l’Italia con carichi non bene identificati. Tornata a Roma, sente la necessità di indagare ancora e chiede di andare in Somalia. Ottenuto l’incarico, sia pure con un badget ridotto, chiama l’operatore Miran (con lei in Jugoslavia) e insieme arrivano in Africa. In breve Ilaria ricostruisce i fatti: su quella nave come su altre ci sono rifiuti tossici di scarico, un traffico che si intreccia con quello delle armi vendute dall’occidente ai somali per la loro guerra. Ilaria intervista un diplomatico, è il momento di fare i nomi di chi è coinvolto in queste ‘operazioni’. Lei è decisa, Miran più perplesso. Per realizzare il servizio su tutti questi avvenimenti, Ilaria va a Mogadiscio. Quando arriva, il commando è pronto ad eliminare lei e Miran.

    (trama da it.movies.yahoo.com)

    aprile 30th, 2010
    5 maggio 2010
    21:00a23:00

    Vi invitiamo alla proiezione del film “Il divo” – pluripremiato al Festival di Cannes 2008 – incentrato sulla figura di Giulio Andreotti.

    Siamo ancora più lieti nell’annunciare che, prima e dopo la proiezione, interverrà in diretta via skype PIERO RICCA, che con il Senatore ha avuto diversi “incontri ravvicinati del terzo tipo” (vedi video in basso).

    Appuntamento fissato per mercoledì 5 maggio alle ore 21:00, come sempre al Santuario di Lourdes (viale Regina Margherita 39).

    INGRESSO GRATUITO

    E’ un uomo che soffre di terribili emicranie e arriva anche a contornarsi il volto con l’agopuntura pur di lenire il dolore. È la prima immagine (grottesca) di Giulio Andreotti ne Il divo.
    Siamo negli Anni Ottanta e quest’uomo freddo e distaccato, apparentemente privo di qualsiasi reazione emotiva, è a capo di una potente corrente della Democrazia Cristiana ed è pronto per l’ennesima presidenza del Consiglio. L’uccisione di Aldo Moro pesa però su di lui come un macigno impossibile da rimuovere. Passerà attraverso morti misteriose (Pecorelli, Calvi, Sindona, Ambrosoli) in cui lo si riterrà a vario titolo coinvolto, supererà senza esserne scalfito Tangentopoli per finire sotto processo per collusione con la mafia. Processo dal quale verrà assolto.
    Paolo Sorrentino torna a fare cinema direttamente politico in Italia (Il caimano essendo un’abile commistione di politico e privato). Compie una scelta difficile pur decidendo di colpire un obiettivo facile: Andreotti. L’uomo di Stato che è stato definito di volta in volta, la Sfinge, il Gobbo, La Volpe, il Papa nero, Belzebù e, giustappunto, il Divo Giulio si prestava sicuramente a divenire simbolo di una riflessione sui mali del nostro Paese. La scelta era comunque difficile perchè Sorrentino aveva alle sue spalle almeno tre nomi ai quali ispirarsi e dai quali stilisticamente distinguersi in questa sua riscoperta del cinema impegnato: Francesco Rosi, Elio Petri, Giuseppe Ferrara. Il primo con il suo rigore nella denuncia, il secondo con una visionarietà graffiante, il terzo con il suo cronachismo drammaturgicamente efficace.
    Sorrentino riesce nell’operazione. Dichiara, consapevolmente o meno, i propri debiti nei confronti degli autori citati nella fase iniziale del film che innerva però sin da subito con una cifra di grottesco che diventa la sua personale lettura del personaggio e di coloro che lo hanno circondato e sostenuto. Proprio grazie a questa scelta stilistica può permettersi, nell’ultima parte del film, di proporci le fasi processuali per l’accusa di mafia grazie a una visione in cui surreale e reale finiscono con il coincidere.
    L’Andreotti di Sorrentino è un uomo che ha consacrato tutto se stesso al Potere. Un politico che ha saputo vincere anche quando perdeva. Un essere umano profondamente solo che ha trovato nella moglie l’unica persona che ha creduto di poterlo conoscere. La sequenza in cui i due siedono mano nella mano davanti al televisore in cui Renato Zero canta “I migliori anni della nostra vita” entra di diritto nella storia del cinema italiano. È la sintesi perfetta (ancor più degli incubi ritornanti con le parole come pietre scritte a lui e su di lui da Aldo Moro dalla prigione delle BR) di una vita consacrata sull’altare sbagliato.
    Una vita in cui, come afferma lo stesso Andreotti (interpretato da un Servillo capace di cancellare qualsiasi remota ipotesi di imitazione per dedicarsi invece a uno scavo dell’interiorità del personaggio), è inimmaginabile per chiunque la quantità di Male che bisogna accettare per ottenere il Bene. That’s Life? Forse non necessariamente.
    (da Mymovies.it)

    il cannocchiale

    aprile 15th, 2010
    21 aprile 2010
    21:00a23:00

    Vi aspettiamo per la proiezione del nono film del Cineforum sui misteri italiani, “Cento giorni a Palermo”, la storia dei circa 100 giorni del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa passati a Palermo.
    L’appuntamento è mercoledì 21 aprile al Salone del Santuario Madonna di Lourdes (viale Regina Margherita 39) alle 21:00. E come sempre, L’INGRESSO è GRATUITO.

    Vi ricordiamo inoltre che, per chi volesse, alle ore 18:00 (stesso giorno e stesso luogo) ci sarà la prima riunione organizzativa dell’evento antimafia “Profumo di Libertà – 23 maggio”. Per maggiori informazioni contattateci su info@energiamessinese.it

    Palermo, 1982. Dopo gli omicidi di Boris Giuliano, Cesare Terranova, Piersanti Mattarella, Gaetano Costa e Pio La Torre, lo Stato manda in Sicilia, come Prefetto di Palermo, il Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa – protagonista della guerra al terrorismo durante gli anni di piombo e già attivo in Sicilia nel dopoguerra – con il compito di combattere la mafia.
    Il Generale si insedia in Prefettura, ma subito si accorge che la situazione palermitana è più che delicata: nessuno – a partire dallo Stato stesso – sembra voglia aiutarlo, il telefono del suo studio non suona mai, i pieni poteri da lui chiesti si rivelano solo una promessa, ed il suo arrivo nel capoluogo incrementa la lunga scia di delitti della guerra di mafia.
    Nonostante le continue “trappole” e minacce di morte, il Generale va avanti, aiutato da pochissimi alleati (tra cui un Capitano dell’Arma dei Carabinieri conosciuto dodici anni prima), dai familiari, e dalla giovane moglie Emanuela Setti Carraro (che sposa in seconde nozze il 12 luglio 1982). Privato dei suoi più stretti collaboratori e diventato scomodo per molti, dopo aver rilasciato una celebre e polemica intervista a Giorgio Bocca, il Generale, insieme alla moglie ed all’agente di scorta Domenico Russo, cadono in un agguato mafioso a Palermo, in Via Carini, la sera del 3 settembre 1982, dove vengono uccisi a colpi di kalashnikov.

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